Mentre il mondo inizia a dare timidi segnali di ripartenza, occorre riflettere sul futuro della cooperazione internazionale negli scenari a medio-lungo periodo dopo la pandemia, ragionando anche in un’ottica di convivenza con nuove deflagrazioni del virus

Precisiamo innanzitutto che, sospendere o arretrare sugli aiuti allo sviluppo non è né consigliabile né conveniente: già alla fine del 2019, Oxfam segnalava un calo degli aiuti umanitari del 2,9%, un dato che potrebbe arrivare a circa il 5% nel worst-case scenario post Covid-19, con i Paesi sviluppati più interessati alla loro ricostruzione che a fornire aiuto alle fasce deboli del mondo. Tuttavia, un approccio simile rischia inevitabilmente di creare un pericoloso boomerang sociale, con ineguaglianze sempre più evidenti ed un aumento di quei fenomeni che fino ad ora l’Europa ha dimostrato difficoltà a gestire, complice anche una mancata coesione, primo tra tutti la questione migratoria.

Inoltre, l’uscita dalla fase calda della pandemia potrebbe essere una prolifica occasioe di rilancio del partenariato euro- africano, a partire appunto dal tema dell’e-health e del digitale: al contrario di quanto comunemente si pensa, infatti, Paesi come la Nigeria, la Liberia, il Sud-Africa, sono all’avanguardia dal punto di vista dello sviluppo delle nuove tecnologie ( Lagos e Durban, rispettivamente in Nigeria e Sud Africa sono considerate due delle Silicon Valley d’Africa).

In questo momento di grande sensibilità sui temi tecnologici, l’Europa potrebbe, e dovrebbe, approfittare del ruolo di primo piano che occupa nella cooperazione internazionale e negli aiuti allo sviluppo per ripensare l’approccio al business con i principali partner a Sud dell’Equatore e rendere l’Africa partecipe del nuovo ordine mondiale.

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Giulia Raciti

Giulia Raciti

Ciao a tutti, sono Giulia Raciti Longo, e collaboro con IARI da Giugno del 2019.Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita a Catania, ho proseguito i miei studi a Milano, dove ho ottenutoil Master in Diplomacy presso l' ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Sono fluente in tre lingue, e ho avuto la possibilità di studiare in tutta Europa, e di lavorare con l' ONG ruandese “ African Education Network" per un anno, occupandomi di analisi delle policies e mappatura legislativa. È in questi contesto che è nata la mia passione per l' Africa, territorio complesso e spesso sottovalutato nelle relazioni internazionali. Con IARI mi occupo proprio di Africa, focalizzandomisui processi elettorali e sui fenomeni migratori, temi che mi propongo di affrontare con un approccio trasversale tra geopolitica e diritto internazionale. Sono appassionata di storia contemporanea, in particolare delle decadi tra il ’20 e il ’40 del 900.Lavorareper la redazione dello IARI, mi ha dato la possibilità di mettere le mie competenze al servizio degli altri: credo infatti fermamente che la geopolitica sia uno strumento indispensabile per capire il mondo che ci circonda ed essere cittadini globali più attenti e consapevoli.Per questo cerco sempre di creare contenuti che siano fruibili anche dai non addetti ai lavori, ma rigorosi dal punto di vista scientificoed informativo.
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