Le Guardie della Rivoluzione Iraniana (Pasdaran) avrebbero sequestrato nello stretto di Hormuz una petroliera britannica, la Stena Impero, con a bordo 29 marinai inglesi. Trattasi di un episodio che rappresenterebbe il culmine delle tensioni accumulate sino ad ora nel Golfo Persico tra Teheran da una parte, e Londra e Washington dall’altra, a seguito delle continue manovre di imbarcazioni commerciali e militari anglo-americane nella regione. Ciò detto, il casus belli sarebbe servito e un’eventuale escalation militare non sorprenderebbe. Tuttavia, gli americani sono abituati a fare le cose per bene e a tener conto dell’opinione pubblica prima di agire ed esporsi in maniera diretta. Per queste ragioni risulta improbabile una decisione in ambito NATO che dia avvio ad uno strike militare nei confronti di Teheran, quanto meno nell’immediato. Il perché è presto spiegato.

È opportuno ricordare che nel 1953 i servizi segreti americani e inglesi (CIA e SIS), congiuntamente ad una cospicua parte delle milizie iraniane, attuarono quella che è passata alla storia come “Operazione Ajax”, con la quale, di fatto, in 4 giorni riuscirono a far cadere il premier iraniano Mossadeq, reo di aver implementato dal 1951 una politica di nazionalizzazione dell’industria petrolifera iraniana, compromettendo così gli interessi e gli affari delle majors anglo-americane (in primis inglesi) che da tempo avevano consolidato lì il proprio dominio, controllando la quasi totalità dei pozzi e delle riserve petrolifere del Paese.

Ad ogni modo, a far cadere Mossadeq non fu il golpe ordito da americani e inglesi, o quantomeno non fu la causa diretta. Infatti, ben prima della suddetta operazione gli USA avevano stabilito un embargo sul petrolio iraniano che in breve tempo compromise l’economia e le finanze iraniane ripercuotendosi sulla popolarità e il consenso di cui fino ad allora aveva goduto Mossadeq, colui che, cavalcando lo spirito nazionalista iraniano, volle porre fine alla presenza delle compagnie occidentali nel Paese al fine di sfruttare appieno le risorse economiche ed energetiche dell’Iran per redistribuirne le rendite e avviare un ambizioso processo di modernizzazione e sviluppo industriale.

Tale strategia, anche se sarebbe più lecito parlare di formula, fu abbozzata anche con la Libia di Gheddafi tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 quando, in seguito agli attentati aerei di Lockerbie (Scozia, 1988) e del deserto del Teneré (Niger, 1989), in cui risultarono coinvolti due membri dei servizi segreti libici, Washington decise con la risoluzione ONU n.748/1992 di istituire un blocco aereo sulla Libia, un embargo sui prodotti idrocarburiferi, e il bando completo della vendita di armi a Tripoli, relegando di fatto il Paese nordafricano ad un isolamento i cui effetti iniziarono a farsi sentire tramite la popolazione che, a metà degli anni ‘90, iniziò a manifestare un certo malcontento di fronte al repentino collasso del tessuto economico nazionale il quale venne progressivamente ripristinato in seguito al ritiro delle sanzioni ONU contestualmente alla svolta moderata e anti terrorista impressa da Gheddafi a partire dal 1998.

Come facilmente si potrebbe intuire, la formula di cui si parlava poc’anzi, e di evidente efficacia soprattutto se applicata nei confronti di Rentier States fortemente dipendenti dalle rendite petrolifere, consiste nell’imporre un embargo internazionale e delle sanzioni che impattino in maniera immediata e gravosa sul settore produttivo e sulla risorsa principale del Paese in questione, affinché si generi un inevitabile fermento popolare alimentato dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalla disoccupazione, i quali inducano il regime ad una reazione violenta nel tentativo di sedare i ribelli che possa a sua volta dare adito a risoluzioni ONU che comportino infine interventi militari congiunti (in ambito NATO) contro la “violazione dei diritti umani” e contro chi si macchia di “crimini contro l’umanità”. A tal proposito, si faccia riferimento all’intervento militare in Libia del 2011 voluto da Francia, Regno Unito e diretto dagli USA, e in particolare si guardino le risoluzioni ONU 1970 e 1973 del Febbraio e del Marzo 2011 ai danni del regime di Gheddafi, impegnato a sedare le rivolte (fomentate e supportate logisticamente e militarmente dai servizi segreti francesi) che da Bengasi si erano estese in poco meno di un mese sino a Tripoli.

Tornando ad oggi, la via tracciata nei confronti di Teheran pare essere la medesima, ed è altresì verosimile che l’amministrazione americana abbia temporeggiato in questi mesi nel quadro della contesa sul nucleare con l’Iran proprio per attendere eventuali passi falsi da parte di Rouhani, in modo da poter agire militarmente (nel quadro NATO) con maggiore legittimità e, soprattutto, con il beneplacito dell’opinione pubblica americana e della comunità internazionale.

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