La geopolitica non è mai la stessa, la Storia ci ha insegnato che alcuni Stati con i loro territori scompaiono per fare posto a nuovi Stati. La geopolitica dell’Europa e del mediterraneo è forse quella che sta cambiando più velocemente di altre, noi Europei non abbiamo avuto il tempo di accorgerci dei cambiamenti epocali che stiamo vivendo, dall’intervento Russo in Ucraina alla Brexit, all’instabilità della Libia in guerra civile permanente e ultima in ordine cronologico l’invasione da parte della Turchia verso il nord della Siria.

Gli Stati Europei protetti da 70 anni dall’ombrello Nato a guida statunitense hanno sempre delegato gli interventi agli USA scrollandosi così le proprie responsabilità, questo ha significato che Washington ha disegnato la geopolitica del continente europeo e del mediterraneo, spesso ha commesso errori strategici e di valutazione che ancora oggi stiamo pagando. Con l’arrivo del Presidente Trump alla Casa Bianca forse è arrivato il momento in cui gli Stati Europei e l’Unione Europea inizino a prendersi le proprie responsabilità, sia in politica estera che di difesa. Non è più accettabile chiedere agli Usa di risolvere i conflitti che emergono alle porte dell’Europa, la guerra nel nord della Siria portata avanti dalla Turchia non può e non deve trasformarsi in un moderno Kosovo.

Che Bruxelles e Washington siano divise su molte questioni è ormai chiaro da tempo, ma adesso il cortocircuito che si è venuto a creare è sotto gli occhi di tutti, il Presidente Trump in un colloquio telefonico con il Presidente Turco Erdogan ha appoggiato la linea della Turchia contro i curdi siriani, ha inoltre favorito le operazioni militari nell’area disponendo il ritiro delle truppe statunitensi nel territorio curdo-siriano. Questa volta l’Unione Europea non si è fatta attendere e non ha temporeggiato così come ha fatto in passato in casi analoghi, tutti e 28 i paesi membri riuniti a Bruxelles il 14 ottobre hanno condannato l’intervento turco in Siria e hanno chiesto all’unanimità la fine dei combattimenti e il ritiro delle truppe turche dalla Siria.

A questo punto della situazione gli Stati europei e l’Unione hanno il dovere di agire per fermare la politica aggressiva del Presidente Erdogan. Ma cosa può fare l’Unione? Per prima cosa, ma da sola non basta è bloccare la vendita delle armi alla Turchia, utilizzare la leva economica mettendo in campo delle sanzioni economiche stringenti, che siano in grado di piegare la debole economia turca, interrompere immediatamente la procedura di adesione della Turchia nell’Ue, ammettendo chiaramente che la Turchia ormai da tempo non ha più i requisiti per fare parte dell’Unione. Infine sappiamo che gli Stati Europei dal punta di vista militare e la stessa Unione sono una tigre di carta, non sono in grado di lanciare un’operazione in grado di assistere l’esercito curdo-siriano, anche se Francia e Gran Bretagna sono presenti in Siria con le forze speciali queste sono insufficienti, pertanto Bruxelles provi a dialogare con Mosca e con il Presidente Putin per tentare una mediazione con la Turchia e con il Presidente Erdogan, l’esercito russo è presente in Siria con numerosi basi e massicce forze dispiegate sul territorio, potrebbe essere utilizzato come un valido deterrente.

The following two tabs change content below.
Gabriele La Spina

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguitogli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: