I radicali cambiamenti della regione artica dovuti al surriscaldamento globale hanno fatto sì che gli interessi di molte potenze verso la regione crescessero e che le attività nella zona si incrementassero, sconvolgendo, seppur ancora parzialmente, l’ambiente artico.

Dispute territoriali, opportunità di nuove rotte commerciali attraverso le rotte artiche, possibilità di sfruttamento di gas, petrolio e risorse minerarie, aumento delle operazioni militari, sono solo alcuni dei fattori determinati dall’accresciuto interesse per la regione artica da parte delle grandi potenze monidali.

In questa analisi verranno analizzate le strategie artiche che Stati Uniti e Cina stanno mettendo in campo: sarà analizzato il ruolo che ognuna delle due potenze occupa all’interno della governance artica, quali i principali obiettivi futuri e quali le sfide.

Gli Stati Uniti sono uno Stato artico membro del Consiglio Artico, il principale forum internazionale che si occupa di promuovere cooperazione, coordinamento ed interazione tra gi Stati Artici con il coinvolgimento delle comunità indigene artiche e di altri abitanti locali riguardo affari artici, con un occhio di riguardo allo sviluppo sostenibile e alla protezione ambientale nella regione.[1] Nel corso degli ultimi 40 anni, la strategia artica statunitense è stata delineata da azioni governative che si sono succedute nel tempo e che si sono allineate con le realtà geostrategiche del tempo: nel 1971 sotto il governo Nixon è stato emanato il National Security Decision Memorandum (NSDM-144), nel 1983 il governo Regan ha emanato il National Security Decision Directive (NSDD-90), nel 2009 il governo di George W. Bush ha diffuso il National Security Presidential Directive 66 and Homeland Security Presidential Directive 25, nel 2013 l’amministrazione Obama ha rilasciato la National Strategy for the Arctic Region e nel 2016 il Dipartimento della Difesa ha diffuso il  Report to Congress on Strategy to Protect United States National Security Interests in the Arctic Region.

 

Soffermandoci sui più recenti: il documento rilasciato dall’amminsitrazione Obama si concentra sulla necessità di rispondere prontamente alle sfide e alle opportunità emergenti, determinate da un incremento significativo nell’attività artica facilitata dalla diminuzione dello strato di ghiaccio marino. La strategia si sviluppa su tre punti principali: difesa degli interessi di sicurezza nazionale mirata a raggiungere una più profonda conoscenza delle attività artiche e un maggiore sviluppo delle funzionalità e delle infrastrutture; promozione di una gestione responsabile della regione volta alla protezione dell’ambiente artico e alla conservazione delle sue risorse; rafforzamento della cooperazione internazionale grazie al lavoro congiunto di istituzioni multilaterali ed importanti rapporti bilaterali.[2] Nel Report del 2016,  versione aggiornata di quella del 2013, vengono elencati i principali obiettivi degli Stati artici e anche alcune dispute sorte tra Canada e Russia riguardo la giurisdizione sulle acque artiche territoriali lungo le quali si snodano relativamente il passaggio a Nord Ovest e il passaggio a Nord Est. Nel documento trovano spazio anche preoccupazioni circa la crescente militarizzazione russa della regione artica e la necessità di cooperazione internazionale principalmente basata su una robusta cooperazione militare.[3]

In riferimento alla strategia artica rilasciata dal Dipartimento della Difesa nel Giugno 2019,[4] già nell’assessment iniziale viene riconosciuto l’ambiente della sicurezza artica come complesso e, nonostante alcuni trend positivi, ne vengono individuati altri minacciosi e destabilizzanti. Viene ben chiarito che gli Stati Uniti non riconoscono nessuna proposta avanzata da uno Stato che non faccia parte degli otto Stati Artici, stabilendo già una certa distanza verso tutti quei Paesi non artici interessati sempre di più alle dinamiche della regione. Due sono le potenze che vengono ritenute maggiormente responsabili di mettere a dura prova l’ordine stabilito in artico: la Federazione Russa e la Cina.

