Ripetere che il pantano siriano sia casa di complessità e sofferenza sarebbe un esercizio di inutile ridondanza.
Gli avvenimenti degli ultimi giorni, però, risaltano entrambi gli elementi in maniera forse mai così chiara.
Nella parte nord-occidentale del paese si sta consumando una crisi umanitaria senza precedenti anche per le aspre ostilità che hanno percorso la Siria negli ultimi nove anni.
In particolare nel governatorato di Idlib, sede dell’omonima città simbolo della resistenza anti Assad, le Nazioni Unite stimano ci siano oltre 900mila persone in fuga dalle proprie abitazioni a causa del conflitto in corso.

Un numero in rapido aumento negli ultimi giorni, al quale si aggiunge la sofferenza di altri circa 4 milioni di siriani, in stragrande maggioranza donne e bambini, che in quella porzioni di territorio vivono da sfollati fra le temperature sotto lo zero del rigido inverno, e i prezzi ormai inaccessibili dei beni di prima necessità.
Centinai di migliaia di persone per le quali il solo aiuto umanitario non è più sufficiente e che sono le innocenti vittime dell’incapacità della comunità internazionale di trovare una soluzione condivisa alla crisi in corso.

Una crisi che sempre di più si è spostata dal piano prettamente militare al piano strategico politico.
A difendere i propri interessi nell’angolo siriano stretto fra Turchia e Mediterraneo orientale vi sono le forze assadiste, che rinvigorite dalle ultime battute della guerra civile mirano a riconquistare più terreno possibile, le truppe americane, che oltre a presidiare i loro avamposti sono formalmente in Siria per combattere lo Stato Islamico, e non ultima proprio la Turchia per la quale lo spicchio nord-occidentale siriano è zona cuscinetto sia in chiave anti curda, sia in chiave anti Assad.

Una sequela di personali aspirazioni che potrebbero da un momento all’altro innescare un tragico domino di eventi, in particolare per la popolazione civile
L’aspetto più preoccupante, infatti, è l’utilizzo politico che Turchia Siria e Russia, altro attore protagonista della disputa, potrebbero fare degli sfollati soprattutto nei confronti dell’Unione Europea.
Mosca, principale alleato e sponsor di Bashar al-Assad, potrebbe spingere i paesi UE affinché promuovano ed estendano fondi per la ricostruzione al governo di Damasco in cambio dello stop ai flussi migratori, Erdoğan potrebbe decidere di intervenire militarmente in maniera ancora più dura di quanto fatto fino ad oggi per non perdere consensi nell’arena della politica interna turca, dove i partiti più nazionalisti vogliono blindare i confini del paese a qualunque ennesimo arrivo di rifugiati.

Fonti:

https://www.unhcr.org/news/press/2020/2/5e4e51d04/un-high-commissioner-refugees-appeals-safety-civilians-trapped-idlib.html

https://foreignpolicy.com/2019/12/18/turkey-pitches-plan-settle-1-million-refugees-northern-syria-erdogan-kurds/

 

 
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Davide Agresti

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