Il 5 novembre è stato raggiunto a Riyad un accordo non ancora ben definito nei dettagli tra i lealisti yemeniti sostenuti dall’Arabia Saudita e guidati dal Presidente Hadi in esilio e i separatisti del sud vicini agli Emirati.

Tale accordo arriva dopo mesi di stallo del conflitto yemenita, dopo gli attacchi condotti con droni e missili da parte delle milizie Huthi legate all’Iran e gli scontri tra i separatisti e i governativi. Infatti proprio la risoluzione di quest’ultimo elemento sembra poter sbloccare un conflitto che in diversi anni ha visto il fallimento della mediazione delle Nazioni Unite e di alcuni Paesi europei.

Benchè l’accordo raggiunto tra le due parti-celebrato da Bin Salman come passo cruciale per porre fine al conflitto nel Paese-sia ancora da realizzarsi concretamente, è possibile fare alcuni riflessioni sul significato geopolitico e dei rapporti tra Emirati e Arabia Saudita nello Yemen.

Il riavvicinamento delle due parti consente a Bin Salman di rafforzare la sua posizione politica e militare nello Yemen, approfittando, tra l’altro, del recente disimpegno emiratino. L’Arabia Saudita punta ad incrementare il controllo sul sud per contrastare le azioni ostili dei ribelli Huthi che sono presenti anche al nord del Paese. Al contrario, Abu Dhabi si assicura il controllo parziale di Aden seppur ricorrendo a negoziazioni con la controparte ma deve sempre badare al fatto che i Sauditi restano sempre interessati a riprendersi il controllo di tale porto strategico, oggetto di scontri tra i governativi e i separatisti del sud.

In attesa di capire quali saranno gli sviluppi di tale accordo, i primi tasselli sono la futura formazione di un nuovo governo tra lealisti e separatisti che smetterebbero, così, di presentarsi come parti ostili. In quest’ottica si rafforzerebbe il potere del governo al sud, contrastando le azioni non convenzionali dei miliziani filo-iraniani degli Huthi. Abu Dhabi resterebbe nel porto di Aden perché i mari costituiscono l’obiettivo strategico attuale.

Ulteriore conseguenza: i separatisti potrebbero partecipare al prossimo dialogo tra Huthi e governativi per inserirsi e magari far pressione sulla città di Sanaa in mano ai ribelli.

Con l’accordo, Riyad ambisce a curare maggiormente il dossier sicurezza e potrà sperare di inglobare le milizie separatiste in una nuova entità militare yemenita.

Il riavvicinamento tra separatisti e lealisti indica la volontà di Arabia Saudita ed Emirati di abbandonare le ostilità per spartirsi il Paese in base alle proprie priorità geopolitiche e strategiche e per combattere, costituendo un fronte comune, contro gli Huthi e quindi indirettamente contro l’Iran.

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