IL LAOS E LA COMPETIZIONE SINO-AMERICANA. QUALE RUOLO NEL CONTESTO STRATEGICO DEL SUDEST ASIATICO?

Il Laos è il paese più povero del Sudest Asiatico. La sua economia dipende in larga parte dalla vicina Cina, che sta cercando di espandere il proprio potere sulla regione. La dipendenza verso Pechino si riflette anche sul piano politico-strategico, in quanto il governo di Vientiane sta adottando un atteggiamento remissivo nei confronti del Dragone. D’altra parte, gli Stati Uniti sono da anni impegnati ad arginare le mire egemoniche di Pechino in Asia sudorientale, cercando di attirare a sé gli stati della regione. Tuttavia, questa analisi afferma che il Laos non si avvicinerà agli Stati Uniti nel breve periodo, in quanto l’eccessiva dipendenza dalla Cina sarà difficile da rompere. Inoltre, fattori politici, storici e culturali hanno un peso notevole nel legame sino-laotiano.

Negli ultimi decenni, gli stati del Sudest Asiatico hanno acquisito una notevole importanza non solo economica, ma anche geostrategica. Riguardo la prima, è noto che sin dagli Anni 60 essi hanno visto crescere in maniera esponenziale la loro economia, hanno ridotto le diseguaglianze economiche intra-statali e hanno migliorato numerosi indicatori di sviluppo umano (accesso all’educazione, alfabetizzazione, aspettativa di vita, qualità della vita). Basti pensare che nel 1993 la Banca Mondiale pubblicò un report dal titolo eloquente – “The East Asian Miracle: Economic Growth and Public Policy” – per sottolineare le straordinarie performance economiche conseguite da varie nazioni del continente (Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Taiwan in Asia orientale; Indonesia, Malaysia, Thailandia, Singapore in Asia sudorientale). Dal punto di vista strategico, la regione ha dimostrato la sua rilevanza per gli attori globali già durante la Guerra Fredda. I due conflitti principali dell’epoca, la Guerra di Corea e la Guerra del Vietnam, sono infatti scoppiati nel continente. L’ultimo, in particolare, ha portato il Sudest Asiatico al centro del sistema internazionale per due decenni.

La Guerra del Vietnam ha visto emergere, probabilmente per la prima volta, il Laos in uno scenario internazionale. Durante il conflitto, nonostante avesse dichiarato la propria neutralità, il paese ha subìto bombardamenti da parte gli Stati Uniti, parte di operazioni della CIA per rovesciare il governo comunista del Pathet Lao, e numerose invasioni delle truppe nordvietnamite, le quali utilizzavano le sue strade montagnose per far transitare armi e rifornimenti. Indipendente dal 1954 in seguito a sette anni di controllo francese, il Laos ha patito una lunga guerra civile (1953-1975) che si è intrecciata, come già citato, con le dinamiche della Guerra del Vietnam.

Terminato il conflitto, i vincitori comunisti laotiani del Pathet Lao proclamarono la nascita della Repubblica Popolare Democratica del Laos. Il partito introdusse un’economica pianificata, nazionalizzò tutte le imprese e avviò una campagna di collettivizzazione delle terre agricole. Tale politica economica si rivelò fallimentare ed il paese, già tra i più poveri del mondo, vide peggiorare la propria situazione economica e sociale. A metà gli Anni 80, il governo propose un programma di riforme e di cauta liberalizzazione che diede buoni risultati sia dal punto di vista economico che sociale: il prodotto interno lordo (PIL) crebbe annualmente del 5.1% nel 1985, del 6.7% nel 1990, del 7.0% nel 1995; le esportazioni (% del PIL) aumentarono da 4.0 nel 1985 a 23.2 nel 1995, e le importazioni da 9.8 nel 1985 a 37.3 nel 1995; l’aspettativa di vita alla nascita passò da 51.1 anni nel 1985 a 55.9 anni nel 1995; la mortalità infantile sotto i 5 anni diminuì da 178.4 ogni 1000 nati nel 1985 a 128 ogni 1000 nati nel 1995.[1]

Nonostante questi miglioramenti, il Laos rimane il paese più povero del Sudest Asiatico e questo influisce sulla sua postura strategica nella regione. Ang Cheng Guan, Associate Dean presso la S. Rajaratnam School of International Studies (RSIS) di Singapore, afferma che il paese è “spesso ignorato dagli analisti che studiano la geopolitica della regione”, anche se il Laos “è in realtà di significativa importanza strategica”.[2] Sia la Cina, la quale aspira all’egemonia regionale, che gli Stati Uniti, i quali cercano di arginare le mire cinesi, lo hanno capito. È ora di approfondire e comprendere che ruolo avrà e che postura assumerà Vientiane nel contesto della competizione sino-americana nel Sudest Asiatico.

