Alla fine dell’anno è previsto il ritiro di 700 uomini americani dal suolo norvegese. Notizia che Mosca accoglie con scetticismo.

Dal 2017 un contingente americano di circa 700 unità staziona nella Norvegia Settentrionale. Per la fine del 2020 ne è previsto un ritiro quasi totale: sul suolo norvegese dovrebbero rimanere solamente venti unità. Un provvedimento che sicuramente avrà un impatto importante sul riassetto militare norvegese che continuerà comunque ad avere il supporto americano in occasione delle esercitazioni che si svolgono su base annuale. L’ipotesi di tale decisione può essere rintracciata nella necessità di accrescere la presenza americana nel Pacifico e nel Medio Oriente, dove la crescita navale militare cinese e le tensioni con l’Iran richiamano l’attenzione americana. Il preavviso della mossa di Washington giungeva già a Gennaio di quest’anno, quando gli Stati Uniti inviarono tremila uomini in meno, rispetto ai 10.500 previsti, all’esercitazione Cold Response 2020. Un’esercitazione a forte impronta internazionale che, a guida norvegese, prevede la partecipazione di Regno Unito, Olanda, Germania, Francia, Belgio, Danimarca, Lettonia, Finlandia e Svezia. Volta a migliorare l’abilità di condurre operazioni multinazionali in un confronto militare ad alta intensità in condizioni ambientali estreme, quella del 2020 sarebbe stata una delle più grandi mai organizzate, ma, oltre al parziale forfait americano, ne è stata forzatamente anticipata la fine a causa della diffusione del nuovo Coronavirus.

La presenza americana sul suolo norvegese è sempre stato motivo di attrito tra Russia e Norvegia che condividono una linea di confine lunga circa 122 chilometri. Tuttavia, il Deputy Director dell’Information and Press Department del Ministro degli Esteri russo, Alexey Zaitsev, interpreta la mossa messa in atto dai due Paesi Nato come strategica: “We do not exclude that behind the new dynamic nature of their presence in reality lies a significant increase in the contingent of troops. Under the pretext of joint exercises with the Norwegians, the Americans can, on the contrary, significantly strengthen their position in northern Norway”.

L’alleggerimento delle truppe americane in Norvegia non sembra significare un abbandono del territorio stando anche alla parole del portavoce del Ministro della Difesa norvegese rilasciate alla CNN: ” [US Marines] will continue to train and exercise in Norway together with the Norwegian Armed Forces. The aim is to maximize mutual benefits in order to ensure the relevance of the forces in the changing operating environment of the 21st century.” Non sembrano infatti esserci i presupposti nella strategia artica americana per un disinteresse per le regione europee limitrofe alla Russia. Punto imprescindibile, infatti, è proprio la strategica posizione degli alleati, che colma lacune relative a mancati investimenti e modernizzazione della flotta rompighiaccio

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Marco Volpe

Marco Volpe

Ciao a tutti,sono Marco Volpe,analista dello Iari per la regione artica. La mia passioneper l’estremo Nordviene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tantotempo,raggiunto attraverso un percorsoiniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpretare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica,soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.
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