La Cina ha promosso l’istituzione di una nuova banca per lo sviluppo mondiale e l’organizzazione del suo meeting annuale in Lussemburgo è solo un’ulteriore dimostrazione della sua diffusione globale. Inoltre, in chiave egemonica, la massiccia spesa per investimenti all’estero e l’adozione di un modello di sviluppo attento alle tematiche della sostenibilità ambientale sono in grado di mostrare al mondo il volto di una Cina benevola e sensibile al benessere globale. Ad oggi, la Banca ha cominciato ad erogare prestiti i vari paesi del mondo, specialmente in India. In questo contesto, il ruolo dell’Italia non è marginale e parte del nostro establishment politico si è mosso in direzione di una più profonda cooperazione con l’AIIB.

A metà luglio, in una giornata apparentemente anonima, il Lussemburgo si è trasformato in uno degli epicentri della politica economica mondiale, ospitando un evento forse più importante di quanto il mondo mediatico sia riuscito a dipingere. A rendere il piccolo granducato meritevole di cotanta attenzione ci ha pensato il quarto meeting annuale della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB), che per la prima volta ha deciso di organizzare l’evento al di fuori del continente asiatico. All’insegna del mantra Lean, Clean and Green (lett. Leggero, pulito e verde) ormai presente in tutte le dichiarazioni ufficiali (1) l’incontro è servito per riunire circa 1.000 tra funzionari della Banca, rappresentanti degli Stati membri, leader aziendali ed esperti, i quali hanno affrontato tematiche che spaziavano dalla cooperazione euro-asiatica alla connettività digitale, dal cambiamento climatico alle infrastrutture sostenibili, senza escludere il tema dei finanziamenti per la transizione all’economia circolare. Tuttavia, ciò che all’apparenza è potuto sembrare un semplice convegno internazionale si è, di fatto, trasformato nell’ennesima occasione sfruttata dalla Cina per sfoderare agli occhi del mondo le potenzialità di uno dei suoi strumenti egemonici.

 

Il nuovo colosso dello sviluppo globale

Definita dal ministero delle finanze lussemburghese Pierre Gramegna ‘l’istituzione finanziaria più moderna e internazionale del mondo’ (2), l’AIIB nasce in seguito ad un’iniziativa del governo cinese risalente all’ottobre 2013, quando il presidente XI Jinping, a margine di una visita in Indonesia, propose la creazione di un’istituzione finanziaria internazionale che potesse rappresentare una fonte di credito per l’Asia e non solo. Sulla scia dell’operato della World Bank, l’AIIB è operativa dal 2016 e vuole presentarsi come una banca multilaterale per lo sviluppo, prefiggendosi il doppio obiettivo di colmare il vasto gap infrastrutturale che ad oggi investe il continente asiatico e di promuovere uno sviluppo verde e sostenibile: non a caso, nell’accordo internazionale istituente la Banca, le infrastrutture sono presentate sotto l’etichetta di ‘Core Mission ’ (3) e lo sviluppo sostenibile (4) è il primo tra gli obiettivi. Già la Banca dello Sviluppo Asiatico (ADB) e l’Ocse avevano posto l’attenzione sulla carenza di investimenti infrastrutturali nella regione, stimando la necessità di investimenti per $26 trilioni da qui al 2030 (5) Inoltre, la partecipazione di colossi come Gran Bretagna, Germania e Francia permette alla neo istituzione finanziaria sia di aumentare il rating del suo credito tra i mercati finanziari (Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch le hanno già conferito una tripla A) (6) sia di allargare il suo raggio d’azione in paesi già sviluppati, conferendo al progetto una caratura veramente globale.

 

Perché ora: l’AIIB e il suo raggio d’azione

Il piano di Pechino, così come presentato, denota una forte, forse smisurata ambizione. Come se non bastasse, creare una grande Banca che promuova lo sviluppo sostenibile globale rimanda automaticamente alle prerogative di istituzioni internazionali che sono pilastri dell’ordine economico mondiale, World Bank in primis. Pertanto, la seguente domanda potrebbe sorgere spontanea: perché la Cina promuove un nuovo ente internazionale speculare a strutture globali attualmente esistenti? Secondo alcuni analisti, l’operato del gigante asiatico non rappresenterebbe unicamente il frutto di una grandeur egemonizzante, bensì equivarrebbe ad un’azione più che giustificata da precise contingenze economico-diplomatiche.

Infatti, non è mistero che negli ultimi anni la Cina abbia manifestato un certo grado di insoddisfazione nei confronti degli Stati Uniti. Quest’ultimi, incuranti del divario sempre più ampio tra potere economico cinese e quote di voto effettivamente detenute da Pechino, (7) nel 2010 hanno rifiutato di ratificare una riforma della governance promossa dall’FMI, che avrebbe raddoppiato la dotazione finanziaria del fondo e concesso alla Cina e ai paesi in via di sviluppo quote proporzionalmente maggiori.

