All’indomani di un Super Tuesday estremamente agguerrito, Joe Biden può tirare un sospiro di sollievo. Dopo settimane di delusioni e incertezze, l’ex vicepresidente supera in numero di delegati, il suo principale avversario: Bernie Sanders. Al socialista d’America vanno solo 4 stati: Colorado, Vermont, Utah e California. Joe Biden si aggiudica invece Alabama, Arkansas, Maine, Massachussets, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas e Virginia. Cosa ha determinato questa vittoria? Biden è quindi tornato a essere il front runner di queste primarie democratiche? 

In soli tre giorni, Joe Biden ha portato a resurrezione una campagna sull’orlo del collasso. La vittoria dell’ex vicepresidente, alle primarie in South Carolina, di sabato 29 febbraio, sembra quindi aver dato al candidato la spinta giusta per potersi riprendere il posto di candidato favorito alla nomination democratica. Inoltre, appare evidente come il ritiro di due dei suoi avversari, Pete Buttigieg e Amy Klobuchar, entrambi moderati, e il successivo loro endorsement nei confronti dell’ex vicepresidente, avrà un ruolo determinante. L’abbandono della corsa daparte dei suoi avversari moderati gli permetterà infatti di intercettare i voti di tutti quei democraticitroppo lontani dalla visione sandersiana.

La sconfitta di Sanders appare dovuta in gran parte al fatto che, per paura che colui che viene spesso definito come un estremista potesse riuscire ad aggiudicarsi la maggioranza dei delegati, il partito ha deciso, alla vigilia del Super Tuesday, di riunirsi dietro il candidato espressione dell’establishment: Joe Biden. 

Il partito democratico sembra quindi preferire un esponente dell’establishment a un candidato che parla di sistema sanitario nazionale, di giustizia sociale, di controllo delle armi, di welfare.Insomma, un “estremista”. 

Trump ha già battuto l’establishment e ha anche già battuto una democratica moderata, ma il partito ha troppa paura per rischiare, e fa esattamente quello che nel 2016 il partito repubblicano non è riuscito a fare con Trump: riunirsi contro l’outsider. 

La proposta di Joe Biden per il paese è caratterizzata da una politica trita e ritrita, che non introduce nuove tematiche al dibattito politico, ma che si limita, in un certo senso, a “campare di rendita” rispetto all’operato dell’amministrazione Obama. Il suo piano per il paese, in sostanza, rimane specchio del programma politico dell’ex presidente. 

Se i democratici di stati quali Iowa, New Hampshire e Nevada, hanno manifestato una certa propensione alla Political Revolution spesso evocata dal senatore del Vermont Bernie Sanders, la maggioranza degli stati del sud andati al voto, invece, si sono dimostrati strettamente legati all’establishment democratico e alla politica di centro-sinistra proposta da Biden. Nonostante l’ex presidente Barack Obama non abbia ancora dato il suo endorsement ad alcun candidato democratico in corsa, il sostegno ricevuto da Biden da parte dell’elettorato afroamericano è chiaramente dovuto al suo ruolo durante la presidenza Obama. E’ proprio il supporto dei neri che ha portato Biden alla vittoria non solo in South Carolina, ma anche in Alabama, Virginia e North Carolina. La vittoria di Biden in Minnesota, è invece avvenuta grazie al supporto della senatrice Amy Klobuchar.  


Il Super Tuesday ha inoltre causato l’uscita dalla corsa democratica dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg.  Egli aveva infatti deciso di scommettere tutto, o almeno mezzo miliardo di dollari provenienti dal suo patrimonio personale, sul Super Tuesday, saltando invece gli altri quattro appuntamenti precedenti. La strategia non sembrava essere del tutto errata, tuttavia, durante il dibattito di Las Vegas, Bloomberg si è dimostrato debole, in difficoltà e ancora vittima delle discutibili decisioni prese durante la sua esperienza come sindaco di New York, prima tra tutte la politica dello Stop and Frisk, che permetteva alla polizia newyorkese di fermare e perquisire qualsiasi persona sospetta, attuando così delle pratiche discriminatorie nei confronti dei latini e afroamericani. Dopo il risultato deludente del Super Tuesday, che gli ha consegnato la vittoria solo nel piccolo arcipelago delle Samoa americane, Bloomberg ha quindi deciso di ritirarsi dalla corsa. E’ infatti possibile affermare che l’ex sindaco di New York sarebbe stato realmente competitivo solo qualora Joe Biden avesse continuato il suo tracollo, e si fosse infine ritirato. Si è quindi verificato un altro ritiro significativo che a Biden fa più che bene. 