È necessario fare una premessa. All’interno del sistema internazionale, le relazioni interstatali sono regolate dagli stati secondo logiche di potere inerenti ai mezzi politici, economici e militari di cui un paese dispone. Quando una potenza egemone (i.e. gli Stati Uniti sin dalla fine della Guerra Fredda) è minacciata dall’ascesa di un’altra potenza (i.e. la Cina), le condizioni di stabilità del sistema internazionale iniziano a traballare. Gli analisti e studiosi di relazioni internazionali riconoscono che le strategie per far fronte a una potenza in ascesa sono generalmente tre: balancing,bandwagoning e hedging.

La prima si riferisce ad un bilanciamento di potere, interno o esterno. Il bilanciamento interno implica un rafforzamento delle capacità di uno stato per far fronte alla minaccia esterna. Il bilanciamento esterno occorre quando uno stato stringe alleanze e accordi di cooperazione con altri stati per fare fronte comune contro un vicino potente. Il bandwagoning implica un allineamento con la potenza in ascesa, o per paura di ritorsioni e attacchi diretti, o per beneficiare di aiuti economici e militari. Infine, la strategia di hedging, la più comune, comporta un atteggiamento ambiguo attraverso il quale uno stato adotta talvolta posture aggressive e intransigenti nei confronti dello stato in ascesa, talvolta una condotta più conciliatoria se non consenziente. Quale strategia sta perseguendo il Laos nei confronti della Cina?

Il Laos ha sempre mantenuto stretti rapporti con Pechino, sia per convenienza economica che per sistema politico e ideologia affini. D’altronde, essendo uno stato senza sbocchi sul mare e povero di risorse, il governo laotiano dipende economicamente dagli scambi commerciali con vari paesi. La Cina è la destinazione del 28.8% delle esportazioni laotiane, e la provenienza del 29% delle importazioni.[3] Tra il 2005 ed il 2020, la Cina ha investito circa 28 miliardi di dollari nel paese, investimenti indirizzati soprattutto nel settore energetico, diventando il principale investitore estero in Laos. Numeri importanti che dimostrano una certa dipendenza economica dalla potenza cinese. Data la sua posizione strategica al confine meridionale, Pechino considera il Laos come suo cortile dietro casa.

Al governo di Vientiane non è mai dispiaciuta l’ingerenza cinese, in quanto considerata necessaria non solo dal punto di vista economico, ma anche strategico. Infatti, i funzionari laotiani reputano la Cina un baluardo contro il conseguimento di una possibile egemonia sub-regionale da parte di Thailandia e Vietnam a cui il Laos non potrebbe far fronte. In effetti, il paese è tra quelli che spendono meno al mondo nel settore militare, appena lo 0,2% del PIL nel 2013 secondo lo Stockholm International Peace Research Institute.[4] La sicurezza dello stato è più che altro affidata alla Russia e alla Cina, dalle quali proviene la maggior parte delle importazioni di armamenti. Questa dipendenza eccessiva dall’estero, in particolare da Pechino, ha recentemente creato grossi problemi all’economia laotiana, a rischio default.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, Washington non ha mai avuto rapporti ostili con il Laos nel post-Guerra Fredda, anche se nel paese asiatico il ricordo dei bombardamenti pianificati dalla CIA durante la Guerra del Vietnam è ancora fresco. Ciò potrebbe frenare un approfondimento dei rapporti diplomatici ed economici tra i due paesi. Nonostante gli Stati Uniti abbiano normalizzato le relazioni commerciali con Vientiane nel 2004, il Laos rimane un partner economico di basso livello. Secondo l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, il Laos rappresenta appena il 154º partner commerciale per Washington (il volume totale degli scambi di beni ammontava a circa 164 milioni di dollari nel 2019).

