Nella “nuova era” di Xi, il PCC mira ad esercitare una leadership più forte sul sulle imprese private, incrementandone il controllo.

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A metà settembre, l’Ufficio generale del Comitato Centrale del PCC ha pubblicato un importante documento (Opinions Concerning Strengthening New Era United Front Work in the Private Economy), avente ad oggetto il settore privato, sulle quali il Partito ha intenzione di esercitare un maggiore controllo e supervisione. Il rilascio del documento è stato seguito dal discorso che Xi ha pronunciato alla United Front Work Conference for private businesses, ribandendo la necessità di promuovere uno sviluppo “salutare” (健康发展, jiankang fazhan) dell’industria privata, in cui il termine “sviluppo salutare” implica la lealtà al partito e alla leadership centrale.

In entrambe le occasioni, il PCC ha riconosciuto il peso delle imprese private e individuato la necessità di combinare due interessi contrastanti: da una parte l’esigenza di sfruttare il dinamismo e le capacità innovative delle imprese private per lo sviluppo economico e l’avanzamento tecnologico del Paese, dall’altra, quello di evitare che tali imprese minaccino quelle statali. Per scongiurare tale pericolo, il PCC ha invitato esplicitamente il settore privato a diventare parte del “Fronte Unito” – una rete di soggetti avente come scopo quello di realizzare gli obiettivi del Partito strumento strategico per estendere, in patria come all’estero, l’influenza del PCC e realizzarne i suoi obiettivi. Esso, composto da individui e gruppi chiave che ruotano nell’orbita del partito, risponde al Dipartimento Centrale del Fronte Unito, il quale, a sua volta, è sottoposto al controllo diretto del Comitato Centrale, uno degli organi di partito più influenti.

Le Opinions delineano le linee guida che gli organi di Partito sono tenuti ad adottare per una leadership più diretta del settore, il quale necessita sempre più di soggetti “politicamente sensibili”, ovvero disposti ad allinearsi all’ideologia del PCC. Per favorire tale allineamento, è necessario avvicinare maggiormente il settore privato all’orbita governativa sia mediante il reclutamento di soggetti economici privati all’interno delle singole imprese, grazie all’azione dei dipartimenti locali del Fronte Unito, sia mediante attività di indottrinamento. In questo modo, il PCC spera di poter costruire un “moderno sistema d’impresa con caratteristiche cinesi”. Tale termine non è di certo casuale. Xi aveva utilizzato una terminologia simile nel 2016 quando, nel giustificare l’incremento della presenza del PCC nelle imprese statali, aveva invocato la costituzione di un sistema imprenditoriale statale moderno con caratteristiche cinesi. Da quel momento in poi, centinaia di imprese statali modificarono i loro atti costitutivi inserendo nuove norme circa il ruolo del PCC nella corporate governance aziendale.

 

In cambio del loro allineamento al Partito, alle imprese private viene promesso maggiore supporto e un trattamento più equo rispetto alle imprese statali loro competitors. “Dal momento che le imprese private hanno un ruolo importante nella nostra economia, abbiamo altissime aspettative per loro”. Queste sono le parole che Wang Jun, membro del think-tank governativo China Center for International Economic Exchanges, ha pronunciato. Allo stesso modo, Zhao Xijun, professore della Renmin University, ha dichiarato che lo Stato ha intenzione di tutelare le imprese, indipendentemente dalla loro natura, privata o pubblica che siano.  Tuttavia, le imprese private temono che quelle delle autorità siano solo vuote promesse dal momento che, annunci simili erano già stati pronunciati in passato per poi concludersi in un nulla di fatto. Al contrario si teme che l’intento di Xi sia quello di avere una maggiore voce in capitolo nelle loro decisioni operative.

 

Tali timori non sono del tutto infondati, soprattutto se si considera il peso che il settore privato ha nell’economia cinese. Secondo le statistiche, le imprese private sono aumentate del 78% in  soli 5 anni, dal 2013 al 2018, mentre le imprese statali lo hanno fatto solo del 10%. Esse sono responsabili per il 70% degli investimenti e per il 90% dell’export dell’intero Paese. La tendenza del PCC ad esercitare un maggiore controllo sul settore privato non dovrebbe stupire. Il Presidente Xi, sin dal XIX Congresso tenutosi oramai 3 anni fa, ha messo in chiaro che il centro di tutto- settore privato incluso – deve essere il partito. Tuttavia, ma prima di ora il PCC si era dimostrato così assertivo nel voler realizzare tale proposito.

La tempistica non è casuale soprattutto alla luce degli obiettivi annunciati da Pechino nel corso del V Plenum del PCC conclusosi il 30 ottobre. Nel corso della riunione tra i leader più rappresentativi del Paese, Pechino ha stabilito le linee guida per la realizzazione dell’ambizioso progetto China Standards 2035, avente come obiettivo l’autosufficienza tecnologica. Per il successo di tale strategia a lungo termine, il Paese intende migliorare le sue capacità di innovazione tecnologica allo scopo sia di ridurre la necessità di acquistare sui mercati esteri le tecnologie di base (in particolar modo i semiconduttori) sia di stabilire gli standard globali delle tecnologie che le permetterebbero di espandere il proprio soft power tecnologico su scala internazionale.

In tale contesto, per Pechino è essenziale avere maggiore controllo su di un settore chiave che contribuisce per il 60% al PIL del Paese, per il 70% all’innovazione, per l’80% all’occupazione urbana e per il 90% alla creazione di nuove opportunità di lavoro. In altre parole, Pechino intende mettere le briglie al driver della sua crescita economica e del suo futuro. Il caso dell’Ipo di Ant Group – società controllata da Jack Ma – dimostra che allinearsi in toto al PCC è fondamentale per tutti. L’Ipo della società di cui l’alleato di Xi controlla il 33%, attesa giovedì 3 novembre, sarebbe stata la più grande nella storia finanziaria globale eppure è stata sospesa alcuni giorni prima dallo Shanghai Stock Exchange. Secondo indiscrezioni, la ragione è da ricercare nelle recenti critiche di Jack Ma ai regolatori finanziari, accusati di soffocare l’innovazione. L’opposizione di Ma a come le autorità finanziarie gestiscono il settore non è andata giù a Pechino, sempre pronta a tutelare la propria stabilità, sicurezza. Il caso dimostra che in Cina tutti, nessuno escluso, devono lavorare in un’unica direzione, per cui alle imprese private non resta che fare altro che adeguarsi.

 

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