Il coronavirus si diffonde e miete vittime. Ora che tutti i paesi o quasi ne sono interessati, anche i paesi artici ne risentono. La situazione in Islanda e Norvegia, paesi importanti ma ridotti dal punto di vista territoriale e demografico.

L’ormai famigerato coronavirus è una pandemia; lo ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un virus che si è diffuso ampiamente, presente in tutti i continenti e che sta cominciando ad allarmare le istituzioni, i governi ed i servizi sanitari. Conosciamo quali sono i risvolti della pandemia, partita dalla Cina e che ha visto spostarsi l’asse dell’epicentro, da Wuhan all’Europa. Ma cosa succede se il virus si diffonde all’estremo nord del continente? Quali sono le contromisure prese dai paesi artici?

Certo, L’Islanda e la Norvegia non sono grandi quanto il Canada, la Russia o gli Stati Uniti, ma anche in queste piccole realtà è successo. Anche in Islanda, lo stato insulare posto tra la Groenlandia e la Gran Bretagna è arrivato il coronavirus. I contagiati sono circa 150, su una popolazione totale di 332.529 abitanti. Il rapporto contagiati/popolazione è il motivo scatenante che ha indotto le autorità governative islandesi a correre ai ripari. Lo stato di emergenza è stato dichiarato dal governo di Reykjavík già il 7 marzo, ma le misure restrittive sono state poste in maniera piuttosto tardiva. Ad ogni modo il focolaio epidemico del virus in Islanda sembra avere una matrice italiana o quantomeno europea. Infatti la protezione civile locale ha dichiarato che, i primi contagiati islandesi rientravano da un viaggio in Austria e Italia. Attualmente non si registrano decessi e sono pochi i pazienti per cui è stato necessario ricorrere alla terapia intensiva. Le autorità sono corse ai ripari, i media cominciano a parlarne con insistenza, incontrando nella maggior parte dei casi un fastidio da parte della popolazione che, al momento risulta poco preoccupata. Ad ogni modo, il governo ha disposto misure di sicurezza straordinarie, le quali sono entrate in vigore il 16 marzo: divieto di assembramento di più di 100 persone (misura dedicata ai grandi locali e negozi), e distanza di due metri tra le persone. Inoltre è stata disposta la chiusura di licei e università; aperti asilo e scuole elementari. Al provvedimento, il governo islandese ha disposto aiuti straordinari alle imprese per circa 22 miliardi di corone (146 miliardi di euro).

In Norvegia i casi di positività al virus sono circa 1100. Per questo motivo le misure restrittive che sono state varate il 13 marzo sono ritenute dallo stesso governo necessarie, nonché “le più restrittive in tempo di pace”. Ad Oslo, dove la stessa famiglia reale ha annullato tutti gli appuntamenti pubblici e si è posta in quarantena, sono in atto stravolgimenti drastici degli storici protocolli scandinavi. L’effetto dei provvedimenti governativi ha avuto inizio il 16 marzo con la chiusura totale dei confini, eccezion fatta per chi proviene da Svezia e Finlandia, che non si sia recato in altri paesi negli ultimi 14 giorni. Per tutti gli altri, è previsto il ritorno in patria o la quarantena in Norvegia. Una norma retroattiva che si applica a tutti coloro che hanno transitato per la Norvegia dal 27 febbraio. Sono vietati anche qui gli assembramenti e sconsigliati i mezzi pubblici. Chiusi impianti sciistici e attrazioni turistiche, annullati eventi pubblici.

I due paesi, piccoli per superficie ricoperta e per popolazione totale, dispongono di due sistemi sanitari differenti, specie dal punto di vista delle risorse. la Norvegia è uno dei paesi che investe di più al mondo sul proprio sistema sanitario, rendendolo sicuramente uno dei migliori in Europa. Il sistema sanitario in Islanda invece, nonostante sia attrezzato, almeno per il momento sembra di non disporre di mezzi sufficienti per far fronte ad una diffusione massiccia del contagio da coronavirus. Il problema del contenimento del virus porterà conseguenze in termini economici e produttivi in tutti i paesi maggiormente colpiti. In realtà piccole come quella islandese potrebbe portare a conseguenze addirittura peggiori. Per la Norvegia c’è una situazione leggermente migliore, dato che lega il suo nome alle attività estrattive e produttive. Nel caso di un blocco totale imposto dall’OMS, tuttavia, sarà sicuramente una realtà come quella islandese ad essere tagliata fuori.

 

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Domenico Modola

Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) laureato in Scienze Politiche, Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” , con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali. La macroarea di cui mioccupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori. Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.
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