Sandro Gozi, ex funzionario del Ministero degli Esteri e a lungo parlamentare e dirigente del PD, è stato tra il 2014 e il 2918 Sottosegretario agli Affari Europei dei governi Renzi e Gentiloni, fungendo da punto di contatto tra il governo e il Ministero degli Affari Esteri. Gozi è sempre stato politicamente molto vicino all’ex segretario del PD Matteo Renzi, ha deciso di allontanarsi dalla politica italiana in seguito all’ascesa di Zingaretti nelle gerarchie del partito, si è candidato alle elezioni europee tra le file del partito francese En Marche del presidente Emmanuel Macron.

Pur non essendo stato eletto, probabilmente Gozi potrebbe godere di un ripescaggio il prossimo ottobre in seguito alla fuoriuscita dei parlamentari britannici che lasceranno il Parlamento Europeo in seguito alla Brexit. Fin quando i seggi non saranno ridistribuiti tra gli altri Paesi europei, Gozi avrà un importante incarico di consulenza per gli Affari Europei del governo francese guidato dal primo ministro Eduarde Philippe. Il fatto che un cittadino nonché importante personaggio politico italiano sia ora a tutti gli effetti uno dei consulenti di Macron ha destato uno scandalo non da poco nel Belpaese. Parole forti sono volate sia da parte di Luigi Di Maio (vice-premier e leader del Movimento 5 Stelle, nonché Ministro del Lavoro) e Giorgia Meloni (leader del partito Fratelli d’Italia), quello di Sandro Gozi viene considerato a tutti gli effetti un tradimento verso la nazione ed è inconcepibile che un cittadino italiano possa essere così sfacciatamente al servizio degli interessi francesi, non è un caso che Di Maio e la Meloni abbiano subito invocato la revoca della cittadinanza.

Discutere su quanto effettivamente sia possibile revocare la cittadinanza a Gozi non è affatto semplice, perché se da un lato è vero che il governo italiano può rifarsi alla “legge 91” del 5 febbraio 1992 per rimuovere la cittadinanza, è anche vero che l’articolo 22 della Costituzione stabilisce che “nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”, ergo Gozi potrebbe tranquillamente portare il suo caso alla Corte Costituzionale. In più, ulteriore ostacolo sarebbe rappresentato dalla Convenzione sulla Riduzione dell’Apolidia del 1961, che stando agli articoli 7 e 8 vieta a uno Stato la possibilità di privare un individuo della sua cittadinanza rendendolo così “apolide”, ovvero privo di alcuna cittadinanza. Essendo suddetta Convenzione un trattato internazionale, ratificato con un voto del Parlamento nel 2015, ha come ben sappiamo lo stesso rango delle leggi costituzionali.

Tralasciando le questioni meramente giuridiche attorno al “caso Gozi”, è comunque un segnale importante che viene mandato dall’esterno fino a noi, e, soprattutto, dall’interno… all’interno. D’altronde non è un mistero, sappiamo quanto è bello far polemica in Italia e quanto è bello soprattutto prendersela con i “nemici” francesi e i “traditori” della patria, quanto è bello fare gli europeisti che guardano al futuro, quanto è bello fare i patrioti, quanto è bello creare polemica e riempire le pagine social di commenti e opinioni che alimentano soltanto la polarizzazione di un Paese che ormai giorno dopo giorno diventa campo di battaglia che vede contrapposti italiani… e italiani. Sia chiaro, non esiste alcuna legge che vieti a Sandro Gozi di fare ciò che sta facendo e men che meno (come enunciato poco sopra) ci sono gli estremi per ricorrere a drastiche misure come quelle minacciate; il fatto che comunque giorno dopo giorno venga rifilato uno “schiaffo” in faccia al nostro governo è sempre più palese, è una realtà che ormai va consolidandosi da tempo e lo abbiamo visto già a partire dal post-elezioni europee, a partire dalle dichiarazioni della Merkel (Lega mai nel PPE), dalla procedura d’infrazione, dalla nomina di Sassoli al Parlamento Europeo, fino ad arrivare alle recenti dichiarazioni della von der Leyen. Il “caso Gozi” va inserito nella “lista”?

Un esponente del PD che diventa “consulente” di Macron è, per l’immaginario collettivo, un grandissimo strumento di propaganda per il governo attuale contro l’opposizione. Ma se da un lato è una grande arma di propaganda, è forse l’ennesima dimostrazione di quale sia la considerazione delle principali potenze europee del governo giallo-verde. Sandro Gozi rappresenterà l’ennesimo spunto di dibattito per discutere delle stesse cose, sarà il mezzo di propaganda (da un lato e dall’altro) per la “guerra civile degli italiani”. Di quello che pensano fuori dai confini, per ciò che si nota adesso, non sembra importarcene tanto…

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Stefano Privitera

Stefano Privitera

Stefano Privitera. Laurea in Relazioni Internazionali. Per lo IARI analizza la politica interna italiana
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