Il Covid-19, sparso a livello globale, non ha colpito solamente i paesi occidentali e asiatici, ma anche il Medio Oriente e le tante minoranze presenti nella regione. Tra queste minoranze vi è la comunità curda che si ritrova oggigiorno a combattere una lotta con le armi contro Da’esh e una senza armi contro il Covid-19. Questa analisi mira ad analizzare quanto sono colpiti i Curdi nei loro territori dal Covid-19 e quali sono gli equilibri geopolitici in cui vivono. 

Covid-19: il nuovo nemico

(Foto Copyright: Rai News Reportage Il Kurdistan)

In questo momento storico, caratterizzato dalla presenza del Covid-19 ormai in quasi tutte le nazioni del mondo, ad essere colpite sono anche le minoranze di cui spesso ci si dimentica perché non riconosciute neanche all’intero del proprio paese. Dentro questo quadro si può inserire anche la popolazione Curda, stanziata principalmente in quattro paesi: Turchia (43%), Iran (31%), Iraq (18%) e Siria (6%). In alcuni di questi paesi, la comunità Curda spesso non viene riconosciuta come popolazione e le vengono negati diritti come quelli culturali e linguistici, mentre in altri, come ad esempio in Iraq, godono di uno status di autonomia – data l’amministrazione federale dello Stato. Tutti questi elementi, dalle negazioni dei diritti fondamentali ai riconoscimenti federali, hanno generalmente estraniato la popolazione dal resto dello stato causando una divisione culturale netta e conseguentemente un rapporto comunità-Stato frammentato. Questo frazionamento con il governo centrale ha provocato un’assenza dello stato all’interno dei sistemi pubblici, come quelli sanitari – fondamentali in questo momento di crisi globale.

L’assenza del governo centrale all’interno dell’amministrazione sanitaria locale nei territori curdi è per certi versi una cosa positiva e per altri, negativa. Può essere considerata positiva perché in molti casi le comunità si sono autogestite e autoregolate, e negativa perché non hanno accesso ai medicinali adeguati. Come riporta l’Istituto Curdo di Washington, le vittime nei territori curdi Iraniani sono all’incirca 250, un centinaio nel Governo Regionale del Kurdistan (KRG) e un numero non ben preciso tra la Turchia e l’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est (Rojava/AANES). Nonostante questi dati non sembrino altamente rilevanti, l’assenza di un sistema sanitario funzionante non permette di avere dei numeri completamente certi.[i]

Perché è importante essere a conoscenza del benessere della popolazione Curda? Semplice, perché questa popolazione è da considerarsi fondamentale per la sua rilevanza storica e politica all’interno della regione. Infatti, essa è estremamente importante per gli equilibri geopolitici nel Medio Oriente, e fondamentale per la lotta contro lo Stato Islamico (ISIL/Da’esh).

 

Siria,Iran,Turchia e Iraq: quattro territori, una popolazione

Bisogna sottolineare che all’incirca un anno fa, i Curdi siriani sono stati coloro presenti in prima linea nella guerra che ha portato alla sconfitta di Da’esh in Siria, e pochi giorni fa (il 23 Marzo) si è ricordata la storica Battaglia di Baghouz, dove i territori occupati da Da’esh furono ufficialmente liberati grazie alla task forcecurda. In occasione dell’anniversario di questa battaglia, la task force ha annunciato che non si scioglierà né a causa del Covid-19 né davanti alle nuove sfide (come l’allontanamento dell’esercito USA in certi territori siriani), anzi rimarrà unita sia per evitare una rinascita di Da’esh in AANES, sia per combattere insieme – ma senza armi – il nuovo nemico, il Covid-19.[ii]

Come detto precedentemente, l’assenza di un governo centrale ha fatto si che molte comunità curde si siano autogestite e autoregolate. Infatti, la comunità del Rojava non ha solo annunciato il continuamento della task force ma ha chiuso i confini con il Regime Siriano dopo che esso ha annunciato il primo decesso da Covid-19, ristretto l’ingresso a persone proveniente dalla Turchia e dall’Iran, e chiesto alla popolazione di evitare i contatti ravvicinati con amici, famigliari e conoscenti.

