Invitare la Russia al “G-8” del 2020 negli Stati Uniti: il presidente statunitense Donald Trump ed il suo omologo francese Emmanuel Macron hanno concordato telefonicamente l’inaspettata mossa per riportare Vladimir Putin al tavolo diplomatico. La questione verrà affrontata più dettagliatamente con gli altri alleati nel corso dell’imminente G-7 di Biarritz, nei Pirenei francesi (24-26 agosto).

Trump stesso ha confermato l’indiscrezione durante una conferenza stampa congiunta con il presidente rumeno Klaus Iohannis. L’intenzione della Casa Bianca è quella di “dare vita di nuovo al G-8”, così aveva auspicato il capo dell’Eliseo in occasione della visita di Stato di Putin in Francia, lo scorso lunedì. Se, però, Macron aveva condizionato la re-inclusione russa a significativi passi avanti nella questione est-ucraina, Trump non si è sinora pronunciato in merito.

La reazione russa è stata all’insegna del temporeggiamento diplomatico: da una parte, Putin ha dichiarato che non si rifiuterebbe di prendere parte al vertice, ma a condizione che questo si riveli effettivamente un G-8 (non già un “G-7+1” per mettere la Russia all’angolo). Simile posizione è stata espressa dal Ministero degli Affari Esteri attraverso la sua portavoce Maria Zakharova, che però ha aggiunto che la Russia avrà bisogno di “prendere in esame” le proposte che le arriveranno in merito.

Più sensato, secondo il Cremlino, concentrarsi su formati come il G-20, che includono un maggior numero di attori internazionali, in primis Cina ed India. Decisa invece l’opposizione dell’Unione Europea, che ritiene immotivato il cambio di atteggiamento nei confronti del Cremlino, la cui riammissione al consesso giudica “controproducente” per un meeting di “democrazie che rispettano lo stato di diritto”.

Era stata la questione ucraina, ed in particolare l’annessione della Crimea, a cagionare la rottura diplomatica con la Russia, consumatasi ufficialmente quando i Paesi del G-7 disertarono collettivamente il G-8 di Sochi nel 2014 (riunendosi, nel nuovo formato senza la Russia, a Bruxelles). Riportando la Russia al tavolo, si sancisce implicitamente il peso del ruolo internazionale del Cremlino, che Washington continuerà verosimilmente a contrastare, ma con mezzi diversi e probabilmente smantellando la retorica novecentesca di necessaria contrapposizione a viso aperto con Mosca.

Difatti, il principale competitor globale a lungo termine per il dominio statunitense viene dalla Cina di Xi Jinping. La mossa potrebbe dunque nascondere una strategia di realpolitik: avvicinarsi a Mosca per fare “fronte comune” contro l’espansionismo di Pechino, di cui l’establishment federale e la popolazione russa paiono fidarsi non troppo.

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Gennaro Mansi

Gennaro Mansi

Gennaro Mansi, nato a Battipaglia (SA) nel 1996, è laureando in Giurisprudenza presso l'Università di Bologna, dopo aver trascorso un semestre di studio alla Higher School of Economics (ВШЭ) di Mosca. Analista politico-giuridico per l'Osservatorio Russia, è altresì membro del CdA dell'associazione culturale "Geopolis - Limes Club Bologna". Svolge il ruolo di Senior Associate Editor all'interno della University of Bologna Law Review, oltre a condurre un programma settimanale di approfondimento politico quale speaker per Radio 1088.
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