Uno dei conflitti più sanguinosi del continente Africano, anche se praticamente ignorato dalla cronaca e dalla comunità internazionale, è quello  che si consuma tra le comunità di pastori nomadi e gli agricoltori sedentari delle zone centrali e meridionali della Nigeria

Dal 2016 ad oggi sono morte quasi 5000 persone, in una rapida escalation resa ancora più pericolosa dell’infiltrazione d Bolo Haram nelle popolazioni dedite alla pastorizia, viste come valido strumento di reclutamento in quanto percorrono tutto il territorio del Paese. Le radici di tale conflitto, sebbene acuite dai rapidi cambiamenti climatici. Infatti, la siccità e la desertificazione costringono le tribù di pastori a emigrare verso sud alla ricerca di più fertili praterie. Da qui nasce il conflitto con le comunità di agricoltori: queste ultime sono rapidamente cresciute- la Nigeria detiene il record del tasso di fertilità del continente- e il rafforzarsi delle infrastrutture rende particolarmente conveniente lo sfruttamento di quelle particolari zone agricole. Con l’aumento delle temperature medie ed un ampliamento delle zone desertificate, è facile prevedere che i dissapori tra le due tribù non potranno che aumentare.

Al conflitto per le risorse si aggiunge immancabilmente il conflitto etnico. Infatti, le comunità del Sud sono, per la maggior parte cristiani, mentre le comunità pastorali sono di etnia Fulani. Ci sono almeno tre ragioni per cui il governo centrale e i governi federali della Nigeria dovrebbero prestare una maggiore attenzione al conflitto in atto:

  • Eventuali combattimenti potrebbero subire una rapida escalation, richiamando altre tribù di etnia Fulani dai Paesi confinanti, razionalizzando il conflitto;
  • La Nigeria ha già un problema strutturale di accaparramento delle risorse alimentari. Un perpetuarsi delle ostilità non farebbe che aggravare la situazioni, con pesante ripercussioni su alcune e delle zone più urbanizzate del continete;
  • Boko Haram, già molto presente sul territorio, trarrebbe sicuramente profitto da un conflitto interno, espandendo ulteriormente la sua presenza anche in territori, come quelli a Sud-Est, in cui è ancora relativamente poco presente.

Il governo centrale ha promesso di cercare attivamente una soluzione pacifica alla disputa. Ma finora poco, o quasi nulla, è stato fatto.

 

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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