L’incontro tra i leader cinesi ed europei non risolve i problemi legati all’accordo sugli investimenti e le differenze in materia di diritti umani

Il 22 giugno si è svolto, tramite videoconferenza, il 22° incontro tra i leader cinesi ed europei rappresentati da Xi Jinping e Li Keqiang da Pechino e Ursula von der Leyen e Charles Michel da Bruxelles. Il meeting era molto atteso dagli osservatori internazionali, in quanto rappresentava la prima occasione di confronto tra i neo-eletti alla presidenza europea e la controparte cinese nell’era post-coronavirus.

Celebrato dai media cinesi come una vittoria e una riaffermazione dell’impegno comune a sostenere la globalizzazione economica e un mondo multipolare guidato dalle Nazioni Unite, l’incontro, in verità, non ha prodotto i risultati sperati.

 

Un argomento chiave in agenda era l’accordo sugli investimenti, già in trattativa dal 2014, la cui firma era prevista durante la conferenza di Leipzig a settembre. Tuttavia, ufficialmente causa covid, e ufficiosamente a causa di scarsi progressi nella negoziazione, l’incontro è stato rimandato a data da destinarsi. Fonti europee indicano tre punti come ostacoli alla firma dell’accordo: la difficoltà di accesso al mercato cinese per le imprese europee, la tendenza di Pechino a favorire aziende pubbliche cinesi e la disattenzione verso la sostenibilità ambientale. Il meeting del 22 giungo non ha portato a sostanziali progressi in materia, così come dimostrato dalla mancata pubblicazione di un comunicato congiunto delle parti.

La presidenza europea ha sfruttato l’incontro per esprimere la propria preoccupazione verso la legge di sicurezza nazionale di Hong Kong e le violazioni dei diritti umani in territorio cinese, mostrando una leadership non disposta ad accantonare i valori tradizionali europei a favore di convenienti accordi economici.

 

Questo segna una svolta, in direzione di una relazione Cina-UE segnata da una rivalità sistemica, invece che di una partnership strategica, come auspicato da Pechino. Tuttavia, l’Unione si mostra più cauta rispetto agli USA nell’esprimere i suoi risentimenti verso la Cina, lavorando ad un accordo vantaggioso per entrambe le parti, ed evitando l’inutile retorica delle minacce.

Nel complesso, l’incontro ha rivelato la volontà cinese di impegnarsi maggiormente con l’Unione, al fine di unire le forze per salvaguardare la pace e la stabilità mondiale, e diventare i “motori gemelli” dell’economia mondiale. La fredda reazione di Bruxelles lascia intendere che le differenze con Pechino sono ancora troppo grandi per prendere insieme le redini di un mondo multipolare.

 

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Annalisa Mariani

Annalisa Mariani

Carilettori,Mi chiamo Annalisa,classe 96,analista IARI per la sezione Cina.Dopo la laurea triennale in Mediazione Linguistica a Milano,sono partita per la mia amata Cina per un anno di studio avanzato della lingua.Lìho capito che l’aspetto più affascinante del mondo cinese è la politica. Quel Partito unico che si incontra, esplicitamente o non,in ogni discorso, articolo, conferenza e conversazione con gli amici cinesi. Così ho deciso di studiare quel Partito, iscrivendomi al Master in China andGlobalisation al King’s College a Londra. Negli ultimi tempi ho capito che la mia grande curiosità mi porta sempre a parlare di tutto ciò che è controverso/proibito in Cina; da qui la mia indagine sulla condizione della popolazione uiguranello Xinjiang. Dedico moltissimo tempo, a detta dei miei amici quasi tutto, ad informarmi su ciò che succede in Cina.Sono decisamente appassionata e affascinatada un paese sulla bocca di tutti,ma conosciuto da pochi.Nel tempo rimanente tento di fare attività sportiva e mi cimento in esperimenti culinari dai risultati incerti.Sono estremamente curiosa, amo viaggiare, assaggiare cibiparticolarie parlare con le persone del luogo. Sono fermamente convinta che il viaggio completi le persone sotto ogni punto di vista echesia l’unico vero modo di interfacciarmi con il meraviglioso mondo in cui viviamo.
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