L’attenzione alla Federazione Russa riguarda un’amministrazione della Northern Sea Route estremamente rigida e che andrebbe oltre ciò che è stabilito dalle regole internazionali: viene imposta la necessità di richiesta di permesso alle imbarcazioni straniere per l’attraversamento delle acque russe, l’imbarco di un pilota russo a bordo e la scorta di una rompighiaccio nelle manovre di ingresso della Northern Sea Route. Inoltre viene segnalato un incremento sostanziale di investimenti volti a rafforzare sia la difesa del territorio che del controllo della Northern Sea Route. Dal 2014 è anche aumentata la presenza militare con la creazione di nuove unità artiche e nuove basi militari lungo la costa artica. Nonostante rimanga profonda la distanza tra la presenza militare e le capacità navali russe da quelle cinesi nella regione artica, nel documento viene evidenziato come la Cina stia rafforzando il suo ruolo all’interno della governance artica attraverso mirati investimenti, attività di ricerca e sensibilizzazione economica. E’ altresì sottolineato come, nonostante la Cina si sia definita un “Near Arctic State”, gli Stati Uniti non riconoscono tale status. L’accresciuto interesse per la regione polare viene più volte interpretato nel documento come una possibilità di escalation per competizione e frizioni tra Stati contendenti. Compito degli Stati Uniti nella difesa degli interessi nazionali è quello di limitare “ [the] ability of China and Russia to leverage the region as a corridor for competition that advances their strategic objectives through malign or coercive behavior”.[5] Come per la Federazione Russa, anche per la Cina viene avanzata la possibilità che, con l’obiettivo di rafforzare la posizione all’interno della governance artica, venga meno il rispetto del quadro normativo internazionale vigente e che anche l’artico diventi teatro di conquista economica cinese.

Tre sono i nodi strategici menzionati per realizzare gli obiettivi che la strategia pone: imbastire una conoscenza artica, migliorare le operazioni artiche e rafforzare il quadro normativo. La conoscenza artica si basa sul miglioramento del sistema logistico infrastrutturale, deficitario rispetto a quello europeo, sul potenziamento dell’impianto delle comunicazioni, del rilevamento satellitare e della raccolta di dati derivanti dall’osservazione meteorologica, oceanografica e atmosferica. Migliorare le operazioni artiche consiste nel rafforzare l’abilità di operare in ambienti estremi, come l’artico americano, attraverso programmi di addestramento specifici per condizioni atmosferiche rigide, in esercitazioni congiunte e non. Rafforzare il quadro normativo prevede una accelerata nella collaborazione con alleati e partners attraverso incontri bilaterali e forum internazionali al fine di poter far fronte ad eventuali contingenze in artico.

La pubblicazione del white paper avvenuta a Gennaio del 2018 è la prima strategia relativa alla regione artica mai rilasciata dalla leadership cinese.[6] Tuttavia l’interesse cinese per le zone artiche vanta una lunga tradizione. Già firmataria del Trattato di Spitsbergen nel 1925, con il quale veniva riconosciuto il diritto di condurre attività marittima, industriale, commerciale e di sfruttamento delle risorse, [7] la Cina rafforza il suo interesse per l’artico con la fondazione nel 1989 dell’Istituto per la Ricerca Polare. Nel 1999 la rompighiaccio Xue Long compie la sua prima spedizione artica e nel 2004 viene fondata, alle isole Svalbard, la stazione di ricerca Arctic River Yellow Station. Nel 2013, dopo vari tentativi, la Cina ottiene lo status di osservatore permanente al Consiglio Artico, il che permette di prendere parte ai meeting e alle riunioni che riguardano le tematiche di sviluppo nell’artico, senza però possibilità di esprimere un voto.

Grafico della base cinese in fase di realizzazione – snodo fondamentale per la Cina della Via della Seta Polare

All’interno del XII Piano Quinquennale (2011-2015) l’attenzione per le dinamiche artiche riceve un nuovo impulso e vengono predisposti nuovi investimenti per il potenziamento di mezzi per attività di ricerca, nonchè la costruzione di una seconda rompighiaccio chiamata Xue Long 2, entrata in servizio già nel 2019. Due sono le definizioni della strategia artica cinese che emergono e pervadono l’intero documento. La definizione della Cina come “near arctic state”, atta a sottolineare come gli sconvolgimenti e le opportunità dell’ambiente artico riguardano la Cina tanto quanto gli stati artici, e come “responsible major country” proposta nell’ottica di inquadrare ambizioni ed intenzioni cinesi all’interno del quadro normativo internazionale che regola la regione artica. Il documento risulta essere non particolarmente rivelatore circa le strategie di difesa nazionale, piuttosto si concentra sul diritto da parte cinese di partecipare alla discussione degli affari artici, legittimato dallo status di osservatore presso il Consiglio Artico e dall’impegno del rispetto assoluto del quadro normativo vigente che si riduce a UNCLOS,[8] al Polar Code[9] e alla dichiarazione di Ilulissat,[10] e sulle opportunità commerciali che i cambiamenti climatici possono determinare.

