L’attuale politicizzazione delle due principali identità confessionali dell’Islam, Sunna e Shi’a, sta contribuendo all’inasprimento dei conflitti interni e regionali. La manipolazione di tali identità da parte degli attori statali e regionali, e non solo, costituisce uno strumento di potere fondamentale per legittimare e delegittimare azioni e strategie politiche e mobilitare la società civile

L’antica divisione tra sunniti e sciiti all’interno della religione islamica, risalante all’indomani della morte del profeta Muhammad, sta modellando e inasprendo i conflitti in Medio Oriente come testimoniano le odierne tensioni in Siria, Iraq, Yemen, Libano e Bahrein. Lo scisma all’interno dell’Islam, tuttavia, non è sufficiente a spiegare i fattori politici, economici e geo-politici dei conflitti interni e regionali ma è diventato sicuramente una chiave di lettura efficacie per comprendere le tensioni e le instabilità in molti Stati dell’area.

I due paesi in competizione per l’egemonia regionale, l’Arabia Saudita e l’Iran, ed i loro rispettivi alleati, utilizzano le divisioni religiose ed ideologiche esistenti le due comunità confessionali per proteggere i loro interessi e realizzare le loro strategie geopolitiche. Questa strumentalizzazione delle identità religiose ha portato ad una loro progressiva politicizzazione. Alla lue di ciò, gli attuali conflitti interni e regionali dell’area vengono definiti dagli studiosi delle Relazioni Internazionali come ‘’conflitti settari’’ in riferimento proprio al fatto che le due identità confessionali principali dell’Islam sono diventate categorie politiche attraverso cui è possibile analizzare i conflitti statali e regionali.

 La divisione storica tra shi’atu ‘Ali e sunna

La comunità religiosa nel mondo Islamico è quella sunnita, che rappresenta all’incirca l’85% dei 1,6 miliardi di musulmani nel mondo. Le due confessioni condividono la fede nei dettami del Corano, prima fonte teologico-giuridica dell’Islam, e nei pilastri della fede. Gli sciiti si distinguono per il culto dei martiri e della figura dell’imam, che per i sunniti rappresenta semplicemente una figura che guida la preghiera. Tra le differenze fondamentali, inoltre, c’è il fatto che i sciiti sono molti devoti nei confronti di Ali, genere e cugino del Profeta, mentre i sunniti alla solo figura di Muhammad ovvero il Profeta dell’Islam.

Il Profeta Muhammad, che aveva rivelato la religione islamica agli inizi del VII sec, diventa presto anche l’autorità politica della comunità di credenti che si andava formando nella Penisola Araba e che, sotto spinta dei suoi successori, si estese dall’Asia Centrale alla Spagna.  In seguito alla morte del Profeta Muhammad nel 632, nacque un dibattito sulla sua successione che divise la comunità in due fazioni. Una parte sosteneva che leadership dovesse essere assegnata tramite elezioni ad individui che si distinguevano per le loro doti intellettive e morali mentre altri che l’unico sovrano legittimo devesse essere imparentato alla famiglia del Profeta.  I primi sostenevano che Abu Bakr, amico fedele di Muhammad, dovesse essere il califfo e leader della comunità mentre gli altri favorivano Ali ibn Abi Talib, cugino e genero di Mohammad. Da qui nasce la storica divisione tra shi’atu Ali, in arabo “partigiani di Ali”, i quali credono che Ali e i suoi discendenti facciano parte di un ordine divino, e i seguaci di Muhammad ovvero della sunna, in arabo ‘’esempio’’, i quali si oppongono alla successione politica basata sulla linea di sangue del Profeta e si limitano a seguire i suoi dettami ed insegnamenti.

Ali diventa califfo nel 656 e governa solo cinque anni prima di essere assassinato nel 661. Nel 680, i militari del nuovo califfo omayyade uccidono il figlio di Ali, Hussayn, e molti dei suoi compagni a Karbala – nell’attuale Iraq – in seguito ad una rivolta da lui guidata, contro la dinastia vigente. Huseyn sosteneva che i legittimi leader dovessero essere i figli di Ali e Fatima, la figlia di Mohammad. Alla luce di ciò, il martirio di Husayn rappresenta un evento fondamentale nella memoria storica degli sciiti che ha contribuito al rafforzamento della loro identità e che viene ancora oggi celebrato nel giorno dell’Ashura nel mese di Muharram.

Musulmani sciiti iraniani prendono parte a una cerimonia di lutto durante il mese di Muharram a Tehran, Iran 2016 (Vahid Salemi – AP)

All’interno della comunità sciita, tuttavia, sorgono ben presto differenze riguardo la linea di successione degli imam. La maggioranza degli sciiti, in particolare quelli presenti in Iran e nel mondo arabo orientale, credono che la discendenza sia costituita da dodici imam e per questo vengono anche chiamati duodecimani. Questi credono che il dodicesimo imam, Muhammad al-Mahdi, sia entrato in uno stato di occultamento nel 939, in arabo ghayba cioè assenza, e che tornerà alla fine dei tempi per svelare le verità ultime di fede.

