L’interesse americano per i propri territori artici è in crescita esponenziale. Di conseguenza cresce anche la necessità di imporsi sul piano strategico nell’Artico, laddove la presenza militare di Mosca è più numerosa e ben consolidata. Discorsi da Guerra Fredda? Si ma non troppo.

Da quando gli Stati Uniti hanno deciso per l’inversione di rotta che ha avuto come conseguenza lo spostamento dell’asse geopolitico nel Mar Glaciale Artico, si è palesato agli americani stessi ed al mondo intero un fattore nuovo ed inaspettato: Gli USA sono indietro. Sembra proprio che ci sia molta strada ancora da fare per divenire protagonista in questa regione. Anzi, dati i progressi fatti dalla Russia, sarebbe più corretto dire che gli americani, debbano faticare per ricoprire il ruolo di un valido antagonista. Lo spunto di questa riflessione viene dato da James Anderson, vice segretario alla Difesa deli Stati Uniti il quale durante una sessione del Senato svoltasi recentemente, ha tra le altre cose, tirato fuori la possibilità di uno scontro con la Russia; scontro che, nel breve termine, non sarebbe da intendersi come conflitto armato, ma solo una dura competizione. Pertanto, Anderson, mentre da un lato scongiura la possibilità di un conflitto, dall’altro riconosce che i due paesi sono indubbiamente in una fase competitiva.

Tuttavia, Washington ha un ritardo da recuperare se l’intento è aumentare la presenza militare nell’Artico. Ma in cosa consiste questo ritardo?  Uno dei problemi è proprio la Marina americana, la quale non ha la capacità, in termini di mezzi per condurre operazioni nelle acque coperte di ghiaccio nell’Artico. Non ci sono navi adeguate e l’unica rompighiaccio americana è pesante e di medie dimensioni. A questo bisogna aggiungere che gli americani non hanno un porto strategico nell’Oceano Artico, e ad oggi, i porti più vicini sono nello stato dell’Alaska, ma sono più di 1.000 miglia nautiche dalle acque dell’Artico. In sostanza, Washington deve macinare molto terreno ancora reggere il  confronto con Mosca.

 La Russia negli ultimi anni ha accumulato una forza considerevole nell’area. Ciò lo si deve al restauro di basi sovietiche dismesse e alla realizzazione di nuove strutture nella zona. La Russia è molto più organizzata in termini di infrastrutture, possiede 8 rompighiaccio costruite ad hoc ed ha porti con sbocco diretto nell’Oceano Artico.
 Il presidente russo Vladimir Putin dal canto suo, ha approvato il 5 marzo un documento che pone “le basi della politica russa nell’Artico per il periodo fino al 2035”.
 Nel documento, l’obiettivo nel campo della sicurezza militare è aumentare le capacità di combattimento con forze convenzionali e gruppi speciali per garantire il respingimento di un’aggressione contro la Russia.
Il documento spiega inoltre che la presenza di eserciti stranieri nell’Artico costituisce la prima sfida per la sicurezza nazionale, ma si dice anche che la Russia continuerà a cooperare con altri paesi dell’Artico nell’ambito della ricerca. Gli Stati Uniti potrebbero teoricamente diventare un partner nella conquista dell’Artico, ma è molto più probabile che optino per la competizione.

In parole povere Stati Uniti e Russia potrebbero divenire partner, per poi dividersi pacificamente la leadership nell’Artico. Tuttavia dati i trascorsi conflittuali tra i due paesi è più probabile che scelgano di competere, forse anche militarmente. Gli Stati Uniti sono ancora lontani dal poter competere a pieno titolo nella corsa per l’Artico. Mancano le infrastrutture, ed al momento si trova in svantaggio anche nei confronti di Norvegia e Canada.  Il gigante statunitense farà il possibile per diventare il principale competitor della Russia? Staremo a vedere; per il momento resta Mosca, capofila della gestione strategico-militare dell’Artico. Al momento gli Stati Uniti si mettono in coda.

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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