Di conseguenza, la decisione d’instaurare l’AIIB è apparsa assolutamente lecita agli occhi degli osservatori internazionali, al punto che persino autorevoli personalità statunitensi come l’ex presidente della Federal Reserve Ben Bernanke (8) ne hanno giustificato la scelta. Tuttavia, ricondurre l’origine di un tale strumento economico ad una mera reazione nei confronti degli Stati Uniti non è in grado di cogliere la portata del disegno ideologico di cui l’AIIB è solo un ulteriore tassello. Infatti, sono ormai anni che il governo cinese ha intrapreso una strategia di supporto economico che mostri al mondo il volto di una Cina sensibile alle istanze economico-sociali, soprattutto in quei paesi che sono ancora in uno stadio arretrato dello sviluppo.

Ad esempio, dal 2003 l’America Latina ha vissuto un vero e proprio “boom cinese”, grazie ad un piano di cooperazione regionale che impegna Pechino a portare gli scambi commerciali a 500$ miliardi (9) e all’ingente flusso di investimenti cinesi in infrastrutture che si assesterà a 250$ miliardi da qui a dieci anni. (10) Inoltre, è bene ricordare che la Cina è sempre più presente economicamente nel continente africano, nel quale ha adottato un “principio di non interferenza” nei suoi programmi di aiuti allo sviluppo (11) diventando un investitore molto più appetibile agli occhi delle élite locali. Ciò detto, la creazione dell’AIIB rientra in una più ampia strategia di diffusione di un’immagine benevola e premurosa dello sviluppo globale, in cui la nuova Banca rappresenterebbe un nuovo potente motore economico-finanziario.

Tuttavia, c’è chi vede l’AIIB saldamente inserita nella più grande iniziativa della ‘One Belt, One Road Initiative’ (12) (OBOR), il noto progetto infrastrutturale volto a migliorare la cooperazione tra la Cina e l’area euro-asiatica e capace di dimezzare le tempistiche delle spedizioni merci. Questa suggestione, ha trovato una doppia conferma: infatti nei piani stilati dal governo cinese pubblicati il 28 marzo 2015 si identifica un ruolo cruciale per la neonata Banca in un’ottica di realizzazione di 900 progetti in 64 paesi legati ai trasporti, l’energia e le telecomunicazioni, per un totale di circa 800$ miliardi. (13) Poi, l’AIIB ha emesso un primo pacchetto di bond quinquennali dal valore di 2,5$ miliardi per finanziare progetti legati all’OBOR.(14)

 

Le prime mosse dell’AIIB

Al di là delle dichiarazioni, alcuni fatti possono aiutarci a capire il calibro di questo nuovo istituto bancario globale. L’AIIB persegue obiettivi non trascurabili e ha già dato il via al suo operato: ad oggi, dalla sua apertura nel gennaio 2016 ha erogato 8,5$ miliardi in prestiti per 45 progetti in 18 paesi membri (15) a cui vanno aggiunti 100$ miliardi di capitalizzazione iniziale (equivalente a 2⁄3 del capitale della Banca asiatica di sviluppo e a circa la metà di quello della Banca mondiale). (16) A fronte di questi dati, alcuni osservatori hanno individuato nell’AIIB un potenziale rivale della Banca Mondiale. (17) Non a caso, gli Stati Uniti avevano lanciato un appello per far sì che i suoi alleati non entrassero a far parte di un’organizzazione che si prefigurava come un’antagonista dell’organismo nato a Bretton Woods.(18)Eppure, i proclami di Washington non hanno influenzato le scelte delle cancellerie internazionali e oggi la Banca consta di 97 paesi aderenti (19) tra i quali figuravano alcuni paesi strategicamente vicini all’America (Regno Unito, Germania, Francia, Italia), tutti desiderosi di ricevere prestiti a tassi di mercato inferiori e contratti per grandi progetti. Come affermato all’inizio, nonostante nasca con l’intento di risolvere alcune problematiche strutturali tipiche del continente asiatico (e.d. Gap infrastrutturale), l’AIIB intende presentarsi come un’istituzione multilaterale globale e la scelta di svolgere il suo meeting annuale in Lussemburgo, cuore pulsante delle banche d’investimento europee, è solo una conferma di come la Cina stia provando a costruire un rapporto di fiducia con il resto del mondo.

Poi, a conferire una caratura effettivamente globale al progetto è anche il suo sistema di governance, che prevede sia la presenza di membri provenienti da ogni parte del mondo (i c.d. Non Regional Members), sia l’aderenza ad un modello di ripartizione delle quote (la Cina è la prima azionista con una quota del 30,9%) che ricalca quelli di IMF e Banca mondiale (un voto per ogni quota di capitale), sebbene l’AIIB abbia innovato dando a ciascun membro fondatore 600 voti e distribuendo il 12% delle quote in parti uguali. (20) Nonostante ciò, è bene ricordare che la sede della Banca è situata a Pechino e che l’attuale presidente è il cinese Jin Liqun, già Vicepresidente della ADB e viceministro delle finanze della Repubblica popolare cinese. Per di più, per far sì che le imprese cinesi traessero il maggior vantaggio possibile da una politica globale di sviluppo, l’AIIB ha privilegiato l’India come principale destinatario di capitali; ad oggi, l’India consta di ben 10 progetti approvati finanziati dall’AIIB, di cui sei sono destinati a finanziare la costruzione di infrastrutture di trasporto, due rappresentano progetti di infrastrutture energetiche e i rimanenti possono essere definiti “infrastrutture verdi” (21)

