Cosa accade se le multinazionali si mettono d’accordo per non attraversare più l’Artico? Il dibattito sulla navigabilità tra i ghiacciai è ancora “caldo”. Viaggio tra le tesi a sostegno e quelle contrarie all’utilità delle rotte artiche.

La notizia è recente anche se non ci dice nulla di nuovo. Otto aziende hanno deciso di non spedire merci attraverso i traffici della rotta Artica. La cosa ha suscitato il dovuto clamore dato il prestigio delle aziende in questione: Ralph Lauren, Kuehne + Nagel, Puma e Nike, solo per citarne alcune. Le otto società hanno firmato l’Arctic Corporate Shipping Pledge, un accordo da parte di società produttive e società di spedizione, mediante il quale si impegnano, a non inviare navi attraverso le rotte Artiche. L’iniziativa è attribuita a Ocean Conservancy e Nike, con la partecipazione di un numero crescente di aziende.

Nulla di nuovo. Il dibattito sulla navigabilità delle rotte artiche è ancora aperto e tutt’altro che chiarito. Le due rotte che ondeggiano tra il mito e la realtà, ossia il Passaggio a Nord-Ovest ed il Passaggio a Nord-Est. Entrambe le rotte collegano gli oceani Atlantico e Pacifico seguendo due percorsi diversi. Il Passaggio a Nord-Ovest funge da collegamento per i due oceani attraverso l’Arcipelago Canadese; quello Nord-Est costeggia la Russia. Le due rotte sono comunque da tempo oggetto di spedizioni, ricerche e continue verifiche per verificarne l’effettiva navigabilità.

La tesi di coloro che risultano favorevoli al passaggio delle navi, si fonda su argomenti sicuramente importanti, come la riduzione drastica dei tempi di percorrenza tanto è vero che la rotta New York- Yokohama si accorcerebbe di circa 3000 km transitando per il Passaggio a Nord-Ovest. Invece, utilizzando il Passaggio a Nord-Est si ridurrebbe la tratta Amburgo-Yokohama di circa 7000 km e, di conseguenza anche il costo di trasporto sarebbe ridotto. Per quanto riguarda le tesi contrarie invece ci sono alcuni studi che teorizzano la pericolosità dei ghiacci ancora presenti, che renderebbe ancora impraticabile l’attraversamento delle due rotte. Inoltre questi sostengono che, nonostante sia innegabile lo scioglimento dei ghiacciai,  i due passaggi non sono comunque navigabili per tutto l’anno; questo creerebbe problemi organizzativi per le navi. A queste condizioni potrebbero viaggiare solo le corazzate. Oltre a problemi logistici c’è da tenere in considerazione l’ingerenza che ognuno degli stati artici ha sulla propria ZEE. In passato infatti, ci sono stati problemi sollevati dalla Russia per il transito delle navi nei pressi della dorsale Lomonosov e dal Canada, a seguito del passaggio di navi statunitensi.  

Allo stato attuale, il clima è più che mai incerto. Gli ultimi eventi climatici hanno avuto carattere clamoroso e farebbero pensare ad una nuova ottica da assumere nel pensare all’Artico. Tuttavia resta il dato rappresentato da un  numero crescente di aziende che scelgono di non passare per l’Artico. Passando tra gli iceberg si ridurrebbe il tempo di percorrenza, ma con ogni probabilità, il gioco non vale la candela.

Fonti:

  • Ocean Conservancy  sito ufficiale
  • ISPI
  • Istituto Idrografico della Marina
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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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