Un’altra candidata che ha deciso di mollare è la senatrice Elizabeth Warren. In 18 primarie non ha superato il terzo posto, neanche nel suo stato: il Massachussets. Allo stato delle cose, la sua permanenza nella corsa avrebbe solamente danneggiato ulteriormente Sanders, con il quale condivide l’elettorato e i punti fondamentali del programma per la nazione. Infatti, l’endorsement ricevuto da Biden da parte di Buttigieg, Klobuchar e più recentemente Bloomberg ha inevitabilmente consolidato la coalizione anti-Sanders. Con l’uscita di scena della Warren, il suo possibile appoggio al senatore Sanders potrebbe, forse, aiutare a riequilibrare i giochi. 

Sarebbe sbagliato, in ogni caso, considerare la corsa di Sanders finita. Il senatore è riuscito ad aggiudicarsi la California, l’altro stato re di questo super Tuesday. Inoltre, Sanders ha confermato la stabilità della sua fetta di elettorato: i latini, i liberali e i minori di 45 anni, arrancando però per quanto ha riguardato l’espansione di tale elettorato anche ai più anziani e agli afroamericani, base politica del suo avversario.

Tuttavia, la sorpresa data dall’entità del successo di Biden, in un giorno in cui più di un terzo dei delegati era in gioco, ha dimostrato la volatilità di questa corsa. 

Per i democratici, la priorità resterà comunque quella di concludere la presidenza Trump a un solo mandato. 

Ma chi è, il candidato maggiormente in grado di sconfiggere Trump? Abbiamo due bianchi, professionisti della politica con grande esperienza. Chi è il più adatto alla nomination democratica?

E’ probabilmente troppo presto per dare una risposta decisa, ma ciò che traspare maggiormente dai dibattiti democratici di queste primarie è che Biden apparirebbe, in un certo senso, troppo noioso contro il tornado Trump. Spesso, durante i dibattiti, Biden sembra vittima del suo modo di esprimersi eccessivamente prolisso, poco chiaro e lineare. La sua unica fonte di appeal sembra essere il passato: Obama. 

Trump ha già vinto contro la Clinton, è difficile credere che possa perdere contro Biden. In un momento di tale polarizzazione politica, è possibile affermare che continuare a puntare verso il centro per cercare di intercettare i voti degli pseudo repubblicani indecisi appare una strategia fallimentare.

L’America vuole cambiare, i giovani americani vogliono cambiare.Il partito democratico dovrà prima o poi accogliere il cambiamento.

I prossimi appuntamenti vedono già Biden favorito. Tra il 17 e 24 marzo si voterà in Arizona, Illinois, Ohio, Florida e Georgia. In questi ultimi due stati, i più grandi che, quindi, assegnano il maggior numero di delegati, una grande fetta dell’elettorato è infatti nero e anziano. Si deve, quindi, iniziare a fare i conti con l’idea che sarà Joe Biden il candidato democratico che conquisterà la nomination per le presidenziali. 

Nonostante sia presto per fare pronostici, in quest’ottica, è possibile affermare che, qualora il piano dell’establishment democratico dovesse avere successo, e alla fine, Biden dovesse vincere contro Trump, ci sarebbe da apprezzare il fatto di aver sconfitto uno dei presidenti più controversi della storia americana, ma allo stesso tempo ciò renderebbe alcuni degli obiettivi propri della visione sandersiana – che noi italiani diamo probabilmente per scontati, quali l’assistenza sanitaria nazionale, il controllo delle armi, l’istruzione universitaria pubblica – sempre meno raggiungibili. Qualora invece Biden non dovesse sconfiggere Trump, il partito democratico dovrebbe fare i conti con l’obsolescenza della sua opzione moderata, che lo avrebbe portato al fallimento per due elezioni consecutive.     

Fonti 

https://www.vox.com/policy-and-politics/2020/3/3/21161869/elizabeth-warren-super-tuesday-bernie-sanders-biden-drop-out

https://www.theatlantic.com/politics/archive/2020/03/biden-super-tuesday/607411/

https://www.newyorker.com/news/our-columnists/joe-bidens-super-tuesday-revival

https://www.nytimes.com/2020/03/03/us/politics/super-tuesday-primary-winners.html

 

 
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