Il Dipartimento della Difesa (DoD) ha pubblicato, nel giugno del 2019, l’Indo-Pacific Strategy Report, un importante documento che descrive la strategia americana dal punto di vista politico, economico e militare, nell’area dell’Indo-Pacifico. Riguardo il Laos, il DoD ammette che il paese “presenta opportunità per approfondire l’impegno economico, diplomatico e della sicurezza”. Tuttavia, prosegue il report, la Cina sta cercando di “entrare” sempre più nel vicino laotiano attraverso forti investimenti che, come già detto, hanno creato una scomoda dipendenza da Pechino. Secondo il DoD, il Laos sarebbe preoccupato del peso economico e politico che il governo cinese sta acquisendo nel paese, e starebbe quindi cercando di diversificare i propri partner economici e strategici.[5]

Il Laos, come molti altri paesi del Sudest Asiatico, ha spesso lasciato intendere che la presenza degli Stati Uniti nella regione è ben voluta, in quanto Washington funge da promotore della sicurezza regionale contro la potenza cinese, della quale molti stati, tuttavia, approfittano. Questa situazione paradossale ha portato numerosi paesi (Indonesia, Malesia, Myanmar, Singapore, Thailandia, Vietnam) ad adottare una strategia di hedging, in quanto risulta la più consona per beneficiare della poderosità economica cinese da una parte, e per mantenere stretti rapporti con Washington, che mira a proteggere la regione dall’egemonia cinese, dall’altro.

Tuttavia, il Laos ha sempre portato avanti una strategia di bandwagoning, salendo sul carro cinese. Gli investimenti di Pechino nel settore dell’energia e delle infrastrutture attraggono tanti paesi della regione e nessuno vuole rinunciarvi, soprattutto se si parla del paese più indigente del Sudest Asiatico. Al di là del discorso economico, il Laos è legato indissolubilmente alla Cina anche dal punto di vista ideologico e politico.

Entrambi i paesi sono stati socialisti monopartitici, governati da un partito comunista saldamente al potere. Per quanto riguarda il comparto sicurezza, il Laos ha sempre preferito fare affidamento su Russia e Cina, senza mai volgere lo sguardo verso l’Atlantico. Inoltre, l’eredità storica della Guerra del Vietnam, che ha segnato il Laos per mezzo dei pesanti bombardamenti americani, è un ostacolo alla realizzazione di rapporti più profondi tra Vientiane e Washington. In conclusione, il Laos manterrà l’allineamento con la Cina per pure convenienze economiche e politiche, con gli Stati Uniti che rimarranno alla finestra in attesa di un segnale di sfiancamento da parte del governo laotiano.


[1] Kelly Bird & Hal Hill (2010) Tiny, Poor, Land-locked, Indebted, but Growing: Lessons for Late Reforming Transition Economies from Laos, Oxford Development Studies, 38:2, 117-143, DOI: 10.1080/13600811003753776; World Bank, World Development Indicators.

[2] Cox, Michael, Ang Cheng Guan, Jürgen Haacke, Tan Sri Munir Majid, Thitinan Pongsidurak, Johan Saravanamuttu, Rizal Sukma, Robyn Klingler Vidra, Odd Arne Westad, and Emmanuel Yujuico. Rep. Edited by Nicholas Kitchen. The New Geopolitics of Southeast Asia. London, United Kingdom: LSE, 2012. https://www.lse.ac.uk/ideas/publications/reports/southeast-asia-geopolitics.

[3] Fonte World Trade Organization, Laos trade profile. https://www.wto.org/english/res_e/statis_e/daily_update_e/trade_profiles/LA_e.pdf

[4] Il 2013 è l’ultimo anno in cui i dati sulle spese militari del Laos sono disponibili. Vedi https://www.sipri.org/sites/default/files/Data%20for%20all%20countries%20from%201988%E2%80%932019%20as%20a%20share%20of%20GDP.pdf

[5] U.S. Department of Defense, Indo-Pacific Strategy Report: Preparedness, Partnerships, and Promoting a Networked Region § (2019). 

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