Il presidente statunitense Donald Trump ha incontrato stamane (pomeriggio locale) il leader nordcoreano Kim Jong-Un nel villaggio di Panmunjeom – situato su quel 38° parallelo che demarca il confine iper-militarizzato tra le due Coree.

“The Donald” ha inoltre deciso di varcare il confine della DMZ e di entrare formalmente in Corea del Nord – diventando il primo presidente statunitense a farlo (tra Washington e Pyongyang vige un cessate il fuoco dal 1953, ma nessuna tregua è mai stata sottoscritta).

Trump si è trattenuto sul lato nord del confine solamente per pochi minuti, abbastanza però per stringere la mano a Kim davanti alle decine di fotografi che hanno immortalato lo storico momento. Lo stesso Maresciallo nordcoreano ha ammesso di non aspettarsi una tale “mossa coraggiosa e determinata” della controparte statunitense, affermando che l’incontro di oggi serve a porre le basi per “un futuro nuovo”.

Dopo essere tornati su suolo sudcoreano, i due capi di Stato hanno tenuto nella Freedom House frontaliera un bilaterale di poco meno di un’ora, durante il quale è presumibile che abbiano parlato delle politiche nucleari di Pyongyang e del nuovo corso dei negoziati (che, a detta di Trump, ripartiranno a breve). Al meeting ha presenziato, seppure in maniera logicamente più defilata, il presidente sudcoreano Moon Jae-in.

Il terzo incontro tra Kim e Trump si è rivelato, almeno a livello mediatico, certamente di maggior successo rispetto all’ultimo, tenuto ad Hanoi. Nella capitale vietnamita, infatti, Trump abbandonò le trattative accusando i nordcoreani di non dire tutta la verità sui loro programmi nucleari-missilistici. Un incontro, l’ultimo, decisamente più “improvvisato” rispetto ai precedenti, sia nei tempi che nei modi: la proposta di incontro è arrivata da Trump appena un giorno prima (e solo per “dirsi ciao”), e per di più su Twitter – sfruttando la presenza dell’inquilino della Casa Bianca ad Osaka per il G-20.

Nonostante l’estemporaneità dell’incontro, è da sottolineare come Kim abbia deciso di “venire incontro” all’improvvisa proposta trumpiana. Il maggiore successo ottenuto dal colloquio odierno sembra essere quello che consegna i due leader sorridenti e cordiali l’un con l’altro: la (apparentemente, che è ciò che importa) ritrovata alchimia tra Trump e Kim può difatti essere la chiave di volta di un negoziato nordcoreano in cui appare fisiologicamente impossibile soddisfare in maniera completa entrambe le parti.

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