Contrariamente all’AANES che fronteggia l’epidemia seguendo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in Iran i curdi non godono di un’autonomia regionale e non possono seguire le direttive internazionali bensì solamente quelle del Leader Supremo Ali Khamenei. Nella Repubblica Islamica dell’Iran la lotta al Covid-19 avviene in maniera molto diversa rispetto a quella dei paesi occidentali. Il Leader aveva inizialmente annunciato pubblicamente che il virus era stato “creato negli Stati Uniti”[iii] e che tutto era sotto controllo, rinunciando perfino agli aiuti umanitari occidentali, nonostante il paese sia stato tra i primi per numero di contagi e decessi.

Per questo motivo, Ali Khamenei ha chiuso il paese, annunciando un lockdownmolto simile a quello italiano, ma con delle libertà molto più ristrette. Questa decisione, come riporta anche Internazionale, non aiuterà del tutto il paese considerando sia i dazi statunitensi ancora imposti sia il basso livello di approvazione del governo dopo le proteste di fine 2019.[iv] Inoltre, una seconda decisione legata al Covid-19 che ha preso alla sprovvista molti paesi europei, è stata quella di liberare all’incirca 75 mila prigionieri per evitare i contagi nelle carceri. Molti di questi prigionieri sono europei, giornalisti, contestatori e persone che si sono esposte contro il governo, ma anche curdi.

L’Istituto Curdo Hengaw per i Diritti Umani[v]aveva recentemente denunciato la sparizione di almeno 3000 curdi dall’inizio delle proteste, e pochi mesi dopo molti di questi sono stati liberati. Ciò che è difficile comprendere è proprio questa decisione riguardante le carceri: la Repubblica Islamica dell’Iran è riconosciuta come un paese con poche libertà di espressione, e quando espresse da un singolo individuo vengono spesso denunciate e soppresse, perché libera i propri prigionieri? Bisogna domandarsi quali siano state le ragioni che hanno spinto Ali Khamenei a prendere questa scelta. È una mossa politica nazionale o internazionale? È una richiesta della Cina, visti gli aiuti umanitari e sanitari stanziati allo Stato?

(Foto Copyright: Kurdistan24 Official Website)

In Turchia lo scenario in cui vivono le comunità curde è molto diverso rispetto a quello siriano, iraniano e iracheno. Queste oscillano tra repressione e accettazione, tra uccisioni ed elogi. La Turchia, che ospita il maggior numero di curdi, ospita anche i membri appartenenti al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – partito riconosciuto come gruppo terroristico da tutti i paesi NATO, escluso il Belgio. Nonostante la presenza del PKK e le forti repressioni attuate sin dai tempi di Atatürk, molti curdi sono cittadini turchi, spesso a favore del governo centrale e che godono di tutti i diritti riservati ai cittadini. Per questo motivo, come anche in Iran, non si può numericamente decifrare quanta della popolazione curda sia stata contagiata da Covid-19 data l’assenza di differenziazione sociale. L’Ansa ha riportato che la Turchia ha chiuso le università, i confini con l’Europa e limitato i voli internazionali per l’Italia, ma oltre a queste scelte il Presidente Recap Tayyip Erdoğan non ha preso nessun’ altra misura.[vi] Per questo motivo non si riescono a calcolare i contagi, e date le recenti “evacuazioni” ordinate da Erdoğan rispetto ai migranti – spingendoli verso la EU –  Human Rights Watch ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale per proteggere non solo i cittadini Turchi in questi mesi di pandemia globale, ma anche i migranti e i prigionieri.[vii]

Questa analisi si conclude considerando la popolazione curda presente in Iraq, che vive in uno scenario completamente diverso rispetto a quelli analizzati precedentemente. I curdi in Iraq vivono nel KRG, un territorio a nord dello stato che comprende città come Mosul, Arbil (Erbil), Kirkuk e Sulayminiyya riconosciute per la forte resistenza contro Da’esh nel 2015 – la liberazione di Mosul è infatti conosciuta come una delle battaglie storiche nella lotta contro l’ISIL. Data la libertà amministrativa, burocratica e costituzionale del KRG rispetto alla regione di Baghdad, i curdi hanno preso delle decisioni molto ferree per prevenire i contagi da Covid-19. Gli ultimi dati, rilevati dall’Istituto Curdo di Washington, riportano un totale di 100 casi e due morti. Il governo centrale curdo ha inoltre attuato delle misure restrittive sulla circolazione molto simili a quelle italiane, in vigore però fino al 1° aprile, che non permettono la circolazione di persone se non per esigenze speciali – mediche o lavorative. Il KRG ha introdotto queste misure, che bloccano anche l’ingresso di persone al confine con la regione di Baghdad, quando quest’ultima ha riportato all’incirca 600 casi positivi di Covid-19 e zero misure di contenimento. L’assenza di norme da parte del governo centrale di Baghdad è dovuta anche alla grande crisi politica che ha colpito il paese a fine 2019, e al ritiro di molte milizie europee e statunitensi dal territorio che hanno portato molta confusione interna.[viii]

