Sulla nomina di Mikheil Saakashvili come vice primo ministro del Parlamento Ucraino non dovrebbero esserci più dubbi. La figura è fortemente controversa, politico che ha ricoperto sia l’incarico di Presidente della Georgia ( accusato di abuso di potere e per le presunte violenze perpetrate durante le manifestazioni tenutesi nel 2007) sia di governatore della regione ucraina di Odessa.

A detta di molti analisti internazionali, l’Ucraina di Zelenskyy potrebbe pentirsi di voler nominare Saakashvili come vice primo ministro del Parlamento Ucraino, dato il suo noto atteggiamento politico con gli alleati di governo. A far circolare notizie dell’incarico è stato lo stesso Saakashvili che a metà aprile aveva dichiarato di essere stato invitato a unirsi al governo del  presidente  Volodymyr Zelenskyy, dopo che lo stesso Saakashvili aveva sostenuto esplicitamente la candidatura del presidente ucraino alle scorse elezioni.

Ma la scelta di Mikheil Saakashvili come vice Primo Ministro – figura che sarà  responsabile delle principali riforme di Kiev – risulta essere quella più idonea alla luce delle recenti e turbolenti vicende ucraine? Potrebbe esserlo, per lo meno per quanto riguarda la politica estera, dato che non è un segreto che Mikheil Saakashvili è uno strenuo sostenitore dell’atlantismo più sfacciato. Forse la scelta di perseguire certe politiche è da imputarsi più ai suoi soggiorni studio negli USA ( iniziarono nel 1995 – alla vigilia della sua candidatura politica) che a reali interessi connessi alla comunità che rappresentava. Per quanto riguarda la politica interna  Zelenskyy potrebbe ritrovarsi un inquilino piuttosto scomodo in Parlamento, e questo lo si può facilmente desumere analizzando la carriera politica dell’ex Presidente della Georgia. 

Mikheil Saakashvili , inizia il suo cammino nella politica georgiana nel 1995,  diventa presidente nel gennaio 2004 – dopo che il presidente  Eduard Shevardnadze si dimise nel novembre 2003 – a seguito della  ” Rivoluzione delle rose ” , guidata dallo stesso Saakashvili e dai suoi alleati politici, Nino Burjanadze e Zurab Zhvania . 

Saakashvili  venne rieletto alle elezioni presidenziali georgiane il 5 gennaio 2008. Mentre il suo primo mandato è stato rovinato da un pantano politico, il suo secondo mandato ha visto una crescita economica senza precedenti (in media aumenti del PIL del 10% all’anno), così come drastici cali nell’endemica corruzione della vita politica georgiana. La sua politica estera è stata caratterizzata dalla politica filo-NATO e filo-occidentale. Nel 2010, aveva nei sondaggi un punteggio di approvazione del 67% nonostante sia stato criticato dall’opposizione per le sue presunte tendenze autoritarie e frodi elettorali.

Il ritratto di Saakashvili è presto fatto, è un anticonformista il quale ha trasformato la sua nativa Georgia reprimendo la corruzione dilagante e attuando riforme democratiche durante la sua presidenza tra il 2004 e il 2012.

Cosi l’ex presidente della Georgia sembra essere la figura ideale per l’Ucraina attuale, prediletto uomo di riferimento per quello che potrebbe essere definito il deep state statunitense. Nonostante questo però,  i metodi attuati dal Saakashvili hanno lasciato spesso adito a qualche dubbio.  Nello specifico lo studio del 2010 L’ autoritarismo competitivo: regimi ibridi dopo la guerra fredda  gli scienziati politici Steven Levitsky e Lucan A. Way hanno citato vari rapporti sui media e sui diritti umani per descrivere la Georgia di Saakashvili come un Stato “autoritario competitivo” (vale a dire, un formalismo democratico ma essenzialmente non democratico).

Inoltre, il Dipartimento di Stato americano aveva  osservato già nel 2005 che “il governo ha modificato diverse leggi e aumentato la quantità di indagini e azioni penali riducendo la quantità di abusi e maltrattamenti nelle strutture di detenzione preventive”

Ma perchè Mikheil Saakashvili  potrebbe essere una carta vincente per la politica estera ucraina? I due governi di Saakashvili sono stati elogiati dalla Banca mondiale per aver apportato notevoli miglioramenti nella lotta alla corruzione e quindi sarebbe un ottimo garante per la Presidenza di Zeelensky, il quale  sta cercando assistenza finanziaria da finanziatori stranieri, tra cui un fondo da 8 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale (FMI), per attutire l’economia ucraina che dovrebbe ridursi di quasi il 5% quest’anno a causa della pandemia di coronavirus.

Ma è lo stesso Mikheil a specificare in una nota rilasciata ai media quanto sia forte il suo legame con i fondi esteri

“Spero anche di usare la mia esperienza internazionale per essere utile ai membri del governo del [Primo Ministro Denys Shmygal], anche nelle relazioni con le organizzazioni finanziarie internazionali, per rafforzare il prestigio dell’Ucraina”.

Inoltre  Saakashvili ha  dichiarato al quotidiano Financial Times: ” Il presidente vuole che io sia responsabile dei colloqui con il FMI … ho esperienza”.

Quindi è una figura affidabile per la politica estera, ma perchè dovrebbero esserci problemi inerenti al politica interna?  

Mikheil Saakashvili nella sua carriera politica non ha mai dimostrato di essere un fedele alleato e i suoi precedenti lo dimostrano. Nel 2003, ha rovesciato il presidente della Georgia, Eduard Shevardnadze, in una rivoluzione senza sangue e questo solamente  tre anni dopo che lo stesso Shevardnadze aveva nominato Saakashvili come suo ministro della giustizia. Nel 2016, invece Saakashvili si è rivoltato contro il predecessore di Zelensky, Petro Poroshenko, che un anno prima lo aveva invitato in Ucraina dal suo esilio dalla politica in Georgia Poroshenko gli aveva dato la cittadinanza ucraina e lo aveva nominato governatore della regione di Odessa. L’ex Presidente ucraino però si è presto pentito della sua scelta dopo le dimissioni di Saakashvili dalla carica di governatore (dimissioni avvenute come attacco politico nei confronti di Poroshenko) accusandolo di proteggere i politici corrotti e chiedendo le dimissioni del presidente.

Quella di Odessa è una delle regioni ucraine più importanti, con una forte presenza russofona. Nel maggio 2014 la città fu teatro del rogo nella Casa dei sindacati che portò alla luce il fragile equilibrio sociale e politico della regione.

Ma cosa è succedo ad Odessa per far dimettere Saakashvili?

Nel maggio 2014 in piena clima post Maidan, con l’orgoglio ucraino ritrovato, si iniziava una caccia ai russofoni e ai russofili in tutta l’Ucraina orientale. Questo clima di violenza scandito da un revival nazionalistico, causò il rogo alla casa dei sindacati, incendio dove furono arsi vivi (ad opera di nazionalisti ucraini) 48 cittadini ucraini ma filo russi, che erano contrari alle nuove politiche figlie di EuroMaidan. In quel momento per la regione di Odessa serviva una figura forte e che non avesse legami con il territorio,  serviva uno come  Saakashvili , un democratico con la fama da duro. Ma in un contesto tanto delicato tale scelta sembrò azzardata, tanto più che succedeva a Igor Palytsia, uomo fidato dell’oligarca Igor Kolomoisky, abile nel gestire gli equilibri tra politica e criminalità che si concentrano sulle attività del porto di Odessa.

Saakashvili, privo di clientes cui garantire favori e dai quali ricevere appoggio, ha cercato di proporsi come attore super partes, facendo della lotta alla corruzione e alla criminalità, che lo contraddistinsero in patria, la sua missione politica. I risultati non sono stati quelli sperati, anche perché Odessa – e l’Ucraina intera – si è scoperta uguale a sempre, con élites oligarchiche che si arricchiscono in modo illecito, gestiscono sistemi clientelari, e accumulano ricchezze a danno dei cittadini, sempre più poveri.

Così Saakashvili, tagliato fuori dalla spartizione del denaro e del potere, ha gettato la spugna accusando il presidente Poroshenko di portare avanti le stesse logiche criminali del suo predecessore. Durante l’ultima dichiarazione pubblica  , in diretta televisiva, Saakashvili ha ribadito che “in Ucraina nulla è cambiato” e che “non c’è differenza se a sputare sulla gente è Poroshenko o Yanukovich”.

L’analista politico di Kiev, Peter Zalmayev, intervista da d Al Jazeera circa la nomina di Saakashvili ha dichiarato di essere “scettico riguardo alla capacità di Saakashvili di fare la differenza”in Ucraina, nonostante la sua reputazione di capace riformatore”.

Ma Zelenskyy, Presidente ucraino (ed ex comico) eletto nel 2019, ritiene che Saakashvili “abbia le potenzialità per sostenere il governo ucraino”.

Ovviamente è impossibile dare torto a Peter Zalmayev, assumere Saakashvili è certamente una mossa audace e rischiosa e questo lo ha dimostrato il suo periodo ad Odessa, l’Ucraina non è la Georgia ed è un terreno molto meno ospitale per un avventuriero straniero, non importa quanto ben intenzionato,

Saakashvili, nonostante il suo enorme carisma e la straordinaria capacità di conquistare la strada con il suo populismo e le sue teatrali colorate, ha ripetutamente fallito nel convincere i membri dell’élite politica ucraina ad accettarlo come giocatore di pari opportunità.

Reazioni dalla Georgia

La presidente georgiana Salome Zurabishvili ha espresso grande preoccupazione per la prospettiva della nomina di Mikheil Saakashvili ad una posizione rilevante nel governo ucraino. In una nota pubblicata sul portale della presidenza georgiana, Zurabishvili sottolinea come la cooperazione fra Tbilisi e Kiev sia basata “su interessi e aspirazioni comuni”. Nonostante ciò, “il paese nostro amico sta ora considerando di assegnare una importante posizione politica a una persona riconosciuta colpevole da tutti e tre i gradi giudiziari in Georgia”, ha sottolineato Zurabishvili. “Come capo dello Stato, sono consapevole che è inaccettabile interferire negli affari interni e nelle scelte del personale politico di un altro paese, ma è anche inaccettabile e assolutamente incomprensibile dare una posizione di governo a qualcuno le cui azioni criminali sono state confermate non solo dal sistema giudiziario georgiano, ma anche dalla Corte europea per i diritti umani, senza menzionare le accuse in schemi criminali di corruzione”

 

 

Fonti

EastJournal

Al Jazeera

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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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