Si è da poco compiuto in Italia il taglio dei parlamentari, provvedimento che ha fatto e farà discutere per molto tempo. Il Movimento 5 Stelle è stato il più forte promotore della riforma, come da prassi per ciò che concerne la modifica di una legge della Costituzione l’esame ha previsto ben quattro letture parlamentari (due per la Camera e due per il Senato), allo stato attuale ci ritroviamo dunque una Camera dei deputati epurata di 230 parlamentari (da 630 a 400) e il Senato di 115 (da 315 a 200). Stiamo parlando di una riforma storica, cambia il rapporto numerico di rappresentanza alle due camere (1 deputato per 96.000 abitanti circa e 1 senatore per 188.000 abitanti circa) che comporterà la necessità di ridisegnare i collegi elettorali con un’altra legge. 

Andando a confrontarci con il numero dei deputati negli altri Paesi dell’UE, osserviamo come l’Italia faccia un grosso balzo indietro nella classifica. Ricordiamo che il numero dei deputati è strettamente legato alla dimensione demografica del Paese, non è un caso che la Germania (stato con maggior popolazione nell’Unione Europea) abbia il più alto numero di deputati nel Bundestag, ben 709. Il drastico taglio appena attuato in Italia è costellato da molti pro (almeno così ci dicono) e contro: se da un lato, come più volte ribadito dai forti promotori della riforma, si riducono i costi della politica e si aprono le porte a un più efficace lavoro delle Camere, dall’altro si parla di danno per la democrazia in quanto gli elettori vanno a perdere una grossa fetta di potere di rappresentanza.

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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