Il “popolo dimenticato”

Concludendo, è opportuno sottolineare come non solo la comunità curda si trovi colpita dagli effetti del Covid-19, molte altre minoranze si trovano nella medesima situazione. È giusto riflettere sugli effetti che questa pandemia sta producendo a livello globale, non solo economicamente ma anche politicamente. Il Covid-19 non è l’unico nemico che molte minoranze si trovano a combattere, Da’esh rappresenta un secondo ostacolo, in particolare per la popolazione curda, che sin dal 2011 viene considerata come i boots on the ground di molti paesi occidentali. Quando gli USA decisero di ritirarsi dai territori AANES nell’ottobre 2019, la comunità curda si ritrovò per l’ennesima volta a combattere una guerra senza alleati ma per gli alleati, con la paura di una rinascita di Da’esh. Questa scelta unilaterale statunitense indebolì i curdi del Rojava in maniera significativa, rendendoli vittime di una seconda guerra a cui non avevano aderito – quella con la Turchia. I curdi del Rojava non sono gli unici a combattere Da’esh: infatti, la presenza di questo è forte anche in Iraq, dove colpisce il KRG.

Un’ultima riflessione è importante, per conoscere le conseguenze di una guerra con e senza armi che colpisce tutti, deboli e forti senza distinzione. Questo perché con il Covid-19 che contagia il mondo la comunità, come molte altre minoranze, rimane “un popolo dimenticato”. I curdi in Siria si difendono dalla Turchia, dal regime siriano e da Da’esh; il KRG tutela la propria autonomia, affianca la decennale guerra siriana e cerca di salvaguardare i rapporti con la regione di Baghdad e i confini del nord; in Iran preservano la propria cultura mentre provano ad integrarsi in uno stato teocratico ed islamico fortemente repressivo contro le minoranze; infine, in Turchia i curdi, ormai cittadini, cercano di far presente che non tutti sono affiliati al PKK e che non vogliono fare un colpo di stato. Tante sono le guerre in cui sono coinvolte le comunità curde in questa regione, probabilmente le conseguenze dipendono tutto dal loro status, e per questo motivo forse la prima domanda che bisogna cercare di rispondere è la seguente: i curdi verranno mai riconosciuti a livello internazionale?

Fonti

[i] The Washington Kurdish Institute, Weekly Newsletter. URL: https://dckurd.org/ (ultima visita 28 Marzo 2020);

[ii] Operation Inherent Resolve, Statement One Year Anniversary of the Battle of Baghouz. URL: https://www.inherentresolve.mil/Releases/News-Releases/Article/2121343/coalition-military-commanders-statement-one-year-anniversary-of-the-battle-of-b/ (ultima visita 27 Marzo 2020);

[iii] Inside Over, “Il virus è stato creato dagli USA”. Perché il complotto non regge”. URL:https://it.insideover.com/societa/il-coronavirus-e-stato-creato-dagli-usa-perche-il-complotto-non-regge.html (ultima visita 30 Marzo 2020);

[iv] Internazionale, L’Iran tra l’epidemia e le sanzioni volute da Donald Trump. URL: https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/03/18/iran-coronavirus-sanzioni (ultima visita 27 Marzo 2020);

[v] Hengaw Organization of Human Rights. URL: https://hengaw.net/en (ultima visita 28 Marzo 2020);

[vi] Ansa, Coronavirus: Turchia chiude università per tutto il semestre. URL: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2020/03/26/coronavirus-turchia-chiude-universita-per-tutto-il-semestre_98fbb6c6-43b3-4e6a-bafd-ec84c9d20c15.html (ultima visita 28 Marzo 2020);

[vii] Human Rights Watch. Turkey Should Protect all Prisoners from Pandemic. URL: https://www.hrw.org/news/2020/03/23/turkey-should-protect-all-prisoners-pandemic (ultima visita 28 Marzo 2020);

[viii] Inside Over, L’Iraq Stretto tra Crisi Politica e Coronavirus. URL: https://it.insideover.com/politica/l-iraq-stretto-nella-morsa-della-crisi-politica-e-del-coronavirus.html (ultima visita 28 Marzo 2020).

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: