Che ad aiutare il Presidente Bashar al-Assad ad uscire dal pantano della guerra civile siriana, che con il passare degli anni ha attratto ed inglobato anche i numerosi attori della regione, sia stata soprattutto la benedizione di Mosca è oramai storia recente.
Nel 2015, quando il numero uno del governo siriano sembrava sfiancato da un conflitto che ne aveva svuotato le casse e logorato i soldati, l’intervento vigoroso di Vladimir Putin cambiò gli equilibri di potenza in favore delle formazioni lealiste e della famiglia Assad.

Il Presidente della Federazione Russa, così facendo, non solo si qualificò come nuovo arbitro del Medio Oriente, sfruttando le indecisioni del tempo dell’amministrazione a stelle e strisce, ma soprattutto gettò le basi per importanti strategici asset economici.
Seguendo le giunture che collegano Mosca e Damasco ne affiorano alcuni.

Recentemente un’inchiesta del Financial Times aveva svelato gli affari che membri stretti della cerchia degli Assad stavano intrecciando proprio nel mercato immobiliare moscovita.
Sotto i riflettori sono finiti gli investimenti dei membri della famiglia Makhlouf, in particolare di Rami Makhlouf e Hafez Makhlouf.
Il primo è cugino materno di Bashar al-Assad e suo amico d’infanzia, diventato fra gli uomini più ricchi del paese grazie al suo impero commerciale nel settore delle telecomunicazioni, e considerato il banchiere degli Assad.

Hafez, fratello maggiore di Rami, è stato invece alto dirigente delle forze di sicurezza di Damasco, e principale mente delle repressioni dei manifestanti durante le proteste del 2011.
Assieme hanno acquisito una ventina di appartamenti in grattacieli di lusso di Mosca, la maggior parte dei quali proprio dopo il placet del Cremlino all’invio di soldati in Siria, per un valore di oltre quaranta milioni di dollari.

Nei giorni scorsi, invece, dalle pagine di Novaya Gazeta trapelano indiscrezioni riguardanti giacimenti di petrolio e gas che il parlamento siriano avrebbe assegnato a due società russe riconducibili a Yevgeny Progozhin, imprenditore molto vicino a Vladimir Putin, tanto che dal suo successo nel franchising dell’alimentare ne deriverebbe il soprannome di “cuoco di Putin”.
Coinvolto anche nelle indagini sulle interferenze alla campagna elettorale americana che ha portato Donald Trump alla casa bianca, Progozhin beneficierebbe con le stipule dei contratti in Siria di oltre dodicimila chilometri quadrati di depositi.

Una sintonia quindi, quella fra Damasco e Mosca, che si spinge ben oltre la cooperazione militare, e che allarga il perimetro dell’intesa ad interessi economici e geostrategici.
Chi ha custodito il potere di ciò che resta dello Stato siriano sa che può – e potrà – riscuotere i suoi dividendi.
Chi si interesserà della ricostruzione della regione dell’alto Tigri deve tenerlo in considerazione.

Fonti:

https://www.ft.com/content/fb48c0f4-009c-11ea-b7bc-f3fa4e77dd47

 https://novayagazeta.ru/articles/2020/01/19/83514-vagner-pervaya-neft?fbclid=IwAR2590ZSpKgq60xoafsl2JwBHTqNwTd-kCoqNsYsQMHdk4wGpujFgy3I8Kc

 

 

 

 

 

 

 

 

dell’Unione, e il caso della Libia è una continua conferma ormai da mesi a questa parte.

Si potrebbe dire che da un lato osserviamo una Germania più in veste di portavoce di un interesse collettivo dei Paesi dell’Unione e mostrando la sua fedeltà alla NATO, dall’altro osserviamo una Francia più decisa a lanciarsi come solista che più che farsi carico dell’interesse collettivo dell’Unione voglia avere quest’ultima come mezzo per aumentare la sua potenza internazionale (non a caso Macron auspica a gran voce investimenti dell’Unione per un sistema di difesa a conduzione francese).

Nell’attuare scenario internazionale Berlino cerca di mantenere una posizione “passiva” oserei dire, a una sorta di neutralità da conflitti e rivalità che coinvolgono altri Paesi (Cina e USA soprattutto) cercando di mantenere il più alto afflusso possibile dal punto di vista mercantilistico da ogni parte. La Francia invece pare voglia ergersi ad attore ben più influente e diventare, magari, il terzo incomodo nell’attuale conflitto tra USA e Cina.

Curioso osserva come forse, due Paesi considerati molte volte fin troppo vicini e alleati hanno invece una visione strategica del mondo diametralmente opposte. Ma d’altronde, si sa, la storia ci ha sempre ricordato che per Germania e Francia non è mai facile essere amici.

 
 
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Davide Agresti

Davide Agresti

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