Nella giornata di lunedì 23 marzo il ministro della Difesa russo S- Shoigu si è recato a Damasco per incontrare Assad. I due hanno discusso dell’implementazione del cessate il fuoco nella regione di Idlib senza perdere di vista l’obiettivo primario, ovvero quello di indurre alla resa i ribelli che occupano ancora tratti nevralgici lungo l’autostrada M4 e i jihadisti di HTS. Inoltre è stata ipotizzata la possibile creazione di una zona cuscinetto a sud di Idlib dove opera l’opposizione armata.

Interessante da notare come durante l’incontro tra le due parti sia stata anche trattata la questione dell’est siriano, dei territori a est dell’Eufrate. Nonostante adesso Assad e i Russi siano impegnati sul fronte di Idlib, resta prioritario dirigersi verso quell’area dopo aver ripreso il controllo della Siria occidentale.  I lealisti continuano a riportare a Mosca prove di possibili furti di petrolio da parte degli americani con l’aiuto delle FDS. È chiaro che lo scopo del presidente siriano è ripristinare il prima possibile la stabilità del suo Paese.

 

Analizzando la visita del ministro della Difesa a Damasco si possono sottolineare alcuni punti fondamentali.

Primo, la visita di Shoigu a Damasco ha come obiettivo quello di ribadire al governo siriano che la Russia sta lavorando intensamente per ammorbidire la posizione della Turchia su Idlib e che non è in dubbio il sostegno dello stesso Cremlino sulla durata del cessate il fuoco che però è stato già violato in alcune occasioni. Mosca ha un forte interesse non solo nell’ambito diplomatico ma anche in quello economico, per contribuire alla ripresa del Paese. Difficilmente, però, la potenza finanzierà totalmente l’economia siriana bel futuro post conflitto.

Secondo, dietro tale incontro si cela la disponibilità di Mosca di assistere il regime siriano nel caso in cui nel Paese dovessero aumentare i casi di Covid-19 dopo che qualche giorno fa è stato registrato il primo caso e il governo ha deciso di attuare le prime misure restrittive.

Sarebbe complicato per Assad e il suo entourage affrontare un’eventuale diffusione del virus sul territorio nazionale nello stesso momento in cui bisogna iniziare a tirare le somme sul dossier Idlib.

 

Infine, mentre l’amministrazione autonoma del nord-est siriano ha disposto il coprifuoco nell’area, i militanti legati alla Turchia hanno tagliato le forniture di acqua di cui beneficiano più di un milione di siriani nel governatorato di Al-Hasaka, cacciando dipendenti ed ingegneri. Questo potrebbe rappresentare una vera difficoltà se si propagasse con più intensità il coronavirus nell’area.

 

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