Il 20 febbraio 2020, il governo dello Sri Lanka ha ritirato il suo supporto alla risoluzione del Consiglio per I diritti Umani delle Nazioni Unite, organo principale adibito alla sorveglianza mondiale della dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, volta a condannare uno dei suoi più importanti generali: Shavendra Silva.

Il generale Silva è accusato di numerosi presunti atti di guerra compiuti durante la lunga Guerra Civile in Ski Lnka. Iniziato nel 1983 e terminato nel 2009. Il sanguinoso conflitto ha contrapposto all’esercito regolare cingalese l’organizzazione Tamil Tigri di Liberazione del Tamil Eelam, un organizzato gruppo di rivoltosi cingalesi che, spinti da ideologie marxiste e nazionaliste, intendeva creare uno stato parallelo nel nord del paese.

Le ragioni del conflitto riguardano situazioni simili ad altre nel mondo, dove la guerriglia comunista ha saputo creare zone autonome ed indipendenti dai governi centrali; conflitti estremamente divisivi che col tempo hanno accumulato risentimento tra le parti. le testimonianze di sopravvissuti e foto di satelliti parlano bombardamenti indiscriminati, impiego di persone come scudi umani, esecuzioni di massa e infrazione del cessate il fuoco tra le parti.

La situazione ha raggiunto gravità tali da coinvolgere l’allora Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ad esprimersi sul caso costituendo un panel di esperti, i quali hanno paventato tra le accuse anche il genocidio.

Il Consiglio per i Diritti Umani, dopo circa 4 anni di investigazioni, è arrivato all’approvazione della risoluzione 30/1 in cui si riconosceva la responsabilità dell’esercito nel conflitto. Tale risoluzione era stata inizialmente criticata ma supportata da Colombo stessa, che aveva invitato la comunità internazionale ad ulteriori indagini prima di prendere provvedimenti. Dopo altri 5 anni di attesa, gli Stati Uniti non hanno aspettato ulteriori sviluppi e, in ottemperanza delle raccomandazioni della risoluzione, hanno negato il visto al suddetto Generale ed ai suoi familiari, in quanto ritenuto uno dei principali esecutori delle suddette atrocità.

Nonostante le pesanti prove contro lo Sri Lanka, gli osservatori internazionali e le ONG coinvolte hanno biasimato il comportamento USA in quanto potrebbe esacerbare il già delicato equilibrio raggiunto nelle indagini. Il comportamento degli Stati Uniti rispecchia a pieno la nuova linea dettata dalla amministrazione Trump in altre situazioni di crisi come ad esempio in Palestina: forzare la mano, avanzare posizioni radicali per obbligare le parti ad una conclusione forzata.

Non è ancora possibile valutare l’efficacia di questa attitudine, ma i suoi effetti rischiano senz’altro di radicalizzare le parti su posizioni da cui ancora più difficilmente è possibile trovare un’intesa, e nel frattempo, ancora una volta, le Nazioni Unite sono apparse al mondo come inefficaci.

 
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