Gli 007 del Generalissimo libico Haftar denunciano i loro omologhi turchi del MiT (Millî istihbarat teşkilatı) accusandoli di aver piazzato le tende nella capitale del loro paese, Tripoli e usandola come quartier generale per le operazioni nella nazione nordafricana. Accuse che mantengono una loro gravità nonostante l’eccezionalitá della situazione libica. Se infatti è pur sempre vero che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan in Libia sostiene il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite, ovvero quello di Al-Serraj appoggiato pure dall’Italia, dal Qatar e almeno nominalmente dagli USA, è altresì vero che è Haftar a detenere il controllo della gran maggioranza dei territori libici e da mesi oramai la rivalità tra Tobruk e Ankara è arrivata a livelli allarmanti.

Il leader del LNA (Lybian National Army) il generale Haftar sostenuto da Russia, Cina, Emirati Arabi Uniti ed Egitto infatti non perde occasione per denunciare apertamente il supporto turco al Governo di Unità Nazionale e alle milizie di Misurata vicine alla Fratellanza Musulmana cui è ideologicamente (e non solo) prossimo il Presidente Erdoğan. Piú di una volta l’intelligence del LNA ha accusato la Turchia e il suo servizio di intelligence il MiT di supporto, invio di armi e finanziamento a gruppi terroristici per impedire la vittoria del Generalissimo. Accuse ovviamente rispedite al mittente da Ankara che nonostante stia supportando spesso milizie islamiste rifiuta sdegnosamente il titolo di paese sponsor del terrorismo e accusa a sua volta Haftar di voler usurpare il potere nella nazione con la conquista violenta della capitale.

Gli uomini del MiT pertanto operano supportando, come già detto, le milizie e le forze governative nazionali fedeli a Tripoli prendendosi cura anche dell’addestramento delle stesse e fornendo loro adeguata protezione internazionale contro minacce provenienti dal LNA, fornendo un aiuto prezioso non solo in Tripolitania ma anche per operazioni di respingimento e sabotaggio in altre aree del paese quali la Cirenaica e il Fezzan. Ad inizio luglio Haftar ha riconsegnato alla Turchia sei suoi cittadini accusati di spionaggio e sabotaggio mentre pochi giorni fa tramite droni turchi Bayraktar le forze del GNA hanno messo a segno un importante raid contro una base aerea libica del LNA distruggendo una settantina di droni di fabbricazione russa o cinese e allo stesso tempo un Ilyushin Il-76 di Haftar. La Libia è poi terreno di scontro in Nordafrica tra gli 007 turchi e le loro controparti soprattutto egiziane ed entrambe le potenze infatti operano spesso per i rispettivi protetti.

Per il MiT l’intervento in Libia non potrà fare altro se non rafforzare le capacità di intelligence del paese nel mondo islamico e allo stesso tempo Ankara si mostra capace ora come non mai dal 1912 ad oggi in grado di influenzare i destini di questa ex provincia della Sublime Porta, in un momento in cui la Libia è divisa e Tripoli in una posizione di oggettiva debolezza e bisognosa di protezione. La capitale del paese arabo e la Libia tutta infatti hanno fatto parte dal 1551 al 1912 dell’Impero Ottomano e sarà solamente la sconfitta per mano italiana ad espellere dopo più di 3 secoli e mezzo i turchi definitivamente dalla regione nordafricana. Tutt’oggi nonostante la religione islamica e la confessione sunnita accomunino i due paesi, assieme a più di 3 secoli di storia comune, non mancano dissidi nella memoria storica tra Turchia e Libia con la prima che viene interessatamente guardata con ammirazione dalle forze tribali legate alla Fratellanza Musulmana ma disprezzata da molti nazionalisti sia laici che religiosi, tanto che forze legate ad Haftar hanno parlato addirittura di intraprendere una vera e propria jihad anticoloniale contro la presenza turca nel paese

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