Il 3 giugno 2019 a Khartoum (capitale del Sudan) più di cento manifestanti furono massacrati e uccisi dall’esercito sudanese autorizzato a placare la folla con la violenza. Un anno dopo, la resistenza pacifica ha voluto commemorare tutte le vittime trasformando questa giornata in una celebrazione in favore delle libertà fondamentali e della pace.



Il 3 giugno la resistenza pacifica in Sudan ha voluto commemorare le vittime civili massacrate l’anno scorso dalla polizia sudanese e dalle truppe paramilitari (Rapid Support Forces), guidate dal leader Mohamed Degalo. Il massacro dei protestanti sudanesi a Khartoum ebbe luogo vicino la sede militare del paese. Circa un centinaio di persone furono colpite per mano di forze paramilitari autorizzate a sparare sulla folla, ad aggredire e a rapire i civili.

Quali sono state le motivazioni che avevano portato a questa manifestazione?

Nell’Aprile 2019 l’allora Presidente Omar Hasan Ahmad al-Bashir, salito al potere nel 1989 in seguito ad un colpo di Stato nonché accusato di essere il principale responsabile dei genocidi e dei crimini di guerra e contro l’umanità avvenuti durante il conflitto del Darfur 2003 – 2009, fu costretto a dimettersi per volere della popolazione che già da qualche tempo manifestava il bisogno di una forma di governo quanto più possibile vicina alla democrazia.



L’azione fu realizzata dalla stessa classe militare che aveva servito il Presidente per più di trent’anni. Da questo momento in Sudan si è dato inizio ad una la dittatura militare durante la quale i civili hanno continuato a chiedere un governo più garantista ed elezioni democratiche.

Sebbene, in un primo momento, l’occupazione militare abbia lasciato intendere di voler mantenere l’ordine pubblico per un tempo determinato, in realtà, il Consiglio militare ha esercitato sempre maggiori poteri politici. Sin da subito la dittatura militare in Sudan, ha dichiarato di avere “tolleranza zero” per gli oppositori.

Dopo il massacro del 3 giugno 2019 la comunità internazionale ha condannato aspramente questo episodio. Il 6 giugno 2019 il Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana ha sospeso la partecipazione del Sudan a tutte le attività dell’Unione Africana fino al momento in cui non si fosse ufficializzato, con decreto costituzionale emesso dal Presidente del Consiglio Militare di Transizione, il Consiglio Sovrano del Sudan, che ha assunto de facto tutte le funzioni di Capo dello Stato.

La lotta contro l’impunità dell’Unione Africana è e sarà supportata anche dalla Commissione africana per i diritti dell’uomo e dei popoli fino a quando non si raggiungerà una situazione davvero stabile.

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