Archiviato il palcoscenico internazionale del vertice G20 di Osaka, raccolte polemiche e analisi sull’incontro con il presidente Putin, Trump concluderà la sua tappa in Estremo Oriente a Seul, in Sud Corea, dove è previsto un incontro con il presidente Moon Jae-in. Tanti i temi sul tavolo tra cui il rilancio della cooperazione commerciale, militare e diplomatica tra i due alleati, un accordo che archivi le tensioni commerciali degli anni passati ma soprattutto cercare una soluzione bilaterale per rilanciare il dialogo in merito alla denuclearizzazione della Corea del Nord o persino il raggiungimento di una pace tra i due contendenti divisi dal 38esimo parallelo.

La Corea del Sud è una pedina fondamentale nello scacchiere pacifico americano sia per protrarre il contenimento anticinese e nordcoreano sia per assicurare alla prima potenza del mondo un effettivo controllo sulle vie commerciali navali. Nel territorio di Seul sono stanziati non meno di 29.000 soldati americani che in aggiunta ai quasi 50.000 presenti in Giappone formano un contingente formidabile ma anche molto costoso. Sul tavolo delle trattative, infatti, l’importante questione sollevata da Trump in campagna elettorale e nel corso del suo mandato, di una maggiore partecipazione coreana agli oneri ingenti delle spese di mantenimento di tale poderosa forza. Al di la del messaggio imprenditoriale isolazionista di Trump appare molto difficile che si verifichi un allentamento con conseguente ritiro di parte delle forze stanziate vista l’importanza strategica di quel frangente geografico nei dossier di politica estera a stelle e strisce. Probabile un accordo che rinvii la questione a tempo debito

Archiviati i dubbi iniziali, il cuore dell’incontro bilaterale verterà sicuramente sulle possibili iniziative da intraprendere per rilanciare i colloqui con la Corea del Nord. Moon è perfettamente conscio che dovrà assurgere al ruolo di mediatore imparziale (vista anche la forte dipendenza del suo paese da Cina e Stati Uniti) ma al momento i contendenti non sembrano essere disposti a fare concessioni, a riprendere il dialogo o persino a proseguire lungo binari diplomatici canonici data la notizia recente di un fitto scambio epistolare tra Trump e il dittatore coreano Kim. La visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang, inoltre, è un chiaro segnale lanciato agli Stati Uniti e agli alleati di non sottostimare il ruolo necessario della Cina nelle negoziazioni con la Corea del Nord mentre il mondo osserva la prossima mossa sulla scacchiera del Pacifico.

Archiviato il palcoscenico internazionale del vertice G20 di Osaka, raccolte polemiche e analisi sull’incontro con il presidente Putin, Trump concluderà la sua tappa in Estremo Oriente a Seul, in Sud Corea, dove è previsto un incontro con il presidente Moon Jae-in. Tanti i temi sul tavolo tra cui il rilancio della cooperazione commerciale, militare e diplomatica tra i due alleati, un accordo che archivi le tensioni commerciali degli anni passati ma soprattutto cercare una soluzione bilaterale per rilanciare il dialogo in merito alla denuclearizzazione della Corea del Nord o persino il raggiungimento di una pace tra i due contendenti divisi dal 38esimo parallelo.

La Corea del Sud è una pedina fondamentale nello scacchiere pacifico americano sia per protrarre il contenimento anticinese e nordcoreano sia per assicurare alla prima potenza del mondo un effettivo controllo sulle vie commerciali navali. Nel territorio di Seul sono stanziati non meno di 29.000 soldati americani che in aggiunta ai quasi 50.000 presenti in Giappone formano un contingente formidabile ma anche molto costoso. Sul tavolo delle trattative, infatti, l’importante questione sollevata da Trump in campagna elettorale e nel corso del suo mandato, di una maggiore partecipazione coreana agli oneri ingenti delle spese di mantenimento di tale poderosa forza. Al di la del messaggio imprenditoriale isolazionista di Trump appare molto difficile che si verifichi un allentamento con conseguente ritiro di parte delle forze stanziate vista l’importanza strategica di quel frangente geografico nei dossier di politica estera a stelle e strisce. Probabile un accordo che rinvii la questione a tempo debito

Archiviati i dubbi iniziali, il cuore dell’incontro bilaterale verterà sicuramente sulle possibili iniziative da intraprendere per rilanciare i colloqui con la Corea del Nord. Moon è perfettamente conscio che dovrà assurgere al ruolo di mediatore imparziale (vista anche la forte dipendenza del suo paese da Cina e Stati Uniti) ma al momento i contendenti non sembrano essere disposti a fare concessioni, a riprendere il dialogo o persino a proseguire lungo binari diplomatici canonici data la notizia recente di un fitto scambio epistolare tra Trump e il dittatore coreano Kim. La visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang, inoltre, è un chiaro segnale lanciato agli Stati Uniti e agli alleati di non sottostimare il ruolo necessario della Cina nelle negoziazioni con la Corea del Nord mentre il mondo osserva la prossima mossa sulla scacchiera del Pacifico.

Archiviati i dubbi iniziali, il cuore dell’incontro bilaterale verterà sicuramente sulle possibili iniziative da intraprendere per rilanciare i colloqui con la Corea del Nord. Moon è perfettamente conscio che dovrà assurgere al ruolo di mediatore imparziale (vista anche la forte dipendenza del suo paese da Cina e Stati Uniti) ma al momento i contendenti non sembrano essere disposti a fare concessioni, a riprendere il dialogo o persino a proseguire lungo binari diplomatici canonici data la notizia recente di un fitto scambio epistolare tra Trump e il dittatore coreano Kim. La visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang, inoltre, è un chiaro segnale lanciato agli Stati Uniti e agli alleati di non sottostimare il ruolo necessario della Cina nelle negoziazioni con la Corea del Nord mentre il mondo osserva la prossima mossa sulla scacchiera del Pacifico.

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Marco Limburgo

Marco Limburgo

Marco Limburgo nasce a Mesagne (BR), attualmente vive e studia a Forlì. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna, è attualmente specializzando in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il campus forlivese della medesima università. È consigliere d’amministrazione di Geopolis. Inoltre, contribuisce in qualità di articolista al progetto editoriale Russia 2018. È appassionato di storia, letteratura e politica internazionale (in particolar modo della regione medio-orientale).
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