Un piccolo Paese dell’Africa Occidentale, circondato da vicini molto ingombranti come il Senegal e la ex colonia francese della Guinea-Conakry. Eppure, questo piccolo Paese sulle coste dell’Oceano Pacifico è al momento al centro degli onori della cronica internazionale per la perdurante crisi politica che la attanaglia, alla vigilia delle elezioni politiche del 27 novembre. Il presidente della Guinea Bissau, José Mario Vaz, conosciuto dalla popolazione semplicemente come Jomaz, ha infatti rimosso alla fine di ottobre il suo primo ministro Aristides Gomes (1), una prassi che si è ripetuta per venti volte nell’arco del suo governo, iniziato nel 2015, e nominando al suo posto Faustino Imbali, nonostante il primo ministro uscente, appoggiato da una solida compagine politica, si sia rifiutato di lasciare l’incarico.

Il presidente Vaz non è nuovo al gioco del burattinaio con i governi di Bissau, e d’altronde, la crisi politica interna del Paese ha radici profonde, e mai del tutto affrontate ed eradicate dalle élites politiche che si sono succedute alla guida della ex-colonia portoghese, uno dei Paesi più poveri al mondo, che si appoggia pesantemente agli aiuti internazionali e che i narcotrafficanti utilizzano come punto di smistamento per le sostanze stupefacenti che arrivano dal Sudamerica, sfruttando la fragilissima congiuntura interna del Paese. Tuttavia, la comunità internazionale non sembra più disposta a tollerare il comportamento del leader del Partido Africano para a Independência da Guiné e Cabo Verde (APGC, secondo la sigla in lingua inglese).

Dopo essere già stato sospeso dall’Unione Africana nel primo momento della crisi politica, nel 2015, lo scorso giugno il Consiglio di Sicurezza e la stessa Unione Africana avevano accolto con favore la fissazione di una nuova tornata di elezioni politiche a Bissau, sebbene sembrasse già palese che Vaz fosse destinato a succedere a sé stesso.

Adesso, l’azione del Presidente appare quanto mai non conforme alle norme del diritto internazionale e senz’altro intesa a ulteriormente rafforzare la sua salda presa sul potere politico. Lo stesso giorno della jomina del nuovo primo ministro, Imbali, il 29 ottobre,Vaz aveva ricevuto le proteste della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS),rifiutando formalmente la decisione del presidente e godendo dell’appoggio di Angola, Unione Africana e Nazioni Unite (2). Lo stesso Ecowas si poi offerto di mediare tra le due fazioni, convocando un incontro a Niamey per l’8 novembre, nel tentativo di sbloccare lo stallo. La delegazione che supporta il primo ministro deposto Gomes, sarà guidata dal ministro degli Esteri del Niger, Kalla Ankourau, che ha ribadito l’illegalità del provvedimento del presidente Vaz, e quanto sia importante per la Guinea- Bissau uscire dall’impasse in cui si trova.

Al momento infatti il Paese si dimostra come la quintessenza della stagnazione sia politica che economica, e di certo il perdurare dell’incertezza non aiuta i mercati o i finanziatori esteri a percepire la Guinea-Bissau come un possibile partner commerciale. Se, come sembra, il presidente Vaz non si presenterà al vertice di Niamey (3), la situazione non è certamente destinata a migliorare nel breve periodo. Le preoccupazioni internazionali, pertanto, non si placano. Anche la Chiesa Cattolica del Paese è intervenuta, con un appello alla “calma” e affinché tutte le parti in causa possano partecipare ad un sereno confronto politico.

Nel frattempo, anche il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres si è detto preoccupato dalla crisi ghineana, asserendo la volontà di occuparsene personalmente (4). Mentre l’Ecowas ribadisce da Niamey le paure per il Paese ed il timore che le intenzioni di Vaz siano di instaurare un golpe, vi sono ancora alcuni punti da chiarire nella vicenda. Se infatti la prassi della destituzione dei primi ministri sia una caratteristica ormai riconosciuta come invalsa nell’attuale Capo di Stato stavolta pare che ci sia qualcosa di ulteriore che cova sotto la superficie. In marzo, infatti, le cronache di Bissau parlavano di un camion carico di sostanze stupefacenti fermato alle porte di Bissau con a bordo il figlio del Presidente. Questi, condotto dinanzi alle autorità competenti, era stato prontamente rilasciato, e del camion si erano perse le tracce.

Non è nemmeno la prima volta che i rappresentanti del governo di Bissau vengono accusarti di intrattenere stretti legami con il narcotraffico, da cui ricaverebbero ingenti somme sottobanco a sostegno delle proprie campagne politiche. Sebbene le voci non siano mai state ufficialmente confermante, si inseriscono in un quadro di sistematica violazione della Costituzione del Paese e confermano una situazione desolante che le organizzazioni internazionali osservano già da diversi anni, senza però poter effettuare operazioni particolarmente incisive. Mentre si attendono i risultati del vertice in Niger, il Consiglio dell’Unione Africana ha voluto lanciare un ultimatum a tutti i candidati per le prossime elezioni: chiunque ostacolerà in qualsiasi modo il regolare svolgimento del voto, o contribuirà a peggiorare la situazione di crisi, verrà colpito da pesanti sanzioni e la sua candidatura verrà esclusa dal novero dei papabili per la carica presidenziale.

Fonti

1 https://www.crisisgroup.org/crisiswatch/november-alerts-october-trends-2019#guinea-bissau

2 https://www.securitycouncilreport.org/chronology/guinea-bissau.php

3 http://www.rfi.fr/afrique/20191108-crise-guinee-bissau-le-president-vaz-grand-absent-sommet-cedeao

4 https://dppa.un.org/en/address-of-un-secretary-general-antonio-guterres-to-un-general-assembly

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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