Il concetto culturale e politico di 天下, letteralmente “tutto sotto il cielo”, la cui lettura è rispettivamente “Tianxia” in cinese e “Tenka” in giapponese, ha definito gli obiettivi strategici delle due nazioni asiatiche. La differenza, però, non si limita soltanto alla sua lettura. Infatti, la sua applicazione ha definito ambiti geopolitici d’azione ben specifici per ognuna di loro.



La nascita del concetto di “tutto sotto il cielo” affonda le sue radici nel periodo di governo della dinastia cinese Zhou (XII secolo- III secolo A.C.), ma continua a essere di fondamentale importanza nella definizione degli obiettivi strategici della Repubblica Popolare Cinese e dell’arcipelago giapponese. Il concetto è stato rielaborato, però, con un significato totalmente diverso in riferimento alle specificità geoculturali dei due attori. La cultura cinese è stata definita universalista soft, indicandone la volontà e la potenzialità d’applicazione in ogni ambito geografico del globo, attraverso la cooptazione degli altri popoli, e non tramite la loro conquista come nel caso dell’universalismo harddell’Impero Romano. Al contrario, il Giappone è rappresentato come un paese dal forte particolarismo culturale, difficilmente esportabile in altri contesti. In buona sostanza, cinesi si diventa, ma giapponesi si nasce.1 

Per questo motivo anche il concetto di “tutto sotto il cielo” ha assunto connotazioni geopolitiche diverse. Nel caso della Cina e delle sue mire ecumeniche, il Tianxia, tutto quello che si trova sotto al cielo, corrisponderebbe all’intera superficie terrestre. Il concetto è stato utilizzato sapientemente per dividere il globo in sfere concentriche, partendo dalla Corte Imperiale, fino ad arrivare ai barbari, descrivendone, quindi, i diversi gradi di sinizzazione. Per l’Impero del Centro questo concetto ha descritto i confini in termini di isobare culturali, con l’intenzione di espandere il proprio dominio culturale il più possibile. Un processo costantemente in fieri e in linea con le altre politiche della Cina Imperiale. Le antiche Vie della Seta e il Sistema del Tributo, che hanno garantito la stabilità dell’ordine sinocentrico e la superiorità della Cina all’interno dello stesso, sono state legittimate sotto il profilo politico-culturale proprio dal concetto di Tianxia. Con l’arrivo degli Occidentali e la Prima Guerra dell’Oppio il sogno del Tianxia fu spazzato via assieme al sinocentrismo.

La conseguenza fu l’abbandono dei modelli culturali cinesi per più di un secolo, sostituiti dai nuovi schemi politici ed economici di matrice occidentale. Soltanto recentemente, con la riacquistata centralità del Dragone Cinese nella società internazionale e la presa del potere da parte di Xi Jinping, l’apparato ideologico del Partito Comunista ha deciso di rimettere in campo la lezione dei classici, come strumento di legittimazione delle azioni diplomatiche di Pechino, segnando un vero spartiacque tra l’immagine della Cina come “fabbrica del mondo” e di quella della Cina come superpotenza mondiale.

Da qui l’elaborazione di un neo-tiaxianesimo che maggiormente si adatta al nuovo contesto internazionale. Da un lato, quest’ultimo ha messo in discussione le radici epistemologiche della stessa materia delle Relazioni Internazionali, fino a ora di esclusiva formazione occidentale.3 Dall’altro, il governo centrale ha sfruttato ingegnosamente l’attacco alle discipline umanistiche tacciate di eurocentrismo, per giustificare le proprie aspirazioni mondiali, supportando la nascita della cosiddetta yi dai yi lu, ovvero la Belt and Road Initiative.3

Il sogno cinese, in contrapposizione con quello statunitense, menzionato da Xi Jinping nel suo discorso per il XIX Congresso Nazionale del Partito Comunista, ammetterebbe la possibilità di una coesistenza e di una prosperità delle nazioni del mondo sulle basi dell’armonia confuciana, raggiungibile, quindi, soltanto sotto un ordine gerarchico, dove al suo vertice si troverebbe il Paese del Centro. La rilettura in chiave attuale del tiaxianesimo mostra l’ossessione spasmodica della Cina nel voler affermare la propria centralità nel mondo.

