Abbiamo conosciuto Giuseppe Conte nella sua “prima versione” durante il governo gialloverde con M5S e Lega, poi lo abbiamo riscoperto nella sua versione 2.0 nell’attuale governo M5S-PD, se è vero il detto “non c’è due senza tre” e se è altrettanto vero che l’attuale governo non abbia grandi speranze di arrivare a fine legislatura, ben presto potremmo assistere a un ulteriore “aggiornamento” di Giuseppe Conte che potrebbe presto entrare nella sua personalissima fase 3.



Nel periodo complicato che stiamo attraversando da qualche mese a causa della pandemia da Covid-19 continuano i malumori all’interno della maggioranza di governo, il sodalizio giallorosso scricchiola, le differenze tra le due fazioni riemergono prepotentemente e l’esplosione che può portare alla rottura totale è nell’aria già da molto tempo, il virus ha cercato in qualche modo di ritardare questo momento ma ormai sembra solo questione di qualche mese e tutti aspettano che le acque agitate di questo periodo si calmino per far scoppiare il terremoto politico.

In tanti credono che di qui a breve (autunno?) il governo cadrà, già prima della pandemia iniziammo a udire i primi scricchiolii della baracca ma tutto venne congelato a seguito dell’improvvisa emergenza sanitaria abbattutasi alla fine di febbraio. Ma quei rumori preoccupanti già adesso stanno tornando a farsi sempre più assordanti. Dal no categorico al MES, Conte ha piano piano ammorbidito la sua linea intransigente passando al “vediamo” spiazzando i grillini, adesso si arriva alla questione della regolarizzazione dei lavoratori stranieri sul quale Italia Viva e Partito Democratico sono favorevoli ma si ritrovano di fronte al muro grillino malgrado il parere favorevole del premier che ancora una volta lascia indispettito quello che dovrebbe essere il suo primo partito di riferimento. Quello tra Conte e il M5S è il ritratto di una storia d’amore ormai sempre più in crisi.

Il premier inizia ormai a essere sempre più allineato con la sponda “rossa” del governo giallorosso, non è un caso che la sua posizione intransigente sul MES si sia ammorbidita giusto dopo le aperture di PD e Italia Viva che hanno aperto all’utilizzo del fondo salva-Stati se realmente privo di condizioni come dovrebbe essere. Lo scetticismo del M5S permane e ancora oggi i grillini mettono le mani avanti ribadendo la loro contrarietà all’accesso al MES, ma se prima potevano godere del Presidente del Consiglio totalmente dalla loro parte adesso non sembrerebbe più il caso di metterci la mano sul fuoco. A tutto ciò va ad aggiungersi, come detto prima, la netta presa di posizione da parte del premier sulla questione della regolarizzazione dei lavoratori stranieri, non si tratta più di un fastidioso “vediamo” che può gettare ombra sulla fiducia nel Presidente del Consiglio, bensì di un vero e proprio scontro che ormai rende ufficioso un distacco sostanziale che potrebbe diventare effettivo nei prossimi mesi.

Il lento ma progressivo allontanamento di Conte dai binari del Movimento 5 Stelle potrebbe concretizzarsi già nel breve periodo, se veramente questo governo dovesse cadere in autunno (in pochi scommettono sulla sua durata fino a fine legislatura) allora è molto probabile che Giuseppe Conte si ricandidi togliendo la casacca pentastellata. Da un lato abbiamo un M5S che nell’ultimo periodo sta riagganciando alcuni dei consensi persi a seguito della formazione del governo con il PD rinvigorendo le posizioni intransigenti che li hanno resi forti, vedi il no al MES, vedi il no alla regolarizzazioni dei lavoratori stranieri; dall’altro lato Giuseppe Conte inizia a essere un personaggio più “maturo” rispetto a quello che ci è stato presentato ormai due anni fa, vero è che non bisogna attaccarsi eccessivamente ai sondaggi del momento che vedono il premier a una soglia di gradimento molto alta (nei momenti di crisi è normale che il popolo si attacchi maggiormente a una figura portante come la sua) ma è altrettanto vero che ormai già da un po’, agli occhi della gente, Giuseppe Conte si è costruito uno spazio proprio che non lo lega più necessariamente a un’altra realtà politica. Nelle due ultime esperienze di governo abbiamo conosciuto il “Conte populista” e il “Conte di sinistra”, forse i tempi sono maturi per iniziare a vedere un Conte III che inizia a camminare solo sulle sue gambe.  

 

 

 

 

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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