In seguito all’allontanamento della Cina dall’Unione Sovietica e dalla clima di distensione con gli Stati Uniti, Beijing vide la necessità di rafforzare i suoi legami con le nazioni del Sudest Asiatico. Ne consegui che, dalla seconda meta degli anni ’70, Beijing iniziò ad allontanarsi dai movimenti di insurrezione nel Sudest Asiatico e cessò di supportarli. Intraprese, invece, delle relazioni diplomatiche con la Malesia (maggio 1974), le Filippine (giugno 1975) e la Thailandia (luglio 1975).

Anche se la Cina con Singapore non formalizzo nessun legame prima del 3 ottobre 1990, iniziarono tuttavia delle relazioni non ufficiali tra i due paesi. Nel marzo 1975, Sinnathamby Rajaratnam divenne il primo Ministro singaporiano a visitare la Cina, la sua visita getto le basi per il viaggio del Primo Ministro (Prime Minister) del Singapore nel Maggio 1976 dove Lee incontrò Mao Zedong. Un altra pietra miliare nel rapporto bilatera fu la visita del Premier cinese Deng Xiaoping a Singapore nel novembre 1978. Xiaoping e la delegazione cinese rimasero così colpiti da Singapore che dopo la visita il Peoples Daily, il giornale del Partito Comunista cinese, dipinse Singapore sotto una luce molto positive e anche Xiaoping in un discorso formale nell’ottobre 1979 descrisse la città stato come un esempio per la Cina da emulare. Singapore e il Primo Ministro Lee, per certi versi, convinsero Deng ad aprire la Cina verso il mondo. Singapore impressiono Deng così nel profondo che la menzionò anche in un discorso nel 1992 (Nanxun speech), dopo i disordini di Piazza Tiananmen e il crollo dell’Unione Sovietica, come un esempio di ‘’buon ordine sociale, governato con disciplina e la Cina deve imparare dalla loro [vd. Singapore] esperienza ed imparare a gestirsi meglio di loro [vd. Singapore]’’. Dopo queste parole, segui una forte collaborazione tra la Cina e Singapore con più di quattrocento delegazioni cinesi partite dalla Cina verso Singapore nel solo 1992, per capire come Singapore abbia potuto sostenere una rapida crescita economica mantenendo un buon ordine sociale intatto.

Stretto di Malacca. Cartina Limes

In termine di investimenti, la Cina è per Singapore la prima destinazione per gli investimenti dal 1997. Nel 2015, gli IDE (investimenti diretti esteri) complessivi da Singapore verso la Cina ammontavano a 121 miliardi di dollari americani, otto volte in più dei 15,7 miliardi del 2001, come possiamo vedere dal grafico nella foto ‘’Figure 3’’, ciò tenendo anche conto del divario che separa la Cina dalle altre nazioni come Hong Kong o Indonesia con investimenti nettamente inferiori, a livello di 60 miliardi complessivi ciascuno. Anche il numero complessivo di turisti in arrivo dalla Cina a Singapore e andato ad aumentare di anno in anno, nel 2016 il numero di turisti cinesi a Singapore a toccato i 2,86 milioni crescendo del 36% dal 2015 e nel 2017 i turisti in arrivo dalla Cina hanno per la prima volta sorpassato il numero dei turisti in arrivo dall’Indonesia, verso quota 3 milioni (senza fonte). Anche a livello culturale la cooperazione tra le due nazioni si fece nel tempo sempre più forte, con la firma tra istituzioni culturali di accordi quinquennali (Memorandum of understanding – MOU) per la collaborazione in are come eventi e mostre, per lo scambio culturale, prestiti di opere d’arte, scambio di esperti, gestione e conservazione delle collezioni d’arte e opportunità di vendita. Inoltre durante la visita di stato Xi Jinping nel novembre 2015 è stato inaugurato il Centro Culturale Cinese (China Cultural Center) per promuovere gli accordi bilaterali riguardanti l’arte e gli scambi culturali; in onore di questa visita il governo cinese dono due panda giganti allo stato di Singapore come dimostrazione di un forte legame, tutt’ora uno dei pochi stati ad averli ricevuti come dono. Singapore inoltre attivamente supporta la Belt and Road Initiative ed è stato uno dei primi stati a firmare l’accordo per creare la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB – Asian Infrastructure Investment Bank) a Beijing nell’ottobre 2014. La AIIB e la piattaforma finanziaria per sviluppare il progetto Belt and Road intorno al mondo. Il ruolo di Singapore nel progetto è quello di provvedere ai servizi richiesti da altre nazioni che aderiscono al progetto, come soluzioni finanziarie, legali e servizi di consulenza e di risorse umane.

