Se nei giorni scorsi è stata annunciata un’estensione di 90 giorni alle esenzioni sulle sanzioni per Cina, Russia e i paesi europei, oggi l’amministrazione americana ha annunciato l’imposizione di sanzioni al capo negoziatore dell’accordo sul nucleare, nonché ministro degli esteri: il diplomatico di lunga data Mohammad Javad Zarif. La decisione segnala che gli USA non sono ancora pronti a tornare sul tavolo negoziale. Dato che l’obiettivo americano è trattare costringendo l’Iran a una posizione di debolezza e totale isolamento, l’ancora tiepido sostegno dei paesi europei al JCPOA è un’ancora politica importante. Economicamente però , i paesi europei non si stanno davvero sforzando per rendere operativo INSTEX, il meccanismo per raggirare le sanzioni USA. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno segnalato la reale intenzione di negoziare con la controparte, e non giungere alla guerra. Infatti un funzionario dell’amministrazione ha affermato che Zarif non è un elemento imprescindibile per trattare. Dunque questa strada non è stata compromessa, e rimarrà aperta, a discrezione di Washington.

L’Iran si trova a dover agire come un equilibrista: da un lato tramite la parziale disintegrazione degli impegni nucleari vuole avvisare i partner europei della rapida necessità di promuovere l’export di petrolio iraniano e di riprendere a commerciare. Dall’altro, così facendo, il rischio di alienarsi il tiepido supporto europeo e perdere, oltre alla partnership economica, anche un supporto politico è alto. Come mostrano le recenti disquisizioni su un eventuale coalizione europea invocata da Londra che metta in sicurezza il passaggio nello stretto di Hormuz. Per quanto riguarda l’estensione delle esenzioni, la decisione è stata presa da Trump, su consiglio del segretario del tesoro americano Steven Mnuchin, scavalcando l’opposizione dei falchi Bolton e Pompeo. La motivazione è quella di dare più tempo ai firmatari dell’accordo di portare a zero il commercio con l’Iran ed evitare di sanzionarli. Tuttavia la Russia, e soprattutto la Cina, hanno espresso l’intenzione di continuare a commerciare con Teheran a prescindere dalle sanzioni americane. Qui la contesa si sposta su scala globale. L’Iran rappresenta un territorio fondamentale del “Rimland” mediorientale, il quale, secondo il geopolitico americano Spykman è la fascia fondamentale per dominare l’Eurasia. Dunque, la Cina non può che essere interessata a sfruttare le tensioni americane nell’area per incunearsi e commerciare, primo step per giungere all’influenza politica.

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