Il Senegal, terra d’origine della maggior parte dei migranti che arrivano quotidianamente sulle nostre coste, e uno dei Paesi più poveri del mondo, cerca di rilanciare la propria immagine verso gli investitori esteri attraverso un piano infrastrutturale che mira alla costruzione di un imponente impianto eolico, destinato a fornire il 15% del fabbisogno energetico della SENELEC- la compagnia elettrica nazionale senegalese

L’impianto si inserisce nel più vasto progetto “Sénégal émergent” definito dal CEO della compagnia, Mouhamadou Makhtar come “un Senegal che sfrutta tutte le sue potenzialità per essere competitivo”, ed è stato inaugurato nel febbraio scorso, con 16 pale eoliche già in funzione, rispetto a quelle previste.

La capacità di autosufficienza energetica è un problema atavico per il Paese: ad oggi, solo il 65% della popolazione ha accesso a fonti elettriche sicure, per lo più all’interno della capitale Dakar. Al contempo, la ricerca di fonti di energia “pulita” è comune a tutto il continente africano, che si mostra nel panorama mondiale come particolarmente sensibile alle tematiche ambientali. Per il Senegal, l’eolica era la soluzione più ovvia e più efficiente in tema di costo opportunità.

L’approvvigionamento elettrico tramite le risorse idriche risulterebbe infatti particolarmente difficolto poiché il corso d’acqua principale, da cui la nazione prende il suo nome, scorre in realtà solo lungo il confine Nord, e deviare o manipolarne il corso significherebbe privare di risorse vaste zone dedicate al pascolo e all’agricoltura, zone peraltro già soggette alla desertificazione. Inoltre, ciò porterebbe a conflitti con i territori confinanti che anche dal Senegal traggono risorse economiche, come Mali e Mauritania. D’altronde, la guerra per l’acqua non è un fenomeno nuovo in Africa, si pensi per esempio al conflitto diplomatico tra Egitto ed Etiopia per la diga sul Nilo.

Proprio per questo, Dakar ha scelto una via alternativa, sperando di rientrare tra i Paesi emergenti entro il 2025. Il Presidente Macky Sall, ha dichiarato che grazie all’impianto eolico, circa due milioni di persone in più avranno accesso sicuro all’energia, con un  22% del suo fabbisogno energetico coperto da fonti rinnovabili.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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