Lungo il 38° parallelo, Stati Uniti e Corea del Nord continuano a muovere le loro pedine: i primi sul campo diplomatico, i secondi sul binario delle provocazioni militari, come dimostrano gli ultimi test di missili balistici a corto raggio, effettuati da Pyongyang a fine novembre. Ma recentemente i nordcoreani hanno alzato la posta: quel misterioso “regalo di Natale”, evocato da un alto funzionario del regime, ha riportato all’attenzione di Washington la necessità di riprendere i colloqui sul nucleare.

Gli Stati Uniti avevano imposto il termine della fine dell’anno per fissare nuovi negoziati, ma, dopo la minaccia natalizia, hanno fatto dietrofront. Lunedì 16 dicembre, infatti, Stephen Biegun, inviato speciale USA in Corea del Nord, ha annunciato la cancellazione della deadline e ha invitato la controparte a sedersi al tavolo delle trattative, per raggiungere un “accordo equilibrato”. Dal canto suo, il regime nordcoreano è ben consapevole delle difficoltà interne del Presidente Trump, derivanti dalla richiesta di impeachment (che con tutta probabilità sarà bloccata dal Senato a maggioranza repubblicana) e dalla corsa per la rielezione.

Così si spiega la “mossa del cavallo” dell’annunciato regalo natalizio. Questo, secondo Charles Q.Brown, Generale dell’Aeronautica USA nell’area Asia-Pacifico, potrebbe consistere in un test di missili balistici a lungo raggio oppure nel lancio di un satellite in orbita. La prima ipotesi sarebbe foriera di grande preoccupazione per gli USA e gli alleati del Pacifico, poiché si tratterebbe del primo test intercontinentale in grado di misurare le capacità del programma nucleare nordcoreano. A tale provocazione si sono unite le dichiarazioni rimbalzate dalla KCNA (l’agenzia di propaganda del regime), secondo cui un alto funzionario del governo avrebbe rivolto a Trump l’espressione “dotard” (letteralmente un “vecchio rimbambito”).

In attesa della prossima mossa concreta di Kim Jong-Un, il Presidente Trump ha definito “ottime” le relazioni con il suo omologo, ma ha confermato la presenza di “qualche ostilità”, avvertendo: “Guardiamo la Corea del Nord da vicino”. Se gli Stati Uniti premono per la rinuncia nordcoreana al programma nucleare (unica arma di deterrenza che garantirebbe la sopravvivenza del regime); Pyongyang desidera concessioni precise e immediate sulla revoca– o quanto meno l’ammorbidimento- delle sanzioni.

Le parti sono ancora lontane da una convergenza d’interessi ed è impossibile pronosticare, data la volubilità dei due leader, come si evolverà la situazione. Ad ogni azione di una delle due parti potrebbe corrispondere una reazione uguale e contraria dell’altra parte: è la terza legge della dinamica, applicabile perfettamente alle mosse nella scacchiera USA-Nord Corea.

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Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro

Emanuele Gibilaro laureato in Storia, Politica e Relazioni Internazionali presso l'Università di Catania. Iscritto al corso di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali presso l'Università di Milano è appassionato di politica internazionale, analizza la politica estera statunitense, le questioni della sicurezza nazionale, marittima, energetica e gli interscambi della diplomazia americana con organizzazioni internazionali, Cina, Arabia Saudita e Iran.
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