Continua a tener banco la vicenda venezuelana nello scacchiere internazionale, se da un lato conosciamo la posizione di Stati Uniti e UE nel riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad interim, la figura dell’Italia continua a posizionarsi in una sorta di via di mezzo, come specificato dall’ultima lettera di Conte a Guaidò l’Italia mostra tutta la sua vicinanza, riconosce la legittimità della sua presidenza dell’Assemblea Nazionale ma allo stesso tempo nega ancora il riconoscimento di presidente ad interim. Come si spiega questa posizione “grigia” dell’Italia?

Facciamo un piccolo excursus, vediamo come l’Italia fino ad oggi si sia approcciata alla questione venezuelana e come le due forze principali del nostro governo, M5S e Lega, abbiano gestito la reciproca differenza di vedute.

Recentemente la questione venezuelana ha evidenziato la differenza di posizioni tra la Lega e il Movimento 5 Stelle in quel di Strasburgo, non è un mistero come il Parlamento Europeo abbia appoggiato una risoluzione che richiedesse nuove elezioni presidenziali e la conferma del riconoscimento di Juan Guaidò in Venezuela quale presidente ad interim, e se da un lato gli eurodeputati della Lega si sono espressi favorevolmente, lo stesso non può dirsi riguardo ai pentastellati.

Tale risoluzione non era agli occhi del Movimento pienamente favoreggiante del processo di pace che il governo Conte intende favorire in ambiti di politica estera, la Lega non ha invece nascosto come ritenga fondamentale cacciare il più in fretta possibile Maduro per restituire la libertà ai cittadini venezuelani. Non è la prima volta che i due partiti principi italiani si espongono in maniera differente in questioni di politica internazionale, in tutto questo il recente appello di Guaidò e la conseguente lettera di risposta di Conte più che diramare le nubi sulla posizione italiana ci spinge a farci ulteriori domande.

Nella sua lettera il premier esprime tutta la sua vicinanza e solidarietà per il caos che sta affliggendo il Venezuela, riconosce la legittimità dell’Assemblea Nazionale e invece illegittima la Presidenza di Maduro, eppure nega ancora il suo riconoscimento quale presidente ad interim non soltanto per questioni puramente giuridico-formali, ma anche per non fomentare ulteriormente una radicalizzazione delle due posizioni contrapposte che possono portare a una crescita della spirale di violenza. Tutto questo tuttavia non sembra darci una visione tanto chiara della posizione del nostro governo.

Conte vuole scongiurare “ulteriore radicalizzazione delle due posizioni”. Ma poniamoci una domanda:

Come possono le posizioni di Maduro e Guaidò essere più “radicalizzate” di così?

Le parole del premier non aggiungono niente di nuovo alla posizione “grigia” che sta assumendo l’Italia sulla questione venezuelana, le altre democrazie europee si sono già espresse a favore di Guaidò e il continuo tentennamento da parte del nostro governo di prendere una posizione netta non mette certo l’Italia sotto una buona luce. Numerose critiche anche nel nostro Paese stesso si sono sollevate riguardo la questione, c’è chi usa parole forti come il presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bertini, accusando il premier di ricorrere a grotteschi metodi retorici per fare “equilibrismo” quando in realtà lui e il Movimento 5 Stelle appoggiano Maduro, anche Lega e Fratelli d’Italia hanno rilanciato apertamente il sostegno per Guaidò e denunciando il regime di Maduro auspicandone una rapida eliminazione.

Conte parla di vicinanza al popolo venezuelano da parte dell’Italia, ma il nostro Paese è tutto fuorché “unito” nella visione della vicenda, da un lato l’indecisione di Conte e dell’M5S con tanto di eccessiva “prudenza” nell’affrontare la questione, dall’altro la risposta dei partiti nostrani sostenitori di Guaidò, non a caso Matteo Salvini non ha risparmiato frecciatine ai compagni di governo parlando di un’eventuale “nostalgia dei regimi socialisti o comunisti”, ma d’altronde non c’è da meravigliarsi di una situazione del genere che tiene banco in Italia ormai da parecchio tempo.

Che l’Italia inizi a ragionare da Italia nella sua interezza, le divergenze interne non devono essere espanse anche nello scenario politico internazionale in cui occorre presentarsi con posizione nette e concrete. Chi lo sa, magari dopo le elezioni europee inizieranno a calmarsi le acque.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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