Tuttavia non tutto è rose e fiori, nel 2016, la Cina ha sequestrato nove veicoli armati che Singapore ha spedito da Taiwan, dove stava facendo le esercitazioni militari, attraverso Hong Kong. Il giorno dopo il sequestro il ministro degli esteri cinese ha annunciato che il governo cinese ha sempre vietato ai paesi che hanno relazioni diplomatiche con la Cina continentale di avere relazioni ufficiali di ogni tipo con Taiwan, inclusi scambi e cooperazioni militari. Era la prima volta che la Cina ha bacchettato la città stato, deteriorando fortemente i rapporti, portandoli al loro minimo. Inoltre e dal 2004 che Singapore è preoccupata per la situazione del Mare Cinese, da quando il presidente cinese Hu Jintao per la prima volta parlo del ‘’Dilemma dello stretto di Malacca’’ dove passa l’80% del petrolio importato dalla Cina, suggerendo che la Cina dovrà un giorno rimediare alla situazione. Affermazioni che dal punto di vista di Singapore possono essere interpretate come una mancata intenzione di rispettare il diritto internazionale nello specifico la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. Questo stretto è vicino a Singapore ed è anche di importanza vitale per l’economia dello stato. Nel 2018 una portaelicotteri giapponese in viaggio verso Singapore noto un sottomarino cinese nascosto vicino l’entrata dello stretto. Con l’aumento di tali preoccupazioni e già dal 2013 che Singapore permette agli Stati Uniti di stazionare con una nave da combattimento nella base navale di Changi e di far volare dal 2015 gli aerei anti-sottomarino P-8, dalla base aerea di Paya Lebar. Inoltre, è notizia di pochi giorni fa che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato la vendita di 12 aerei F-35 verso lo stato di Singapore; tenendo a mente che Singapore spende il 30% del suo budget statale per la difesa.

L’interesse economico e il reciproco rispetto deve fare anche i conti con il crescente nazionalismo all’interno della Dragone. Dove in molti vorrebbero vedere Singapore, composta per il 70% da cittadini di etnia cinese Han, come un fedelissimo alleato della Cina e si prova un senso di tradimento e rabbia quando le posizioni ufficiali di Singapore divergono da quelle di Beijing. Singapore tuttavia non condivide lo stesso senso di nazionalismo, essendo stata fondata sul principio del multiculturalismo e di una ampia libertà religiosa, con l’intenzione di costruirsi una propria identità nazionale ed allontanarsi al contempo da un ipotetico problema stile Taiwan o Hong Kong, tenendo conto di un sondaggio condotto a luglio 2019 dove si evidenzia che il 75% dei singaporiani simpatizzò con i manifestanti di Hong Kong (fonte Economist).

In conclusione esiste un legame di fratellanza che unisce Beijing a Singapore inoltre la Cina ha costruita la sua attuale economia e società basandosi sul modello singaporiano, tuttavia il fratello maggiore ha fatto i compiti a casa e ora rischia di diventare un giocatore molesto, che non vuole giocare secondo le regole del gioco ma vuole costruirsi un gioco tutto suo.

Fonti

https://www.jstor.org/stable/26492784?read-now=1&seq=12#metadata_info_tab_contents

https://www.fpri.org/article/2019/12/the-odd-couple-singapores-relations-with-china/

https://www.reuters.com/article/us-singapore-defence-lockheed/u-s-state-dept-approves-sale-of-12-f-35-jets-to-singapore-idUSKBN1Z90G9

https://www.economist.com/asia/2019/10/10/singapore-stands-to-gain-from-hong-kongs-troubles

https://www.twai.it/articles/e-complicato-una-panoramica-delle-relazioni-tra-singapore-e-cina/

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Peter Fiegl

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