I sunniti hanno dominato nei primi nove secoli dell’Islam, escludendo il caso della dinastia fatimide sciita che ha governato dal X al XII secolo in Siria e gran parte dell’Africa del Nord. L’ascesa della dinastia safavide in Persia nel 1501, tuttavia, ha rappresentato un cambio di rotta in quanto i Safavidi hanno trasformato l’Islam sciita in religione di stato. Il crollo dell’impero safavide e del califfato Ottomano, di matrice sunnita, ha portato alla definizione dei confini politici dell’Iran e della Turchia moderni ed all’attuale distribuzione demografica delle sette islamiche. Gli sciiti rappresentano la maggioranza in Iran, Iraq, Azerbaigian e Bahrein oltre che una parte consistente della popolazione in Libano, mentre i sunniti costituiscono la maggioranza di oltre quaranta paesi dal Marocco all’Indonesia.

 

 

Il ruolo dell’Iran e dell’Arabia Saudita nell’attuale confitto settario

Il ruolo dell’Iran in alcuni conflitti regionali attraverso il supporto nei confronti di attori statali e non, di natura confessionale sciita, ha portato alcuni Stati, in primis l’Arabia Saudita, ad accusare la Repubblica Islamica di mettere in atto una politica estera espansionista sfruttando i disordini politici dei singoli Stati per difendere e rafforzare i suoi clienti sciiti. D’altra parte, l’Arabia Saudita ha finanziato – nel corso degli ultimi decenni – svariate organizzazioni islamiste di natura sunnita finendo sotto accusa da parte dell’Iran e dei suoi alleati per aver interferito nelle dinamiche statali della regione.

Raffigurazione della battaglia di Kerbala

 In un articolo di opinione del Gennaio 2016 pubblicato sul New York Times ed intitolato ‘’L’estremismo spericolato dell’Arabia Saudita’’, Muhammad Javad Zarif, il Ministro degli Esteri Iraniano, ha messo sotto accusa l’Arabia Saudita pe non aver firmato l’accordo sul nucleare del 2015 e per non aver preso parto all’iniziativa ‘’World Against Violence and Extremism’’(WAVE). L’astensione dell’Arabia Saudita nei riguardi queste due iniziative è, secondo l’Iran, riprova delle collaborazioni tra Riyadh e le organizzazioni terroristiche che operano nella regione e della sua volontà di osteggiare qualsiasi collaborazione e cooperazione tra l’Iran e gli Stati vicini. La risposta di Adel al-Jubeir, Ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, ha messo in evidenza il fatto che l’Arabia Saudita non è uno stato che sponsorizza il terrorismo, come sostenuto dal Primo Ministro Iraniano, al contrario dell’Iran come testimoniano le sanzioni da parte dell’ONU. La retorica utilizzata dai due Stati è tale che, nell’ottica della lotta per l’egemonia regionale, l’uno accusa l’altro di essere causa delle instabilità e delle tensioni all’interno degli Stati dell’area oltre che sponsor del terrorismo e di ostacolare la cooperazione tra gli Stati al livello regionale ed internazionale.

L’Arabia Saudita, in qualità di monarchia tradizionale, si pone a difesa dello status-quo degli Stati sunniti delle regione quali in primis le monarchie del Golfo. L’Iran, invece, come dichiarato dalla sua Costituzione, si mobilita in difesa dei popoli oppressi della regione ed a sostegno dei vari gruppi sciiti. In considerazione di ciò, gli altri Stati della regione si sono schierati o con l’uno o con l’altro e parimente hanno fatto i loro partner internazionali. In questo modo si è venuta a una demarcazione tra ‘’fazione sunnita’’ e ‘’fazione sciita’’ all’interno della regione.  In linee generali, Arabia Saudita, Turchia e Qatar sono qualificati come sunniti mentre l’Iran, il partito Hezbollah e il regime di Assad in Siria come sciiti.

La Rivoluzione Iraniana del 1979, l’invasione americana dell’ Iraq del 2003 ed in seguito la Primavera Araba del 2011 hanno portato alla creazione di un nuovo ordine regionale basato sul confronto geopolitico tra le due fazioni sopra presentate. Attori statali e non, appartenenti al medesimo blocco settario, condividono percezioni, interessi e strategie di sicurezza. Le narrazioni statali, modellando l’identità nazionale, legittimano alcune narrazioni politiche e delegittimando altre influenzando i sentimenti della popolazione ed acuendo spesso lo scontro intra-comunitario.

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Nicki Anastasio

Nicki Anastasio

Sono Nicki Anastasio, studio presso la facoltà di relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa presso l’Orientale. Da quasi cinque anni vivo a Napoli, per studio e lavoro, ma sono originario della Costiera Amalfitana. Negli ultimi tre anni, ho fatto due esperienze studio in Marocco e in Egitto che mi hanno permesso di approfondire lo studio della lingua araba e della cultura dei paesi arabo-islamici, di cui sono affascinato sin da piccolo. Dopo aver conseguito la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, ho ritenuto che analizzare le complesse dinamiche geo-politiche che caratterizzano i paesi della macro area medio-orientale fosse il proseguimento più naturale e spontaneo dei miei studi. Ritengo che per comprendere le ragioni alla base della perenne instabilità dell’area più calda del mondo sia necessario costruire una genealogia della crisi di legittimità che caratterizza gran parte dei suoi stati, considerando le specificità storico-culturali e socio-economiche di ogni contesto nazionale. Sono molto fiero di far parte dello IARI, una comunità di analisti unica nel suo genere.
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