Ad un quarto di secolo dal termine della missione di peace keeping delle Nazioni Unite nel territorio, la Somalia, pare non aver conosciuto un attimo di tregua e di equilibrio. Coste devastate dalla pirateria, una dilagante corruzione politica e la povertà di infrastrutture, hanno indebolito la stessa portata statuale, tanto che da molti all’interno della comunità internazionale, la Somalia è ancora considerata uno stato fallito.

Impressione corroborata dagli ultimissimi scontri avvenuti nella regione del Galgudud, nella Somalia centrale, tra le truppe governative e la milizia musulmana sufita Ahlu Sunnah Wal Jama’a. Sebbene indebolito, infatti,  Al Shaab, di cui Ahlu Sunnah Wal Jama’a è uno dei numerosi bracci armati, è ben lungi dall’essere sconfitto. Ciò desta ovvie preoccupazioni sia nella politica interna che tra gli attori internazionali. La Somalia è da anni considerata uno degli anelli deboli del continente dalla stessa Unione Africana, che spinge il governo a prese di posizione più severe e a riforme strutturali per dare una svolta all’economia. Non è da dimenticare che la Somalia si trova in una posizione geografica privilegiata e che potrebbe intrattenere fruttuosi rapporti con i Paesi del Golfo e della Penisola Araba, grazie a strategie efficaci contro la pirateria, che sebbene diminuita in questi ultimi anni, non è ancora totalmente scomparsa, causando sfiducia e preoccupazione nei partners del Paese, sulla possibilità delle autorità di garantire la sicurezza delle imbarcazioni.

Dall’altro, gli altri eminenti spettatori al tavolo dello scacchiere sono, a ragione, preoccupati di uno rinforzarsi del terrorismo di matrice islamica, possibile di rapide infiltrazioni in tutto il continente già piegato dalla furia di Boko Haram nelle regioni centrali.

Proprio per questo motivo le Nazioni Unite hanno deciso, in sede di Consiglio di Sicurezza, di non ritirare i continenti della missione Amisom, prevista per Gennaio 2020, rinviandola probabilmente al 2021:la Somalia, purtroppo, non è ancora in grado di garantire la sicurezza dello Stato in maniera autonoma.

 
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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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