Il mondo dei media e dell’informazione ha conosciuto un profondo mutamento tramite la digitalizzazione. I vantaggi e gli svantaggi legati a questo enorme flusso di notizie che ogni giorno invade le reti sono ben conosciuti. La digitalizzazione dell’informazione ha permesso alla comunicazione scritta di potersi propagandare alla stessa velocità della comunicazione orale, ed esattamente come quest’ultima, di poter essere volatile.

La rete permette di rispondere ad un’ esigenza istintiva umana della comunicazione, ovvero lo scambio immediato delle informazione. Da una parte questo modo di comunicare si rivela rapido ed efficace, dall’altra parte resta una comunicazione legata al nostro istinto, al bisogno di rapidità e di conseguenza scarsamente sottoposto ad attente riflessioni. 

Con tale premessa si spiega il perché, nonostante l’internet possa dare un accesso diretto ad una serie d’informazioni approfondite ed accurate sugli eventi che ci circondano, il pericolo delle fake news e il fenomeno della disinformazione sono in continuo aumento nella nostra società. L’informazione rapida e alla portata di tutti risponde ad un bisogno istintivo di ogni soggetto e di conseguenza essa avrà una maggiore velocità nella propagazione.

Thinking, Fast and Slow è un libro best-seller  pubblicato nel 2011 dal premio Nobel per le scienze economiche Daniel Kahneman, il quale spiega questo meccanismo della nostra mente. Il nostro cervello si avvale molto spesso di scorciatoie inaccurate; oltre a questo, c’è da sottolineare che si tende a prendere delle decisioni basandosi unicamente su quello che vediamo, su quello che abbiamo sotto mano, e non su tutte le informazioni realmente presenti. La nostra mente tende continuamente a semplificare la realtà, come reazione naturale quando ci si trova difronte alla complessità. Allo stesso tempo è possibile poter allenare il nostro cervello a poter agire contro tale istinto. L’esempio che Kahneman utilizza nel suo libro per capire come allenare la nostra mente a “pensieri lenti e veloci” è il caso in cui ci si ritrova a fare un calcolo matematico mentalmente: si prende il tempo necessario per riflettere accuratamente e analizzare. Secondo Kahneman è esattamente questo il principio con il quale  analizzare le informazioni.

Attraverso tale metodo sarebbe possibile poter esercitare la nostra mente alla riflessione accurata riuscendo in questo modo a staccarci da quell’istinto naturale, nel quale si tende a recepire le informazioni  di breve contenuto e in maniera rapida.   Si tratta di una vera e propria ginnastica mentale. Nel caso dell’informazione bisogna abituare dunque il nostro cervello a non soffermarsi soltanto sulla storia che ci viene fornita, bensì nel ricercarne accuratamente i dettagli. Con una tale impostazione, l’elaborazione dei nostri pensieri, sulla base d’informazioni acquisite, richiederebbe inizialmente maggior tempo di riflessione, ma col tempo, si riuscirebbe ad essere più veloci nell’elaborazione di pensieri accurati, esattamente come quando ci si esercita con i calcoli matematici fatti a mente. Un esercizio che sicuramente non risulta facile, se solo pensassimo a quanto la digitalizzazione abbia abituato le nostre società alla velocità dei contenuti.

Quale potrebbe essere dunque il tranello nel quale si potrebbe continuamente ricadere? La crisi generata dal Codvid-19 è un esempio di come l’intensificazione dell’attività giornalistica e mediatica generi una propagazione di fake news e disinformazione. L’attività dei mass media trova un pubblico che in tempo di crisi e d’incertezza è alla ricerca di risposte rapide. Il pericolo di manipolazione dell’opinione pubblica in questi periodi di crisi è costantemente dietro l’angolo. Dinanzi all’attuale emergenza globale, nella quale le decisioni politiche ed economiche devono essere prese in maniera lenta e accurata, la velocità dell’informazione può trascurare un’attenta analisi delle circostanze. Una tale questione dovrebbe portare la nostra società moderna ad un’attenta riflessione riguardo il potere mediatico sull’opinione pubblica e di conseguenza sulle scelte politiche dei cittadini.

Il caso sollevato dalla giornalista Carole Cadwalladr durante la sua conferenza al TED 2019 rappresenta un esempio lampante di come le fake news e la loro diffusione attraverso i social network possano realmente condizionare le scelte politiche di un paese. Dopo il referendum sulla Brexit nel Giugno 2016, la giornalista si è recata in una piccola città chiamata Ebbw Vale nel Galles, dove si è registrato il consenso più alto per il “Leave” (62% degli abitanti). Un risultato alquanto inaspettato per una cittadina, le cui opere pubbliche in gran parte sono state sovvenzionate dai fondi europei. L’indagine di Cadwalladr ha portato alla luce l’enorme campagna di disinformazione e di “fake news” che ha caratterizzato il periodo precedente alla Brexit, lanciando un vero e proprio allarme sul pericolo che la tecnologia dei social media possa rappresentare per le democrazie mondiali.

In tempi di crisi come quella attuale, il virus della disinformazione rischia di poter cambiare i paesaggi politici in diversi paesi. A fronte di tale emergenza, i colossi del web hanno deciso di unirsi per contrastare la diffusione delle fake news in tempi di pandemia. Un’iniziativa avviata probabilmente per evitare gli errori del passato. Ma non si tratta certamente del solo metodo utilizzato per contrastare la disinformazione sul web, sono infatti sempre di più i servizi di fact-checking che si occupano di verificare la veridicità non solo delle notizie, bensì anche delle dichiarazioni di personaggi politici. Ciononostante nell’infobesità esistente, creata dai media e dalla rete, risulta difficile filtrare ogni tipo d’informazione.

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