Nel febbraio del 1968, l’America dei grandi gruppi di potere si schierò contro la guerra e la ragione era che verso la fine di gennaio di quello stesso anno aveva avuto l’offensiva del Tet. Verso la fine di gennaio infatti si verificò una vasta sollevazione popolare in tutte le città del Vietnam del Sud; sollevazione di matrice tutta sudvietnamita, i nord vietnamiti non c’entravano nulla. Al principio di febbraio del 1968 quindi era divenuto chiaro a tutti che ciò che si stava creando nel sud del paese era un imponente movimento popolare. Le truppe americane di stanza a Saigon non furono nemmeno informate che le truppe dei vietcong stavano infiltrandosi nella città: nessuno glielo disse. Era una cosa simultanea e coordinata, una grande sollevazione popolare, come mai si era vista nella storia moderna.

I grandi finanziatori statunitensi che avevano a cuore i loro interessi, il denaro e la proprietà, si resero conto che quella guerra era solo un enorme spreco di soldi: per schiacciare quella rivoluzione sarebbe stato necessario uno sforzo enorme. A quel punto l’economia americana cominciava effettivamente a soffrire.

Fu questo il grande successo del movimento pacifista che da anni lottava contro la guerra in Indocina, aver danneggiato l’economia americana. Il movimento per la pace rese impossibile una mobilitazione generale per quella guerra: il dissenso e i segni di disgregazione sociale erano troppo forti, non si poteva fare come durante la Seconda Guerra mondiale,quando l’intera popolazione statunitense fu mobilitatain favore dell’intervento in guerra. Se fosse stato possibile, la guerra del Vietnam sarebbe stata ottima dal punto di vista economico, come la Seconda guerra mondiale fu negli anni quaranta, quando funse da vero e proprio ricostituente per l’economia USA; maquanto stava accadendo in Indocinna iniziava ad essere differente in quanto Washington dovette combattere una guerra finanziata attraverso l’aumento del deficit pubblico.

Questo portò all’inizio di una stagflazione (ossia un’inflazione non accompagnata da una crescita economica) e all’indebolimento del dollaro, facendo così trarre vantaggio ai due grandi concorrenti economici statunitensi di quel periodo, ovvero l’Europa e il Giappone. Questi presero a fare cospicui profitti fabbricando materiale bellico per gli USA, iniziando così a cambiare l’equilibrio del potere economico fra gli Stati Uniti e i loro maggiori concorrenti industriali.

Il mondo degli affari americano lo capiva, vedeva quello che stava succedendo, e quando arrivò l’offensiva del Tet  fu chiaro che sarebbe stato un problema enorme stroncare quella rivoluzione, in quel precisi momento l’America degli affari voltò le spalle alla guerra, decidendo di alzare bandiera bianca a scapito delle vite dei propri soldati.

I gruppi di potere inoltre erano preoccupati di ciò che contemporaneamente stava avvenendo in patria.  Oggi sono stati resi pubblici documenti segreti che risultano assai chiarificatori; i  Pentagon Papers. Se si analizza la parte in cui si parla circa l’offensiva del Tet, si scopre che le massime gerarchie militari USA avevano forti timori verso l’invio di altre truppe in Vietnam, perchè temevano che non ne sarebbero rimaste a sufficienza in patria per quello che veniva definito <<il controllo dei disordini civili>> : ossia, si temeva che scoppiasse una rivoluzione trainata dal movimento”pacifista, che aveva già inglobatoal suo interno il movimento dei veterani, il movimento femminista e vari movimenti per le libertà delle minoranze etniche.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: