Il presidente degli Stati Uniti D. J. Trump ha licenziato il suo terzo Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton. Tale decisione arriva a seguito dei contrasti registrati in seno all’Amministrazione americana tra il Capo della Casa Bianca e il suo Consigliere circa la linea che Washington è chiamata a seguire su delicati dossier di politica estera. Nella fattispecie, a favorire la rottura con Bolton è stato il diverso modus agendi che Trump sta dimostrando di voler intraprendere con quelli che si sono rivelati essere, per questioni diverse, dei veri e propri nodi da sciogliere per Washington, vale a dire Iran e Corea del Nord. La visione internazionalista adottata da Trump, a differenza di quella suggerita da Bolton, si traduce in un atteggiamento propositivo nei confronti di Pyongyang e di Teheran, volto ad un’apertura diplomatica suscettibile di calmierare le pressioni a cui gli USA sono sottoposti (soprattutto in vista delle elezioni del 2020), con l’obiettivo di concentrarsi su quello che è considerato da Trump il vero nemico da arginare in via prioritaria, Pechino. Al contrario, come già accennato, Bolton, dotato di una visione profondamente realista e pragmatica volta ad una rigida salvaguardia degli interessi nazionali, ritiene Iran e Corea del Nord assolutamente inaffidabili e dunque in nessuna maniera meritevoli di essere inserite in qualsivoglia negoziato con Washington che possa produrre una soluzione di compromesso efficace e duratura.

D’altronde, negli ultimi mesi, si erano manifestati segnali evidenti di una spaccatura tra Bolton e Trump. In seguito all’abbattimento di un drone americano da parte di Teheran nel Giugno scorso, Bolton non ha condiviso la scelta del presidente americano di bloccare all’ultimo minuto una immediata rappresaglia militare (proposta proprio da Bolton) che si sarebbe concretizzata in uno strike aereo ai danni di radar e altre strutture logistiche e strategiche iraniane. Oltre a ciò, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale ha criticato più volte, apertis verbis, i recenti test missilistici nord coreani, palesando una certa insofferenza quando in Giugno Trump ha voluto incontrare il leader nord coreano Kim Jong-un nella zona demilitarizzata (DMZ) al confine intercoreano, presso il villaggio di Panmunjom, in occasione del primo storico incontro tra i Capi di Stato dei due Paesi. In tale episodio non è infatti passata inosservata l’assenza del National Security Adviser (che in tali occasioni e’ solito accompagnare il presidente), motivata, almeno ufficialmente, da un viaggio programmato in Mongolia.

Nominato nella primavera del 2018, Bolton successe a M. T. Flynn (in carica solo 24 giorni) e a Lt. Gen. H. R. MacMaster. Già Sottosegretario di Stato e Ambasciatore alle Nazioni Unite durante l’Amministrazione di G. W. Bush, Bolton veniva indicato inizialmente dagli ambienti repubblicani come colui che avrebbe indicato la strada (della diplomazia e della politica estera) al nuovo e inesperto presidente americano, salvo poi generare significative frizioni interne non solo con lo stesso Capo della Casa Bianca, ma anche con il Segretario di Stato M. Pompeo e con i funzionari militari del Dipartimento della Difesa i quali, in diversi frangenti, hanno espresso la loro preoccupazione per l’indole aggressiva e guerrafondaia di Bolton. Un’attitudine, questa, che Trump ha dimostrato di non voler condividere, almeno nella pratica, prendendone le distanze. Secondo un funzionario militare della Difesa, Trump avrebbe detto che “se fosse per John in questo momento saremmo coinvolti in 4 guerre”.

Beninteso, benché i due condividessero un marcato scetticismo per una certa visione globalista e il multilateralismo, fattore che ha indotto Trump a ritirare gli USA dagli accordi di Parigi sul clima, dai negoziati con l’Europa sul TTIP e dal JCPOA con l’Iran, va detto che a giocare a sfavore del Consigliere è stato altresì il suo fallimento nel coordinare ed organizzare il rovesciamento di Maduro in Venezuela. Va da sé che ciò ha verosimilmente contribuito a ridimensionare oltremodo il credito di cui Bolton godeva agli occhi del Capo della Casa Bianca.

In ultima analisi, Trump vuole nella sua Amministrazione uomini che producano certo risultati concreti, ma soprattutto che la pensino come lui, in grado quindi di fornirgli soluzioni e alternative in linea con la sua visione internazionalista che, se nella forma pare recuperare quel “confrontational approach” di reaganiana memoria, vale a dire un approccio a tratti aggressivo e intransigente nei confronti di “nemici”, attori e partner internazionali, nella sostanza invece tradisce una chiara attitudine al dialogo e al negoziato, distante da qualsiasi intento guerrafondaio. Bolton ha indubbiamente pagato questa distanza di visioni con Trump, ora però non rimane che chiedersi chi sarà la prossima “vittima” del presidente americano.

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