La nuova Italia è al lavoro, il nuovo Ministro degli Esteri Luigi Di Maio è chiamato alla gestione di questioni delicate che potrebbero nel prossimo futuro dare degli importanti spunti per un giudizio più o meno positivo sul suo operato 1 .

Partiamo innanzitutto dal tema più caldo e più caro agli italiani: l’immigrazione. Diciamo che sulla questione si è alzato un grande polverone negli ultimi tempi, gli accordi di Malta sembrano aver gettato delle solide basi per un futuro basato sulla collaborazione reciproca dei Paesi dell’Unione Europea, basata sulla famosa ridistribuzione tanto più volte usata dal premier Giuseppe Conte. Tuttavia, l’Italia si sta muovendo anche su altri fronti per la gestione del problema, andando alla ricerca di accordi bilaterali con i Paesi di origine dei migranti per convincerli a riprendere i propri cittadini entrati in Italia illegalmente.

L’idea di muoversi su più fronti (richiedere collaborazione in Europa e trattare con i Paesi da cui provengono gli immigrati) non è affatto malvagia, la nuova proposte del Ministro degli Esteri si fonda su una lista di 13 Paesi sicuri verso i quali effettuare i rimpatri, ridurre i tempi di esamina per i richiedenti asilo e puntare alla stipulazione di nuovi accordi bilaterali con i Paesi di origine dei migranti affinché riaccolgano i clandestini in Italia. Diciamo quindi che, su questo aspetto, si sta cercando di muoversi (e in fretta anche) puntando a operare su più fronti, andando alla ricerca di collaborazione presso i Paesi dell’UE ma anche “agendo da sé” come stiamo vedendo. Sorgono tuttavia dei dubbi sul nuovo provvedimento della Farnesina, non solo perché ancora c’è tanto lavoro da fare in termini di accordi con i Paesi di origine (al momento l’Italia ne ha stipulati solo quattro), ma anche e soprattutto perché le modalità con cui si intende esercitare il tutto non si discostano poi tanto da ciò che era stato enunciato nel primo decreto sicurezza di Matteo Salvini.

È proprio in quel provvedimento che era stata considerata la possibilità di stilare una lista di Paesi sicuri sulla base delle informazioni degli organismi internazionali ed europei, nonché di introdurre l’obbligo al richiedente asilo di dimostrare l’esistenza di reali motivi per cui la sua condizione possa essere messa in pericolo in caso di ritorno nel Paese d’origine. Una soluzione che lascia qualche perplessità considerando la sua “somiglianza” col precedente decreto salviniano sul quale il nuovo governo giallorosso si era espresso duramente, non tanto per la sua efficacia (i fatti parleranno), quanto per questioni politiche. Perché introdurre un provvedimento così simile a uno così recente e, soprattutto, così demonizzato? Sono volate parole pesanti negli ultimi tempi, da un lato Salvini che accusa il nuovo governo di riaprire i porti, dall’altro un Di Maio che ha voluto ribadire come in realtà Salvini non abbia risolto proprio nulla sul fronte immigrazione, attaccandolo di svolgere della banale propaganda. Ma non sembra che le idee del Ministro degli Esteri, stando ai fatti attuali, si discostino tanto dall’ormai ex partner di governo. 2

Luigi Di Maio, Ministro degli Esteri italiano

 

3 La grande occasione di questo governo, che ha visto la sua nascita all’interno di “manovre di Palazzo” (legittimamente sia chiaro, lo dice la Costituzione), è non solo quella di provare a risollevare l’Italia, ma anche di gettare ombre sull’opposizione in vista delle nuove elezioni. Salvini è stato accusato di fare semplice propaganda? Sicuramente, è all’opposizione ed è giusto così, ma non mi sembra che al governo non si stia facendo altrettanto, e questo provvedimento pare esserne la palese dimostrazione. D’altronde la realtà politica italiana è questa, non conta tanto come agisci, bensì alle parole che vi costruisci attorno. Ecco perché ci troviamo di fronte alla paradossale situazione di un Di Maio che sul tema immigrazione si sta mostrando uguale, ma allo stesso tempo avverso, alla politica salviniana…

I delicati compiti al quale è chiamato il Ministro degli Esteri italiano non si limitano semplicemente alla questione immigrazione, un occhio di riguardo va gettato anche sulle relazioni commerciali tra Italia e Stati Uniti. Diciamo che la guerra dei dazi di Donald Trump rischia di stravolgere gli equilibri finanziari di molte potenze economiche, d’altronde stiamo pur sempre parlando degli Stati Uniti e sappiamo tutti quanto forte sia la sua influenza a livello internazionale dal punto di vista politico ed economico. La linea di intransigenza che sembra voglia attuare Trump con l’Unione Europea dal punto di vista commerciale rischia di essere un colpo grosso per il nostro Paese, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio hanno evidenziato come sia fondamentale giungere dialogare per giungere una soluzione proficua in quanto il danno per l’export made in Italy rischia di essere seriamente danneggiato (soprattutto nel settore agroalimentare). È un problema che il governo italiano deve cercare di risolvere al più presto, non soltanto per le negative implicazioni in ambito economico che può comportare, ma anche e soprattutto per la scomoda posizione che andrebbe a ricoprire l’Italia nei confronti degli USA dal punto di vista politico. In che senso?

Gli Stati Uniti si siedono con il coltello dalla parte del manico, poter mettere alle strette l’Italia dal punto di vista economico può voler dire trovare in essa un più facile alleato nello scenario internazionale. Nell’incontro tra Di Maio e Pompeo il nostro ministro ha ribadito l’importanza di giungere a un accordo per evitare dazi ai prodotti locali, ma è chiaro come adesso gli USA “pretendano” da parte del nostro governo un atteggiamento più conciliabile in ambito di politica estera internazionale, magari proprio su questioni calde come Iran, Cina e Venezuela. 4

Da sinistra a destra: Mike Pompeo, Segretario di Stato degli USA, e Luigi Di Maio

5 Potremmo intenderla come una sorta di “punizione” per le recenti uscite italiane riguardo a temi così delicati per gli States? Di Maio non ha mai nascosto come l’idea di una relazione commerciale con la Cina possa essere positiva per l’economia nostrana, nel dossier iraniano Giuseppe Conte non ha sposato la linea dura e intransigente di USA e altri Paesi Europei promuovendo una soluzione più tendente al dialogo per stemperare la tensione. La reazione degli USA è stata immediata, andando ad attaccare proprio l’economia italiana e tenendo tra le mani un coltello che sarebbe meglio (per noi) fosse posato al più presto. C’è quindi da prendere una posizione su determinati temi in campo internazionale? Conviene all’Italia provare a costruire importanti relazioni commerciali con la Cina? Se lo facesse, quanto andrebbe a perderci con altri partner commerciali (gli USA)? È una situazione molto delicata che va affrontata con cautela, non dimentichiamoci che l’esportazione del made in Italy negli USA è una fonte di guadagno non indifferente per le aziende italiane.

1https://www.ilmessaggero.it/politica/governo_di_maio_chi_e_ministro_esteri-4713853.html

2 https://ilmanifesto.it/rimpatri-il-governo-usa-il-decreto-sicurezza-di-salvini/

3 https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/04/23/maio-ipocriti-non-vedere-business-immigrazione_pl1rNe8EURYhOSjtPQSVHN.html

4 https://www.huffingtonpost.it/entry/italia-usa-dazi-e-minacce_it_5d94cbd5e4b0ac3cddb23d68

5 https://tg24.sky.it/politica/2019/10/03/video-gaffe-di-maio-pompeo.html

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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