A due anni dal ritiro unilaterale dall’accordo sul nucleare, Trump esprime la necessità di riaprire i negoziati con l’Iran. In un clima che, sebbene non sia più presente la tensione dei primi mesi dell’anno, non è favorevole per un nuovo negoziato. 

Il recente scambio di prigionieri tra Stati Uniti ed Iran segna una piccola distesa dei rapporti diplomatici tra i due paesi, dopo mesi di altissima tensione. 
Nel commentare questo successo, Trump sottolinea la necessità e l’urgenza di stipulare un nuovo accordo con l’Iran. Alla luce della retorica aggressiva e dei recenti avvenimenti tra i due Paesi, questa richiesta potrebbe sembrare contraddittoria. In realtà, fin dal ritiro dall’accordo, l’obiettivo di Washington era quello di ritornare al tavolo dei negoziati in una posizione di forza, in modo da riformulare un nuovo accordo, più favorevole agli interessi statunitensi. La strategia di “massima pressione”, ritenuta funzionale per raggiungere questo obiettivo, si è rivelata, tuttavia, fallimentare. L’Iran non è ritornato al tavolo dei negoziati, e non lo farà nel futuro prossimo, senza il sollevamento delle sanzioni.  Appare ironico, però, che Trump spinga per un nuovo accordo ma, al tempo stesso, non intenda alleggerire il regime sanzionatorio, il quale ha pesantemente danneggiato l’economia iraniana e ha inficiato sulla gestione della crisi sanitaria in Iran.  La richiesta di Trump rappresenta un probabile tentativo di raggiungere un successo diplomatico in vista delle future elezioni presidenziali del prossimo novembre. Ma la speranza di giungere ad un nuovo accordo che includa minor concessioni per gli iraniani, rispetto a quello negoziato durante la presidenza Obama, è ben lontana dal realizzarsi. 

Nel frattempo si discute se estendere o meno l’embargo ONU sulle armi iraniane che, secondo gli accordi stipulati, dovrebbe cessare ad ottobre. Francia, Germania e Regno Unito si sono dette contrarie alla revoca delle sanzioni, perché potrebbe accrescere l’instabilità nella regione. 
Attualmente, è improbabile che Teheran accetti di rinegoziare un nuovo accordo. L’amministrazione Trump, a causa della politica estera adottata in Medioriente, ha perso parte della sua credibilità. Considerando la perdita di consenso di popolare nei confronti di Donald Trump, secondo gli ultimi sondaggi, il governo iraniano aspetterà l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi per scegliere la sua prossima mossa. 

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Noemi Verducci

Noemi Verducci

Sono Noemi Verducci, analista IARI per la sezione MedioOriente. Ho conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica presso l’Università del Salento, durante la quale ho svolto un anno di studio all’Università di Siviglia, nell’ambito del programma Erasmus. Lo studio della lingua araba mi ha permesso di avvicinarmi al mondo mediorientale, dapprima dal punto di vista esclusivamente linguistico e culturale e, successivamente, anche dal punto di vista politico. IARI è uno spazio fertile in cui potersi confrontare ed arricchirsi, crescendo insieme.
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