Diametralmente opposto, invece, è il concetto di “tutto sotto il cielo” del Paese del Sol Levante. Lo spazio geopolitico delimitato dal Tenka nipponico si limita all’arcipelago stesso, questo per due fattori principali. Il primo sarebbe collegato al particolarismo nipponico e alla sua “nippogonia”.



Il mito fondante della civiltà di Yamato contenuto nel Kojiki descrive la leggendaria nascita dell’arcipelago ad opera dei kamisama, le divinità del panteon shintoista, e non del resto del mondo. Il secondo fattore, invece, è la “sindrome dell’eterno secondo”. La grandezza della Cina Imperiale e la relativa arretratezza rispetto a quest’ultima, hanno reso l’arcipelago fortemente insicuro, spingendolo ad adottare i modelli politico-istituzionali del vicino asiatico, per non esserne inghiottito. Lo stesso accadrà con l’arrivo del Commodoro Perry a Edo, l’attuale Tokyo, nel 1853 e le sue kurobune, ovvero “le navi nere”.

Il passaggio dal wakon kansai (spirito giapponese, tecniche cinesi) al wakon yōsai (spirito giapponese, tecniche occidentali) è stata una scelta obbligata per Tokyo, al fine di preservare ancora una volta la propria integrità territoriale e sfuggire al colonialismo occidentale tramite la modernizzazione. Le ripetute sfide e le piccole dimensioni del paese hanno fatto prevalere un approccio di realpolitik nelle relazioni con l’altro, ponendo come obiettivo cardine la sopravvivenza dell’arcipelago. Il motto simbolo di tale approccio è stato quello spesso utilizzato in epoca Meiji di “fukoku kyōhei”, ovvero “nazione prospera, esercito forte”. Anche dopo la fine del mondo bipolare, il Giappone continua a mantenere alta la sua preoccupazione per la sicurezza, restando un punto focale nell’agenda politica dei suoi policy maker.

Emblematica a tal proposito è la celebre risposta dell’ambasciatore Okazaki Hisahiko a un giornalista americano che gli domandava quali fossero i principi fissi nella politica estera giapponese. La sua risposta è stata: “Le storie dei nostri due paesi sono diverse. Il vostro paese è stato costruito sui principi. Il Giappone è stato costruito su un arcipelago”.4 Negli ultimi anni, però, il Giappone sembra aver ampliato la sua percezione geopolitica al di fuori del Tenka, spingendosi oltre i principi di realpolitik. In particolare, il Primo Ministro Abe ha dilatato questo spazio lanciando la Free and Open Indo-Pacific Strategy, che prevede non solo il mantenimento della sicurezza degli stati coinvolti nella strategia, ma anche il diffondersi di valori universali come la democrazia, il rule of law, il rispetto per i diritti umani. La strategia di Abe si pone come risposta dello stato nipponico all’iniziativa cinese, per evitare che la regione Indo-Pacifica possa essere sottomessa ai dettami dell’avversario.5

Seppur la matrice del concetto di “tutto sotto il cielo” sia unica e molto antica, la sua interpretazione si è modificata a seconda dell’attore e della situazione nella quale è stata inserita. Tale concetto, con forti connotazioni geopolitiche, ha plasmato e continua a plasmare le scelte strategiche della Repubblica Popolare Cinese e del Giappone, mostrandone gli obiettivi strategici che le due nazioni hanno voluto perseguire. Mentre nel caso della Cina, attualmente il neo-tianxianesimo si pone come fonte di legittimazione globale, per l’arcipelago il Tenka è stato strumento di sopravvivenza, che si dilata per rispondere alle nuove sfide.                         

 

Fonti

  1. Franco Mazzeo, Vittorio Volpi, Asia al Centro, Milano: Università Bocconi Editore, 2014, pp. 51-66.
  2. Zhang Yongjin. “System, Empire and State in Chinese International Relations.” Review of International Studies27, no. 5, 2001, pp. 43–63.
  3. Tingyang Zhao. “A Political World Philosophy in Terms of All-under-Heaven (Tian-Xia).” Diogenes 56, no. 1, 2009, pp 5–18.
  4. Kenneth Pyle, Japan rising. The Resurgence of Japanese Power and Purpose. New York: Public Affairs, 2007, p. 49.
  5. Ministry of Foreign Affairs of Japan, “Foreign Policy: Free and Open Indo-Pacific”, Link del sito: https://www.mofa.go.jp/policy/page25e_000278.html (Accesso effettuato il 12/05/2020)
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