Il dialogo tra Kosovo e Serbia per la spartizione dei territori e per una risoluzione delle tensioni, fortemente voluto dall’Unione Europea, è in stallo da mesi a causa dell’innalzamento dei dazi al 100% da parte del governo kosovaro nei confronti di Belgrado, come conseguenza all’imposizione del veto, da parte della Serbia, all’entrata del Kosovo nell’Interpol lo scorso novembre.

Il 13 Agosto, dunque, I quattro governi europei di Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia congiuntamente al governo Statunitense, hanno richiamato Pristina e Belgrado a riprendere il dialogo con urgenza. Questo significherebbe, secondo i governi occidentali, l’immediata sospensione delle tariffe imposte dal Kosovo sui prodotti serbi, mentre dal canto della Serbia, Belgrado dovrebbe fermare la sua campagna negazionista nei confronti del riconoscimento del Kosovo stesso in quanto stato indipendente.

I paesi europei, inoltre, hanno sostenuto di essere disposti ad intervenire nei negoziati tra i due paesi, ma solo nella misura in cui gli stessi fossero disposti a collaborare nel rimuovere gli ostacoli che bloccano la distensione dei difficili rapporti.

Secondo le potenze occidentali, infatti, lo stato attuale delle relazioni tra Pristina e Belgrado comprometterebbero in grande misura la possibilità per la Serbia di iniziare i negoziati di ingresso nell’Unione Europea.

È probabile, però, che la preoccupazione europea non sia tanto quella riguardante il rallentamento dei negoziati di adesione della Serbi, negoziati che, concretamente parlando, l’Unione Europea sarebbe invece ben felice di rimandare ad oltranza. La preoccupazione, piuttosto, riguarderebbe maggiormente lo stato di sicurezza dei confini esterni dell’Unione attraverso una ipotetica (per quanto al momento improbabile) riaccensione del conflitto tra serbi e kosovari.

Certo è che dal momento in cui l’Unione Europea si proclama fautrice della risoluzione di successo (a loro detta) del conflitto in Kosovo, sicuramente non avrebbe piacere a vedere i propri sforzi buttati al vento.

Ad ogni modo, una riaccensione del conflitto armato tra i due paesi rimane, al momento, un’ipotesi del tutto infondata ed improbabile. Quello da cui i paesi europei dovrebbero invece guardarsi le spalle è, piuttosto, la crescente influenza della Russia in Serbia.

L’ambasciatore russo a Belgrado, Alaxander Botsan-Kharchenko, ha infatti dichiarato che il richiamo dei cinque stati occidentali a un restauro del dialogo, avrebbe come unico obiettivo quello di accusare la Serbia di interrompere il dialogo sulla normalizzazione delle relazioni con il Kosovo. Secondo l’ambasciatore russo, infatti, la campagna della Serbia per la revoca del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo non avrebbe nulla a che fare con la restaurazione del dialogo. Inoltre, Kharchenko, riprendendo il riferimento da parte dei cinque paesi occidentali riguardo l’integrazione Euro-Atlantica, ha chiarito il fatto che questi ultimi starebbero nuovamente ignorando la neutralità, sul livello politico-militare, della Serbia.

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