 

L’Italia al tavolo dell’AIIB

L’Italia non sembra essere rimasta a guardare. Con una sottoscrizione del 2,66% (22) del capitale (10° azionista), il nostro paese figura tra i soci fondatori e una piccola parte del nostro establishment politico nazionale ha già cominciato a muovere i primi passi diplomatici. In questo senso, la collaborazione con l’AIIB figura tra i punti principali del Memorandum of Understanding sottoscritto dal primo governo Conte, senza considerare che si sono già tenuti eventi dall’estremo valore simbolico, come un convegno incentrato sui finanziamenti AIIB per imprese italiane (23)alla presenza vice presidente della Banca Danny Alexander e dell’ex ministro Tria. Infine, a marzo del 2019 l’ex sottosegretario allo sviluppo economico Michele Geraci ha avuto un colloquio privato con il presidente della banca Jin Liqun, che ha assicurato l’impegno a promuovere nuovi progetti anche in Europa e nei paesi sviluppati (24)

1https://www.chinadaily.com.cn/a/201907/19/WS5d3115b6a310d830563ffd8c.html

2http://www.chinadaily.com.cn/global/2019-07/15/content_37491417.htm

3Wan, Ming. The Asian Infrastructure Investment Bank:

The Construction of Power and the Struggle for the

East Asian International Order. New York: Palgrave

Macmillan, 2016, p.80.

4L’attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile è rimarcata dalla presenza di Nicholas Stern, uno dei principali sostenitori della lotta contro il cambiamento climatico, nell’ AIIB International Advisory Panel.

5ADB. 2017. Meeting Asia’s Infrastructure Needs. Manila. https://www.adb.org/publications/asia-infrastructure-needs

6https://www.chinadaily.com.cn/a/201907/19/WS5d3115b6a310d830563ffd8c.html

7Nonostante rappresenti la seconda economia mondiale, la Cina detiene una quota di voti pari al 5,05% delle quote della World Bank, mentre Stati Uniti e Giappone possono contare rispettivamente sul 16,37% e 8,07% delle quote. Si veda https://finances.worldbank.org/Shareholder-Equity/IBRD-Voting-Shares-Column-Chart/wf2k-zkn9

8B. Robertson (2015) ‘Bernanke Blames US Congress for Pushing China

to Launch AIIB’, South China Morning Post, 3 June, http://www.scmp.com/

business/banking-finance/article/1815568/bernanke-blames-us-congresspushing-

china-launch-aiib.

9Dollar, D. (2017). China’s investment in Latin America. Order from Chaos: Foreign Policy in a Troubled World. Brookings Institution, January, https://www.brookings.edu/wp-content/uploads/2017/01/fp_201701_china_investment_lat_am.pdf

10Wan, Ming. The Asian Infrastructure Investment Bank:

The Construction of Power and the Struggle for the

East Asian International Order. New York: Palgrave

Macmillan, 2016, p.93

11Wan, p. 63

12Wan, p.51

13China News Agency, 28 March 2015, http://finance.chinanews.com/cj/2015/03-28/7166871.shtml. Date accessed 8 April 2015.

14http://www.classxhsilkroad.it/news/azienda-finanza/da-aiib-il-primo-bond-per-finanziare-la-via-della-seta-201905131635451830

15https://www.chinadaily.com.cn/a/201907/19/WS5d3115b6a310d830563ffd8c.html

16https://www.economist.com/the-economist-explains/2014/11/11/why-china-is-creating-a-new-world-bank-for-asia

17Casarini, N. (2015). Is Europe to benefit from China’s Belt and Road initiative. Istituto Affari Internazionali, 15(40), p.8

18Allison, G. (2018). Destinati alla guerra: possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide? Fazi editore: Roma, p.61

19https://www.aiib.org/en/about-aiib/index.html

20Chinese Ministry of Finance, ‘Asian Infrastructure Investment Bank: Articles of Agreement’,

http://www.mof.gov.cn/zhengwuxinxi/caizhengxinwen/201506/P020150629360882722541.pdf. Date

accessed 1 July 2015;

21https://thediplomat.com/2019/09/fully-invested-india-remains-the-china-led-aiibs-biggest-borrower/

22https://www.confindustriasr.it/news.htm&id_news=1010&anno=2019

23http://www.mef.gov.it/inevidenza/article_0404.html

24http://www.classxhsilkroad.it/news/azienda-finanza/geraci-l-aiib-banca-per-le-infrastrutture-investira-in-europa-201903282044581646

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Ruggiero Tortora

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