La Cina stessa si fa promotrice di progetti commerciali cooperativi e generatori di benefici comuni come la Via della Seta Polare, che connette la Cina all’Europa tramite le rotte artiche. Più volte viene ripetuto come il rispetto degli interessi, delle abitudini e della cultura delle popolazioni indigene rappresenti una priorità, così come più volte viene menzionato che lo sviluppo e l’intensificazione delle attività cinesi in artico verrà eseguito nel rispetto dell’ambiente artico. Lo sviluppo viene proposto anche sotto il concetto di win-win strategy che la Cina sta applicando in molte delle relazioni bilaterali con gli Stati Artici, che spesso consistono in sostegno economico atto al potenziamento infrastrutturale in cambio di un miglioramento del ruolo della Cina nello scacchiere artico. Sussiste una profonda corrispondenza tra i principi di relazioni internazionali sopra elenacti e gli obiettivi che la strategia menziona: “to understand the Arctic, China will improve the capacity and capability in scientific research on the Arctic”; “to protect the Arctic, China will actively respond to climate change in the Arctic” “To develop the Arctic, China will improve the capacity and capability in using applied Arctic technology”; “to participate in the governance of the Arctic, China will participate in regulating and managing the affairs and activities relating to the Arctic on the basis of rules and mechanisms.”

Lo status che i due Paesi occupano nel quadro geopolitico artico sicuramente incide profondamente sulla differente natura delle relative strategie. Gli Stati Uniti, forti di essere un Paese artico, puntano profondamente sul sistema di governanceregionale che riguarda solo ed esclusivamente gli otto Stati artici. Riconoscono la crescente presenza cinese sia in termini di attività di ricerca che di opportunità commerciali, che contestualmente rappresenta motivo di preoccupazione per il mantenimento dell’ordine stabilito. Così come una possibile minaccia è rappresentata dal recente impulso russo nel potenziamento infrastrutturale e militare della regione. Per cui la strategia americana sembra essere profondamente incentrata, anche se poco dettagliata, sulla difesa degli interessi nazionali in riflesso a ciò che gli altri stati, artici o meno, stanno mettendo in campo. Scarsa attenzione è riservata agli effetti che il cambiamento climatico sta generando nella regione e al relativo impatto sull’ambiente artico, tutto si riduce a come una maggiore comprensione dei fenomeni e la possibilità di prevederli possa aiutare nella pianificazione di operazioni nella zona artica.

Lo status di osservatore presso il Consiglio Artico e la distanza geografica della Cina dalla regione artica rendono la promozione per l’internazionalizzazione del sistema di governance artica il principale driver della strategia cinese. Rispetto del quadro normativo vigente e della sovranità degli Stati artici sono quindi prerogative imprescindibili adottate dalla leadership guidata da Xi Jinping. Un’impronta collaborativa, di rispetto e di mutuo vantaggio pervadono l’intera strategia cinese, che poco accenna a reali strategie di difesa di sicurezza nazionale. Piuttosto si tende e precisare che, nel rispetto del quadro normativo vigente, la Cina rivendica i suoi diritti e avanza progetti di sviluppo e di collaborazione tra cui la Via della Seta Polare della quale, però, non vengono menzionati i vantaggi che essa genererebbe, costituendo un’altra arteria, probabilmente anche alternativa, alla Via della Seta Marittima che passa attraverso l’intasatissimo stretto di Malacca.

 

 

 

 

 

[1] https://arctic-council.org/en/about/

[2] Congressional Research Service, 2020. Changes in the Arctic: Background and Issues for Congress.

[3] Department of Defense, 2016. Report to Congress on Strategy to Protect United States National Security Interests in the Arctic Region.

[4] Department of Defense, 2019. Report to Congress Department of Defense Arctic Strategy.

[5] Department of Defense, 2019. Report to Congress Department of Defense Arctic Strategy.

[6] The State Council Information Office of the People’s Republic of China, 2018. China’s Arctic policy. Consultabile al seguente link: http://english.www.gov.cn/archive/white_paper/2018/01/26/content_281476026660336.htm

[7] https://www.loc.gov/law/help/us-treaties/bevans/m-ust000002-0269.pdf

[8] https://www.un.org/depts/los/convention_agreements/texts/unclos/unclos_e.pdf

[9] http://www.imo.org/en/MediaCentre/HotTopics/polar/Pages/default.aspx

[10] https://cil.nus.edu.sg/wp-content/uploads/2017/07/2008-Ilulissat-Declaration.pdf

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Marco Volpe

Marco Volpe

Ciao a tutti,sono Marco Volpe,analista dello Iari per la regione artica. La mia passioneper l’estremo Nordviene da lontano. Mi piace considerarla come il punto di arrivo che ho inseguito per tantotempo,raggiunto attraverso un percorsoiniziato con lo studio del cinese alla Sapienza di Roma, poi alla Beijing Language and Culture University di Pechino e all’Istituto Confucio di Leòn. Gli studi di relazioni internazionali condotti alla University of Leeds mi hanno dato gli strumenti per poi interpretare l’ascesa inarrestabile cinese nell’ordine globale. Ciò di cui non posso fare a meno è sicuramente la musica,soprattutto nella sua dimensione live e di festival. Radiohead, Mumford and Sons e National gli artisti che non posso non ascoltare prima di andare a letto.
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