Il mestiere dell’analista è ben diverso da quello del  cronista; l’analista infatti non si limita solamente a riportare eventi e vicende inerenti un determinato fatto, ma deve proporre una disamina partendo da una macro visione degli eventi. 

 Lo scontro  indiretto, tra Turchia e Russia, è un caso che deve contemplare una macro visione degli eventi; sarebbe troppo semplice limitarsi a raccontare gli eventi giorno dopo giorno e riportare il numero di morti e sfollati. 

 L’idea che mi sono fatto circa la situazione critica in corso nel nord della Siria è quanto mai semplice. In virtù della  visione macro, a cui facevo riferimento, prima bisogna ricordare gli eventi dell’autunno 2019; allorquando, esattamente dopo l’incontro avvenuto a di Sochi nell’ottobre 2019 , il presidente russo Vladimir Putin ed il presidente turco Erdogan annunciarono l’accordo per un cessate il fuoco nel nord della Siria. L’accordo ha gettato le basi per estendere il dominio di Bashar al-Assad sulla Siria nord-orientale; ha assicurato la presenza militare russa in tutto il paese e ha formalizzato il dispiegamento militare turco nella regione vicina al  confine settentrionale. Quell’accordo, per lo Stato Maggiore russo e per il Presidente Putin, formalizzava ufficialmente la vittoria della guerra in Siria da parte della Russia. 

 Quando la Russia nel 2015 intervenne nelle questioni siriane aveva degli obiettivi ben definiti, garantire la sopravvivenza e la difesa del presidente Assad e  ridurre l’influenza degli Stati Uniti in Siria, dato che la presenza americana nella regione medio orientale era quasi totalmente monopolistica. Partendo da questi due concetti chiave, è ovvio che la vittoria della Russia è stata netta, ma questa vittoria è anche figlia della disattenzione (voluta?) delle due presidenze americane, prima quella Obama e poi quella Trump. Entrambe le amministrazioni, non sono state in grado di agire in maniera coerente e univoca  nel conflitto siriano. In questo contesto va ricordato che i numerosi incontri ad alto livello avuti tra Russia e Turchia, tra questi il più importante è il Processo di Astana, non abbia fatto altro che impedire qualsiasi soluzione politica in linea con gli interessi di Washington.  

Per fare un passo indietro, ci si chiede perché la Turchia ha deciso di invadere il nord della Siria? La risposta è semplice, perché la Russia stava portando avanti una campagna militare contro le forze di opposizione siriane, concentrando le operazioni militari nella Siria occidentale; quindi l’operazione turca contro l’enclave curda di Afrin è stata utile per sviluppare un’ulteriore cooperazione tra Russia e Turchia, da ciò ne è scaturita una pressione  militare tale da parte di entrambi i paesi che hanno costretto  le forze curde fuori dall’area, garantendo alla Turchia un punto d’appoggio vicino al confine meridionale e aiutando la Russia a impedire agli Stati Uniti di stabilire una presenza militare nella Siria occidentale. 

 Per tornare ai giorni nostri, perché la Turchia ha deciso di rompere ogni accordo sul cessate il fuoco,  per provare a sferrare un colpo mortale al governo di Assad? Perché l’altra roccaforte ribelle in Siria, la provincia di Idlib, era controllata da forze di opposizione che includevano combattenti islamici estremisti , alcuni dei quali erano supportati dai turchi.  Assad voleva riprendere a tutti i costi il controllo dell’area, anche tramite l’utilizzo della forza, poiché la popolazione sunnita conservatrice difficilmente avrebbe accettato la presenza di truppe dell’esercito regolare siriano. Inoltre, il terreno di Idlib è poco adatto al tipo di guerra per la quale i consiglieri militari russi hanno addestrato l’esercito siriano.  Per sconfiggere le sacche di resistenza di  Idlib,  la Russia sarebbe dovuta intervenire usando il proprio esercito sul campo, una mossa che il Cremlino avrebbe difficoltà a giustificare. 

 In questo quadro già di per sé complesso va ricordato l’improvviso ritiro della protezione americana alle Forze Democratiche Siriane (le forze curde) disposta da Trump che ha offerto alla Russia ulteriori rischi e opportunità inaspettate. Il ritiro ha lasciato i curdi così vulnerabili che hanno accettato le forze russe e l’esercito siriano come scudo difensivo contro l’esercito turco nella Siria nord-orientale. Per mantenere la pressione sui Curdi, Mosca però ha riconfermato l’accordo di Adana del 1998 tra Siria e Turchia, permettendo ad Ankara di attraversare il confine per schiacciare le forze curde. Questo ha lasciato le Forze Democratiche Siriane in balia di chiunque fosse interessato a distruggerle. 

 Gli accordi flessibili per il cessate il fuoco temporaneo e l’accordo sulle vaghe e mai definite “pattuglie congiunte” turco-russe, offrono ampio spazio a Mosca per negoziare una transizione di potere. Finora, le forze di Assad si sono mosse entrando nella Siria nord-orientale,  occupando zone lontane da quella   di sicurezza” che Ankara aspira a controllare; per il momento non sono né una forza interventista né un deterrente in quanto si sono spostati verso est. Se queste forze assumeranno tali ruoli in futuro dipenderà dall’accordo che otterranno. 

 Tornando ai giorni nostri, l’escalation Russo-Turca è scoppiata dopo che l’aviazione russa ha colpito 33 militari turchi, a cui sono seguite immediatamente le dichiarazioni delMinistero della Difesa russo il quale ha dichiarato di essere in costante contatto con le controparti turche, richiedendo e ricevendo regolarmente informazioni sulla posizione delle truppe turche e stando ai datiforniti da Ankara, Mosca ha affermato che non c’erano soldati turchi vicino a Behun quando l’esercito siriano “attaccò i terroristi”. 

 La Turchia ha deciso di rispondere su un doppio fronte, il primo quello militare, decidendo di attaccare lanciando missili sulle posizioni siriane, presumibilmente ” neutralizzando 309 unità del regime“; il secondo fronte, quello politicoè nei confronti dell’Europa, aprendo le sue frontiere ha valuto fare sentire la propria voce a Bruxelles nel tentativo di spingere  gli europei a prendere una posizione più dura sulla Russia e sulla Siria. La decisione di Erdogan ha scatenato reazioni rabbiose della Grecia, che ha dispiegato rinforzi di polizia ai posti di blocco al confine  con la Turchia, per impedire l’afflusso di nuovi migranti. 

 In questo puzzle di accordi e attacchi piuttosto complicato si è fatta sentire anche la NATO,  per il tramite del segretario generale Jens Stoltenberg, il quale  ha dichiarato “Chiediamo alla Russia e al regime siriano di fermare gli attacchi , di fermare gli attacchi aerei indiscriminati … chiediamo anche alla Russia e alla Siria di rispettare pienamente il diritto internazionale”, dimenticandosi che qualche mese addietro il diritto internazionale è stato violato dalla stessa Turchia ma a quanto pare nessuno se ne accorto. 

  Dovrebbe fare riflettere la dichiarazione di Erdogan, che ha detto a chiare lettere al suo corrispettivo russo di “scansarsi”. Ovviamente Mosca non è stata sorpresa da queste reazioni, che mostrano che Ankara non è interessata a uno scontro militare diretto con la Russia; la stessa Turchia ha persino attribuito i recenti attacchi  subiti  dalle forze russe all’esercito siriano – ma cerca di legare le mani di Mosca in Siria con mezzi politici. 

 In conclusione, le parole del colonnello Viktor Murakhovsky, editore del giornale militare dell’Arsenal Otechestva (Arsenale Nazionale), dovrebbero fare intendere che non ci sarà uno scontro diretto fra Russia e Turchia, per chi si aspettava una guerra globale imminente, dovrà ancora attendere. 

 Questa non è una guerra contro la Turchia , non dobbiamo posizionare bandierine ma rispettare linee di confine. Le regole del grande gioco sono state a lungo concordate con la Turchia. Hanno implicato, in primo luogo, la prevenzione degli scontri tra le forze armate russe e turche. In secondo luogo, la libera circolazione delle forze aeree russe contro i gruppi terroristici a Idlib. In terzo luogo, una zona di non volo per le forze aeree turche nei cieli siriani. In quarto luogo, il  coordinamento del movimento e dispiegamento di unità turche nelle aree siriane con comando militare russo. In quinto luogo, il pattugliamento comune sulle rotte concordate. In sesto luogo, il divieto di trasferire a tutti gli attori non statali  i MANPAD ( acronimo di sistema missilistico antiaereo a corto raggio trasportabile a spalla) . 

Fonti

https://www.repubblica.it/esteri/2020/02/27/news/strage_di_soldati_turchi_in_siria_erdogan_annuncia_non_fermeremo_i_migranti_verso_l_europa-249766856/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews mosca_replica_a_erdogan_e_gli_ricorda_la_russia__lunico_paese_che_ha_truppe_in_siria_su_base_legale_e_su_richiesta_del_legittimo_governo_siriano/82_33364/

https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/20/siria-escalation-russia-turchia-idlib-decine-morti_srbHda7ezio6IaUPR0pH4O.html

 
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Filippo Sardella, classe 1988, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, corsista di "Political Ethics" presso la YALE University , conferenziere e analista politico, specializzato in storia e politica della Russia e dell’Europa Orientale, operatore certificato in "International Humanitarian Law", attualmente si occupa di analisi geopolitiche per l'Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI)
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