L’applicazione TikTok, proprietà di ByteDance, ha raggiunto durante il lockdown il miliardo di download, come possiamo vedere dall’immagine di copertina. Notiamo anche, come sia l’applicazione più veloce ad avere raggiunto tale traguardo, pure se confrontata con FB e Instagram.

Tuttavia, il hype che circonda l’app non è tutto rose e fiori, anzi ci sono state già varie ripercussioni. Il 29 giugno 2020 l’India, ovvero il Ministry of Information Technology, dopo gli scontri avvenuti sul confine himalayano, tra India e Cina, dove hanno perso la vita 20 soldati indiani, ha deciso per ragioni di sicurezza di bloccare l’app dal proprio spazio virtuale, insieme ad altre 58 app cinesi. La presenza di TikTok in India era notevole con più di 600 milioni di utenti.

E’ interessante notare, come il social network si è inserito in un più ampio dibattito geopolitico e di sicurezza nazionale. Jabin Jacob dell’Università di Shiv Nadar in Delhi ha dichiarato per l’Economist, che il ban dell’app è meglio compreso all’interno di una strategia di pushback contro la crescente influenza cinese nella regione. Le irritazioni da parte del governo Indiano, includono anche un persistente deficit commerciale di 50 miliardi e le intromissioni diplomatiche cinesi nei piccoli stati confinanti con l’India, i quali vengono considerati dal governo indiano come suoi satelliti. Tuttavia, l’India non è l’unico stato ad essere preoccupato della crescita esponenziale di TikTok.

Anche negli Stati Uniti, la preoccupazione sta salendo e il dibattito politico si sta scaldando, sopratutto dopo il bando di Huawei, da parte di Trump, dopo l’inarrestabile crescita dei download dovuti al lockdown e del ruolo di TikTok nelle proteste e rivolte che hanno scosso gli States negli ultimi mesi. In particolare, quanto riportato da Arjun Kharpal per la CNBC nel 2019 [per il caso Huawei, ma vale anche per il caso TikTok], il governo degli Stati Uniti è preoccupato a causa di due distinti punti all’interno del sistema legislativo cinese. Nello specifico, la National Intelligence Law (NIL – Legge nazionale dei servizi) del 2017 e la Counter-Espionage Law (CEL – legge del contro spionaggio) del 2014. L’articolo 7 della NIL dichiara che: ‘’ogni organizzazione o cittadino deve supportare, assistere o cooperare con il lavoro dei servizi in conformità con la legge’’ aggiungendo che ‘’lo stato protegge ogni individuo e organizzazione che lo aiuti’’.

La CEL del 2014, invece legifera che ‘’quando l’organo di sicurezza dello stato indaga e comprende la situazione dello spionaggio e raccoglie prove pertinenti, le organizzazioni e le persone interessate devono fornirle in modo veritiero e non possono rifiutarsi [di collaborare]’’. In seguito, alcuni politici affermarono che TikTok dia l’accesso al governo di Beijing a milioni di dati di utenti americani, e che censuri i contenuti che non sono graditi al regime cinese. ByteDance ha respinto queste accuse, spiegando che i dati di utenti non-cinesi sono siti su server non-cinesi, e che le decisioni di cosa mostrare agli utenti americani sono prese in America. Un recente articolo del Financial Times invece, riporta che il segretario di stato Mike Pompeo, ha da poco affermato che gli Stati Uniti hanno considerato di bloccare l’applicazione per motivi di sicurezza. Inoltre, l’articolo cita anche che il presidente Donald Trump ha considerato di bannare l’app, come ritorsione alla gestione iniziale della pandemia di coronavirus.

Nel medesimo pezzo, si legge anche che Larry Kudlow, il massimo funzionario economico della Casa Bianca, ritiene possibile che TikTok potrebbe diventare una società americana separata dalla ByteDance. Il settimanale Economist, afferma che se le sanzioni americane verso Huawei hanno l’obbiettivo di sbrogliare la supply chain (catena di distribuzione) dei prodotti elettronici, l’assalto verso ByteDance è un tentativo di mantenere i flussi di dati americani e cinesi separati. Dal canto suo, ByteDance già a marzo è uscita con un piano alquanto radicale, di scorporare tutti i suoi business non-cinesi, incluso TikTok e dare a loro una sede globale a Londra, creando di fatto due società sorelle, ByteDance Cina e ByteDance Global, rimanendo azionista nell’ordine del 30-40% di ByteDance Global. Tuttavia, questo piano si è fermato dopo le ultime dichiarazioni della Casa Bianca. Inoltre dopo le ultime affermazioni di Larry Kudlow, ByteDance, teme una vendita forzata del 90-100% delle azioni di TikTok ad azionisti americani o a giganti del tech. In questo scenario, come affermato da osservatori cinesi, l’America otterrebbe un altra piattaforma tecnologica (social) globale.

In conclusione, in questo breve articolo possiamo notare, come la Cina nel tentativo di diventare una superpotenza globale, adoperi anche strumenti di soft-power, che non molto tempo fa erano disponibili solo alle potenze occidentali, ovvero nel caso dei social solo agli Stati Uniti. Come sempre, da europei, proviamo un senso di vuoto in quanto, non abbiamo nessuna voce in questa competizione, sennonché di dare spazio ad un eventuale headquarters globale a Londra, che con la Brexit, fa parte dell’Europa solo in senso fisico ma non politico.

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Peter Fiegl

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