I rapporti tra Russia ed Unione Europea negli ultimi cinque anni sembrano essersi incrinati  spingendosi fino al punto di non ritorno. Solo un netto cambio di rotta della guida della Federazione Russa o delle aspirazioni politiche di Bruxelles potrebbe fare sperare in un rapporto pacifico che, di fatto, non lo è stato mai, ma al contrario é al limite della vicendevole sopportazione.Dal resoconto sommario e sintetico della storia dell’evoluzione delle relazioni bilaterali tra Russia ed Unione Europea, si può  facilmente rilevare come entrambi i soggetti di diritto internazionale abbiano tacitamente convissuto nell’ignorarsi, fino al momento in cui le rispettive sfere di influenza non sono venute in contatto, attivando in ambedue le correlative scelte di politica estera, finalizzate alla salvaguardia dei rispettivi interessi.

Mentre per gli Stati Uniti, quando si parla di Unione Europea, si può tranquillamente fare riferimento ad alleanze strategiche, per quanto riguarda i rapporti tra Russia ed Unione Europea questo non è mai accaduto e raramente potrà mai accadere almeno per due motivazioni; la prima di ordine politico e la seconda invece di ordine geografico.Il primo, perché la Russia ha sempre intessuto rapporti commerciali preferenziali con alcuni Paesi dell’Unione e non con tutti, preferendo così costruire solidi legami con alcuni Stati europei a discapito di altri. Questo ha determinato che si creassero fin da subito frammentazioni ed opinioni contrastanti all’interno degli stati dell’Unione circa la rilevanza da attribuire  ai rapporti con la Russia.

Il secondo motivo, quello di ordine geografico, rende il partner statunitense l’alleato “naturale” dell’Unione, in quanto con l’Oceano Atlantico  che funge da barriera naturale tra i due continenti, si  evitano pericolose ingerenze esterne o provocazione militari, come ad esempio violazione dello spazio aereo ad opera di caccia militari o di navi nelle rispettive  acque territoriali. Con la Russia di contro, la contiguità territoriale del continente Europea con quello Asiatico, e viceversa, rende quello spazio al di qua degli Urali, denominato e comunemente conosciuto come Russia europea, una zona grigia e multiforme connotata da reminiscenze sovietiche e  una visione d’insieme  a tinte europee; un caso emblematico di quanto appena detto e da approfondire é  senza dubbio quello rappresentato dall’Ucraina. Nazione unitaria, ma divisa sotto il mantello della doppia appartenenza etnica.

Scritto e specificato ciò non sorprendono, o per lo meno non dovrebbero sorprendere le parole di Lavrov, ministro deli Esteri russo, il quale anziché minacciare un possibile scontro – come sono state volutamente travisate – non fanno altro che evidenziare una situazione di fatto. Il 13 ottobre scorso infatti, il Ministro Lavrov ha dichiarato che Mosca potrebbe congelare i suoi contatti con l’Unione Europea in risposta alle sue sanzioni per l’avvelenamento del cittadino russo Alexei Navalny. La dura dichiarazione in risposta alle accuse mosse dalla diplomazia Europa, da parte di Sergey Lavrov, arriva il giorno dopo che i ministri degli esteri dell’Unione – riunitisi il 12 ottobre 2020 – hanno accettato di imporre sanzioni a funzionari e organizzazioni russe accusate, indiziariamente, di aver favorito l’avvelenamento di Navalny.

“Probabilmente dobbiamo semplicemente smettere temporaneamente di parlare con quelle persone in Occidente che sono responsabili della politica estera e non capiscono la necessità di un dialogo reciprocamente rispettoso”

Questo è quanto ha dichiarato Lavrov durante il corso di una conferenza stampa tenutasi a Mosca, a cui hanno preso parte anche numerosi analisti russi. Lavrov si è in particolar modo soffermato sulle recenti dichiarazioni del presidente della Commissione europea Ursula von derLeyen che escludono una partnership con la Russia, affermando che tale collaborazione sulle indagini avranno luogo solo e se vorrà l’Unione Europea.

In breve, Ursula ha dettato una proposta priva di ogni trattativa. Come se non bastasse, i rappresentanti diplomatici di Francia e Germania , volendo forse gettare benzina sul fuoco delle relazioni diplomatiche russo – europee hanno esortato i loro partner dell’UE a congelare i beni di coloro che risultano essere sospettati di collaborare con il governo russo in via non ufficiale; sembra essere partita così una nuova caccia alle streghe. A confermare la linea dura è intervenuto anche il capo della politica estera dell’Unione,  Josep Borrell, il quale non ha fornito dettagli su chi potrebbe essere soggetto ma ha confermato che queste misure di controllo prenderanno il via nel minor tempo possibile. Non sappiamo quale possa essere l’epilogo delle disastrose vicende russo – europee, che assomigliano ogni giorno sempre più ad un masso in piena discesa libera, senza che nessun ostacolo possa bloccarlo.

The following two tabs change content below.
Avatar
Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: