Dopo che l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato nelle settimane scorse la pandemia globale dovuta al COVID-19, si osservava con inquietudine i paesi più fragili che avrebbero potuto essere colpiti.

Dopo i primi casi di contagio in Israele, lo sguardo si è rivolto verso i Territori Palestinesi con particolare preoccupazione. I dati forniti e aggiornati alla mattinata di ieri, venerdì 27 marzo, segnalano un totale di 91 malati, 7 in più della giornata precedente. Il timore più che fondato risiede nel trend in aumento e nella tenuta del sistema sanitario palestinese.

Le strutture presenti in Cisgiordania sono sovraffollate, carenti di forniture e attrezzature adeguate e dalle condizioni igieniche scadenti.
Si stima che vi siano circa 1,2 posti letto per 1000 persone, meno di 20 medici specialisti in terapia intensiva, e non più di 120 ventilatori in tutti gli ospedali pubblici.
Se le autorità non saranno in grado di contenere il contagio si dovrà affrontare un disastro annunciato.
Ancor più desolante, se possibile, la situazione all’interno della Striscia di Gaza.

Dopo i primi casi confermati il 21 marzo scorso, risaltano maggiormente le terribili condizioni a cui la popolazione era già sottoposta.
Gaza è una delle aree più densamente popolate del mondo, con problematiche enormi alle infrastrutture sia idriche che sanitarie, dove il tasso di disoccupazione sfiora il 45% – oltre il 60% per la fascia giovanile – e dove quindi vi è un altissimo tasso di malnutrizione.
Anche il tasso di disabilità è considerevole, a causa dei continui attacchi e bombardamenti che arrecano inoltre vulnerabilità psicologica e disagio mentale.
Il sistema sanitario è completamente inadeguato sia per personale sia per risorse.

Si stima che agli ospedali manchi circa il 40% dei medicinali essenziali, e che in conseguenza ai divieti israeliani all’importazione di tecnologia con un possibile “duplice utilizzo” vi sia assenza di macchinari necessari.
Le regolari interruzioni di corrente elettrica e la decisione dell’amministrazione statunitense di Donald Trump di interrompere i finanziamenti all’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi, completano il catastrofico quadro.

L’orizzonte che si profila per i Territori Palestinesi è quindi più cupo che mai.
Essenziale sarà capire cosa deciderà di fare lo Stato di Israele, alle prese con quasi tremila contagiati e una crisi di politica interna senza precedenti.
Darà accesso al suo sistema sanitario ai palestinesi? Permetterà lo scioglimento dei blocchi all’assistenza medica straniera?
Le risposte a queste domande potrebbero decretare o meno la sopravvivenza di Cisgiordania e Striscia di Gaza.

 

 

 

 

 

 

 

The following two tabs change content below.
Davide Agresti

Davide Agresti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: