“Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane. Non è un compito facile ma abbiamo capito tutti che non esistono soluzioni facili. È necessario rivedere il concetto di ripartizione degli oneri. Sappiamo che Italia, Spagna, Grecia sono geograficamente esposte: è fondamentale poter garantire la solidarietà ma ciò non è mai un processo unilaterale”. Con queste parole Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha commentato la questione migratoria annunciando l’intenzione di proporre una nuova soluzione in occasione dell’incontro bilaterale a Palazzo Chigi con il premier Conte. L’obiettivo primario sarebbe quello di superare le divisioni tra nord e sud in termini di carico degli oneri attraverso una modifica del sistema di Dublino.

Ricordiamo che il sistema inizia a prendere forma negli anni Novanta con l’obiettivo di armonizzare le politiche dei Paesi dell’Unione Europea sul diritto di asilo, introducendo il concetto del “Paese di approdo”. Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Amsterdam e il trasferimento a livello comunitario della competenza del diritto di asilo, viene adottato nel 2000 quello che prendere il nome di Dublino II. Il regolamento si applicava a tutti gli Stati dell’Unione Europea, ad esclusione della Danimarca, ribadiva il principio del “Paese di approdo” e prevedeva il divieto di presentare richiesta di asilo in più Paesi contemporaneamente. Nel 2014 entra in vigore una nuova versione, Dublino III, che presenta alcune modifiche rispetto alla versione precedente tra cui l’ampliamento dei termini per il ricongiungimento familiare, la possibilità di fare ricorso contro un ordine di trasferimento e l’adozione del sistema Eurodac, un database che raccoglie le impronte digitali dei richiedenti asilo e dei migranti che tentano di attraversare in modo illegale le frontiere esterne dell’Unione Europea. Tuttavia resta invariata sia la questione del Paese di primo arrivo che il vincolo, di quest’ultimo, di prendere a carico la gestione delle richieste di asilo. A causa delle critiche sono state avanzate, negli ultimi anni, diverse proposte di riforma.

Una soluzione particolarmente discussa è stata la proposta della Bulgaria, del 2018, che prevedeva l’adozione di un sistema volontario di distribuzione dei migranti che avrebbe dato la possibilità, ai Paesi contrari ad accogliere richiedenti asilo, di versare in ogni caso una somma allo stato d’accoglienza. Il piano è stato respinto, con particolare forza da Ungheria, Polonia, Slovacchia e, con motivazioni differenti, anche da Francia, Germania e Italia. Infine si è raggiunto un timido accordo a giugno sul ricollocamento dei migranti tra i paesi europei su base volontaria, continuando tuttavia a non trattare la questione della richiesta del diritto di asilo. È innegabile che la questione migratoria continui ad avere un forte ascendente sul futuro e l’equilibrio dell’Unione Europea. Nonostante l’Unione Europea presenti problemi strutturali molto più urgenti, come la questione fiscale, la gestione dei flussi migratori a causa della sua forza mediatica, ha esercitato un’influenza decisiva sia nel rapporto tra i Paesi membri che nella percezione, dell’opinione pubblica, delle istituzioni europee.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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