Negli ultimi giorni rappresentanti di Stati Uniti, Francia e Russia si sono messi in contatto con i partiti curdo-siriani per avviare un tentativo di riconciliazione, in evidente chiave anti-turca. L’obiettivo dei questi Paesi, che sin dall’inizio del conflitto siriano hanno portato avanti i propri interessi geopolitici, è quello di far riconciliare le due principali fazioni politiche curdo-siriane, ovvero il Partito dell’Unione Democratica (YPD) legato al PKK che negli anni ha combattuto contro l’Isis nell’est della Siria, e il Consiglio Nazionale Curdo (KNC) vicino ad Ankara.



Diversi media siriani e arabi hanno dato rilievo ai negoziati che si sono tenuti tra le due parti e a cui hanno partecipato diplomatici statunitensi, francesi e russi. A quanto pare tutto si è svolto grazie anche all’appoggio di Mosca. In tutto ciò, a parte il sostegno di Washington ai Curdi nella Siria orientale contro l’ISIS in questi anni, si può evincere come tale processo di avvicinamento tra le due parti permette ancora una volta di rafforzare la valenza della regione amministrata autonomamente proprio dall’YPD e dal PKK. E inoltre, permette al KNC di avere più visibilità perché esso non ha mai trovato appoggio nella Siria orientale a causa della sua vicinanza ad Ankara che l’ha usato più volte per fronteggiare l’espansione politica dell’YPD.



Mosca si è dimostrata favorevole al dialogo perché ambisce a far riappacificare Assad con i Curdi, nonostante il presidente siriano abbia condotto fin da sempre una politica di discriminazione nei loro confronti. Una riappacificazione permetterebbe a Damasco di puntare direttamente sui pozzi di petrolio dell’est siriano che attualmente sono nelle mani dei Curdi. Il risultato dei negoziati tra le due fazioni curde avrebbe portato alla formazione di un gruppo di partiti curdi guidati dall’YPD che possa negoziare, nella città di Qamishli, capoluogo della regione autonoma curdo-siriana, con i rappresentanti del KNC, così come richiesto dalle USA e Francia e dal Cremlino. In tutto questo si legge il tentativo dei tre Stati di indebolire la posizione della Turchia nel nord della Siria, evitando che si possa ritagliare un’ampia area di influenza anche nell’est a danno dei Curdi. In aggiunta, il vertice rimarca ancora una volta la tecnica “usa e getta” attuata dall’Occidente nei confronti dei Curdi.

A parte tali sviluppi la riapertura di un tratto dell’autostrada M4 che unisce l’Eufrate al confine siro-iracheno e che tocca anche la frontiera con la Turchia, segna l’ulteriore vittoria di Mosca e l’ammorbidimento della posizione di Ankara con i suoi ribelli. Evidentemente Erdogan avrebbe ceduto rispetto ad una tregua. In conclusione gli sviluppi della riconciliazione tra le fazioni curde e la riapertura parziale dell’autostrada M4 potrebbero essere letti come un primo segno di cedimento turco nel conflitto siriano.

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